TUTTO QUELLO CHE SI DEVE SAPERE PER NON FARSI PRENDERE IN GIRO. QUESTA E' LA CATEGORIA PIU' ANZIANA NON STABILIZZATA.





































Papa Francesco:
“Non c'è dignità senza lavoro”









13 Giugno 2012 Facebook. Riscontro del
Presidente Rosario Crocetta

















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101NISTI ANTINCENDIO ISNELLO. AZIONE LEGALE PER FARSI RICONOSCERE L'APPARTENENZA AL CONTINGENTE SUPERIORE






29 agosto 2015

SICULIANA (AG), IN FIAMME LA RISERVA NATURALE DI TORRE SALSA. GRAZIE ALL’INTERVENTO DELLA SQUADRA ANTINCENDIO E’ STATO SALVATO L’ULIVETO E SONO STATI LIMITATI I DANNI ALLA VEGETAZIONE SPONTANEA DELLA MACCHIA MEDITERRANEA



Siculiana, in fiamme la riserva naturale di Torre Salsa 
 

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Ignoti piromani hanno appiccato il fuoco all’ interno della riserva naturale “Torre Salsa”, a Siculiana, in contrada “Cannicella”, in un’area dove vi è un ampio canneto, nella zona A protetta. Le fiamme hanno minacciato anche un vicino uliveto. Grazie all’intervento della squadra antincendio di Siculiana, coordinata dagli ispettori del Corpo Forestale Distaccamento di Agrigento, tempestivamente allarmati dal personale della torretta di avvistamento posta all’interno della riserva, e’ stato salvato l’uliveto e sono stati limitati i danni alla vegetazione spontanea della macchia mediterranea.

29 Agosto 2015
 Agrigento TV 







LICENZIARE I FORESTALI DEL SUD. LA SFIDA CHE TERRORIZZA RENZI! VERGOGNA, VI DOVETE VERGOGNARE A SCRIVERE E A PENSARE QUESTE TRAGEDIE. IDIOTI!


Licenziare i Forestali del Sud, La sfida che terrorizza Renzi !





I veri interventi sugli sprechi provocano proteste e disordini sociali che il premier non ha nessuna intenzione di affrontare. Per questo non crediamo alle sue promesse 

(...) si possono cancellare solo nel caso si riescano a eliminare equivalenti voci di spesa. La precisazione del numero uno del ministero di via XX Settembre pare che abbia irritato il presidente del Consiglio, cui non piace che qualcuno gli faccia il controcanto, ma svela tutta la fragilità del programma economico del governo. Dietro la facciata di ottimismo, le dichiarazioni entusiastiche, in realtà regna una totale mancanza di chiarezza sulla direzione imboccata. Destinata ad accentuarsi quando la Ragioneria generale dello Stato, che dovrebbe essere l’occhiuto controllore dei conti, traslocherà sotto il controllo di Palazzo Chigi, sfuggendo dunque all’area di competenza del ministero dell’Economia. Già c’è molta confusione sui numeri riguardanti il mercato del lavoro, come segnalavamo ieri: presto potrebbe esserci su quelli ancor più vitali del bilancio dello Stato.
Per ora non ci resta da segnalare che la legge di stabilità, documento di bilancio che dovrebbe essere discusso nelle prossime settimane, è ancora in alto mare. Nessuno sa bene cosa contenga né è a conoscenza dei flussi che consentiranno di realizzare le promesse su Imu e Tasi. Dicono che il premier proceda con prudenza e non voglia fare passi azzardati, ma la sensazione è che anche lui ad oggi non abbia le idee chiare: vuole ridurre le tasse, ma sa che il gioco potrà essere fatto solo a somma zero e non aumentando il deficit, dunque l’impresa si fa ardua. Da quel che ci risulta (Libero ne ha dato conto ieri) dal fronte della spending review, affidata a Yoram Gutgeld e a Roberto Perotti, non dovrebbero arrivare grandi aiuti. Nonostante i due, l’uno proveniente dal mondo della consulenza e l’altro da quello universitario, siano al lavoro da mesi, difficile che possano presentarsi con tagli rilevanti. Ridurre la spesa è possibile, ma il problema, più che economico, è di ordine pubblico. Dire ai lavoratori socialmente utili della Calabria o ai forestali della Sicilia che non ci sono più soldi per i lavori finti inventati dalla politica significa affrontare proteste e disordini, che in alcune realtà del Sud potrebbero essere anche gravi. Ha voglia Renzi di mettere mano al verminaio delle migliaia di posti che la lottizzazione e il clientelismo hanno creato in alcune Fegioni? La sensazione è che il presidente del Consiglio non ci pensi neppure. Dunque si torna al punto di partenza, ovvero a dove trovare i soldi per ridurre le tasse. Qualcuno spinge per ridurle ai proprietari di casa aumentandole a qualcun altro, per esempio reintroducendo la tassa di successione e lasciando che i Comuni recuperino il gettito perduto inasprendo il prelievo sulle seconde case. Se il governo decidesse di prendere questa strada saremmo alle solite: un taglio di tasse compensato da nuove tasse, nel più puro stile di chi fa il gioco delle tre tavolette. Se così sarà, avrà ragione quel 59 per cento di italiani che, secondo un sondaggio realizzato per la trasmissione di Rai3 Agorà, non credono alle promesse fiscali di Renzi e pensano che la riduzione delle tasse alla fine ridurrà qualcos’altro. Una partita di giro insomma. Anzi, di presa in giro.



29 Agosto 2015. Fonte: http://www.pressreader.com/italy/libero/20150829/281569469485320/TextView



Nota
Tentati dai giornali dell'ex Cavaliere? 
Eppure c'è chi gode nel vedere migliaia di lavoratori onesti in mezzo la strada. 
Vergogna, Vi dovete vergognare a scrivere e a pensare queste tragedie. Idioti!
I lavoratori devono essere tutelati, i veri fannulloni stanno altrove







ESTATE BOLLENTE: È COLPA DELL’UOMO. COSÌ IN SICILIA BRUCIANO 688 ETTARI



Estate bollente: è colpa dell’uomo. Così in Sicilia bruciano 688 ettari


di Serena Giovanna Grasso


http://www.qds.it/img_home/20332.jpg

Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato il 61% degli incendi si concentra nel Mezzogiorno. Basterebbe rispettare le norme ed evitare di accendere fuochi a luglio e agosto

PALERMO – Estate, siccità, temperature elevate, opera dell’uomo: questo è il mix letale che distrugge le distese boschive italiane. Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato aggiornati al 10 agosto, sono stati 15.828 gli ettari di superfici a livello nazionale interessati dalle fiamme (di cui 8.964 ettari boscati e 6.864 ettari di superficie non boscata), ovvero il 61% in più rispetto allo stesso periodo del 2014.
 
In particolar modo, le maggiori criticità sono state rilevate nel Mezzogiorno: infatti, il 61% della superficie totale di questi eventi si è concentrato nelle regioni insulari e meridionali (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna), il 23% nel Centro (Molise, Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Emilia Romagna; particolarmente colpito il Lazio che da solo raggiunge il 16%) e il 16% nel Settentrione (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige).
 
Con maggior riferimento agli ettari delle superfici coinvolte, in Sicilia se ne contano ben 688, sebbene per il Mezzogiorno numeri più elevati si rilevano in Campania (1.676), Calabria (1.047), Puglia (806), Basilicata (796) e nel Lazio per il Centro (2.043). Dal punto di vista numerico, è la Calabria la regione maggiormente colpita con 647 incendi nel periodo 1 gennaio - 10 agosto 2015. Seguono la Campania (479), il Lazio (370), la Puglia (361) e la Sicilia (287).

Oltre il 98% degli incendi boschivi sono originati dall’uomo per cause colpose e dolose. Almeno il 50% trova la propria causa in fuochi incontrollati scaturiti da operazioni di abbruciamento di residui vegetali posti in essere con superficialità, imprudenza e irresponsabilità in violazione di norme specifiche. Occorrerebbe rispettare le normative che vietano in modo tassativo l’accensione di fuochi e l’impiego di qualunque strumento che generi fiamme o che possa produrre scintille vicino ai boschi nei mesi di luglio ed agosto.

Occorre specificare che nei suddetti mesi è possibile accendere fuochi solo nei bracieri e barbecue  di pertinenza delle abitazioni ed in quelli allestiti nelle aree attrezzate autorizzate, rispettando le norme di precauzione che consistono nel controllare il fuoco fino al completo spegnimento delle braci, nel ripulire la zona intorno al fuoco per evitare che esso si propaghi, nel non accendere mai il fuoco quando ci sia vento, nell’evitare nel braciere fiamme troppo alte.

Infine, concludiamo rilevando un’intensa attività di difesa messa in atto dal Corpo forestale dello Stato che quotidianamente schiera oltre ai 3 elicotteri Erikson S64F in forza al Coau e dislocati in Campania e Sicilia, anche 12 mezzi aerei, distribuiti in forza di apposite convenzioni in Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Basilicata e Sicilia; con l’impiego complessivo a livello nazionale di 1.391 unità di personale. Nel periodo gennaio-giugno 2015 su tutto il territorio nazionale sono stati effettuati complessivamente 313.301 controlli, le persone controllate sono state 86.450 mentre i veicoli controllati 17.702. Nello stesso periodo sono stati complessivamente accertati 5.931 reati, 4.628 persone sono state denunciate (+ 12,5%) e 53 sono state arrestate.

Gli illeciti amministrativi accertati sono stati 13.449 per un importo complessivo notificato pari a circa 10,95 milioni di euro. Assolutamente rivoluzionaria è l’adozione della piattaforma digitale per la simulazione degli incendi boschivi: si tratta di uno strumento realizzato con fondi europei che consente di individuare il punto di insorgenza dell’incendio boschivo, partendo dalla perimetrazione percorsa dal fuoco e di intervenire in maniera tempestiva proprio dal punto di origine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
29 Agosto 2015
http://www.qds.it/20332-estate-bollente-e-colpa-dell-uomo-cosi-in-sicilia-bruciano-688-ettari.htm

 
 
 
 
 
 
 
 

PARCO DELLE MADONIE. LA REPLICA DEL PRESIDENTE PIZZUTO ALL'ON. PALMIERI


Parco delle Madonie.
La replica del Presidente Pizzuto all'On. Palmieri



Il presidente Angelo Pizzuto
venerdì 28 agosto 2015
Lettera

Con riferimento alla interrogazione dell'On. Valentina Palmieri del M5S relativa alla problematica dei cinghiali sulle Madonie, il presidente dell'ente Parco Angelo Pizzuto precisa quanto segue:
"IL Piano di gestione della fauna selvatica sulle Madonie, che comprendeva sia la cattura attraverso gabbie e chiusini ma anche l'abbattimento selettivo supervisionato dei suidi è stato presentato all'assessorato alle risorse agricole nel 2010. Da quel piano, decretato nel 2011, fu stralciato l'abbattimento e approvata la semplice cattura. Per attuare il piano, occorreva un finanziamento regionale, come prevede la L.R 12/2008, richiesto ripetutamente dall'ente parco all'assessorato, finanziamento ad oggi mai concesso. Nella seduta della commissione Ambiente ho ribadito che l'ente parco ha negli anni operato il controllo della fauna selvatica SOLTANTO con i mezzi propri a sua disposizione, attraverso un limitato numero di gabbie e chiusini acquistati con fondi del parco che sono assolutamente insufficienti ad arginare i suidi ibridi inselvatichiti, in considerazione anche dell'enorme numero di capi nel frattempo raggiunto.
Ribadisco inoltre che, a seguito di ricerche e studi sulla materia, la SELEZIONE ( e non caccia) è l'unico sistema sensato per contenere il proliferare del numero dei suidi che ormai ha raggiunto nell'area parco migliaia di unità, che mettono a repentaglio la pubblica incolumità dei residenti, le colture ed i feudi privati e soprattutto produce danni incalcolabili ad un ecosistema come quello delle Madonie che l'ente parco tenta da anni di proteggere.
Nessuno all'ente parco, ne tantomeno io, abbiamo mai parlato di "braccata". Al contrario, nel piano presentato dall'ente parco è prevista la "girata", una tecnica considerata molto meno invasiva, tant'è che la stessa ISPRA aveva reso parere favorevole oltre "all'aspetto da appostamento", altra tecnica poco invasiva per l'ambiente. L'abbattimento selettivo, per chi non lo sapesse, è uno strumento largamente utilizzato nei parchi italiani ed europei per gestire la fauna selvatica e proteggere il territorio unitamente alle catture tramite gabbie e chiusini che, se finanziate, saranno implementate e seguite parallelamente all'abbattimento. La tecnica consiste nell'individuare L'ESEMPLARE NOCIVO, in questo caso il cinghiale ibrido inselvatichito, per abbatterlo attraverso i mezzi previsti dalla legge per ridurne il numero ad una quantità che sia possibile tenere sotto controllo.
Siamo certamente d'accordo con il fatto che l'abbattimento selettivo non costituisce attività venatoria, ma soltanto una attività di difesa del territorio, e non sarà previsto "sine die" ma soltanto per il tempo necessario ad arginare il fenomeno ed a ristabilire il giusto equilibrio tra l'uomo e la fauna che lo circonda".

28 Agosto 2015
http://www.cefalunews.net/2014/?id=46494



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LA DENUNCIA DEL M5S. ALLARME CINGHIALI NELLE MADONIE. “PIANI DI CATTURA MAI ATTUATI”




LA DENUNCIA DEL M5S


Allarme cinghiali nelle Madonie
“Piani di cattura mai attuati”



 cinghiali12

Perché i piani di cattura dei cinghiali nel parco della Madonie non sarebbero mai stati attuati, e di chi è la responsabilità dell’introduzione della specie nella zona? E ancora, perché il presidente del parco delle Madonie ritiene il metodo di cattura tramite ‘braccata’ migliore di quello con i chiusini?

Sono alcuni dei quesiti cui cerca di dare una risposta una interrogazione del M5S all’ Ars, indirizzata al presidente della Regione e agli assessori all’Ambiente e all’Agricoltura. Con l’atto (prima firmataria Valentina Palmeri) i deputati Cinquestelle tornano ad occuparsi del caso suidi, balzato prepotentemente alla ribalta questa estate dopo l’aggressione mortale di questi animali (un incrocio tra cinghiali e maiali) a Cefalù.

Per approfondire la questione i deputati hanno messo in cantiere pure una serie di accessi agli atti, per appurare fino a che punto le determinazioni prese in passato sull’argomento siano state applicate.

“Da una nota del 20 Maggio 2014 dell’Assessorato Risorse agricole in risposta al comune di Castellana Sicula,
- affermano i deputati – abbiamo appreso che il piano di cattura e successivo abbattimento (quindi con l’uso dei cosiddetti chiusini) non sarebbe mai stato applicato, contrariamente a quanto dichiarato dal presidente del Parco, Pizzuto, durante la seduta informale che si è tenuta l’11 agosto in IV Commissione all’Ars”.


“Infatti – sostengono i parlamentari Cinquestelle – da questo documento si apprende che con ben 2 note del 2013 e del 2014, l’Ente Parco afferma, prima, di non aver attuato il piano per mancanza di risorse finanziarie e, poi, chiede una proroga del piano di cattura nelle more del reperimento delle suddette risorse. Quindi, a meno che non siano accaduti improvvisi miracoli, non capiamo quando, ed eventualmente con quale efficacia, sia stato mai applicato il piano”.

Oltre alla mancata applicazione del piano i deputati del Movimento contestano al presidente del parco della Madonie il metodo di cattura da lui sostenuto (la cosiddetta braccata) e la sua proposta di allargare la platea dei selettori, anche a squadre organizzate di cacciatori.


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“Il presidente del parco – afferma Valentina Palmeri – dovrebbe sapere innanzitutto che la caccia è vietata all’interno delle aree naturali protette e che l’abbattimento selettivo con il metodo della ‘braccata’, cioè con cacciatori di selezione coadiuvati da mute di cani, rappresenta il metodo peggiore di controllo della fauna, come sostenuto anche dall’Ispra, in primo luogo perché provoca la rottura delle gerarchie all’interno del gruppo stesso e la dispersione del gruppo di suidi, che fuori controllo provocano maggiori danni. In secondo luogo perché la ‘braccata’ causa indirettamente impatti negativi anche su altre specie di fauna presenti nel parco, alcune delle quali particolarmente protette. Al contrario della braccata, la cattura con i chiusini ed il successivo abbattimento, previsti dai piani di controllo approvati, ma, a quanto pare, mai applicati, eliminerebbe l’intero gruppo familiare e risulterebbe molto meno invasivo”.

“Il caso suidi – sostiene la deputata Claudia La Rocca – è un altro capitolo ingarbugliato della nostra Regione da approfondire. Insomma, una legge già esistente, (lr 12/2008), mai applicata o applicata parzialmente fra versioni contrastanti. Sicuramente un’imminente richiesta di accesso agli atti da parte nostra ci chiarirà quanto in realtà sia stato fatto e se è vero che il piano di cattura, ormai ritenuto una soluzione blanda, sia stato realmente applicato, per quanto tempo e con quali risultati. Siamo consapevoli dell’estrema emergenza che ci ritroviamo davanti e che la dichiarazione di stato d’emergenza sembra l’unica strada percorribile. Ricordiamo, però, al presidente del Parco che la norma recentemente approvata recita che le attività di abbattimento diretto ‘non costituiscono in nessun caso esercizio di attività venatoria’ ”.

Sulle responsabilità della Regione mette l’accento il presidente dalla commissione Ambiente dell’Ars, Giampiero Trizzino. “Le leggi già c’erano dal 2008. E’ paradossale che l’amministrazione si muova sempre e solo dopo una tragedia”

28 Agosto 2015
http://palermo.blogsicilia.it/allarme-cinghiali-nelle-madonie-piani-di-cattura-mai-attuati/307125/





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VIZZINI. L'IRA DEI FORESTALI: «PRONTI A OCCUPARE L'AULA CONSILIARE» CAOS PER ASSUNZIONI "A SINGHIOZZO" E MEZZI ANTINCENDIO


Lavoro

L'ira dei forestali: «Pronti a occupare l'aula consiliare»
Caos per assunzioni "a singhiozzo" e mezzi antincendio


Affollata assemblea delle tute arancioni convocata da Pippo Barbuzza nella doppia veste di consigliere comunale e operaio. La categoria lamenta di essere trattata «come un popolo di ignoranti».

«Occupiamo l'aula consiliare e non andiamo più a casa». Quella lanciata dai forestali vizzinesi durante l'assemblea di martedì sera in municipio è una minaccia pronta a concretizzarsi se non dovessero arrivare schiarite. La rabbia delle tute arancioni del distretto 4 (che raccoglie oltre 350 unità), presenti in massa alla riunione convocata da Pippo Barbuzza nella doppia veste di operaio e consigliere comunale, è figlia della "croniche" incertezze del settore.




Sotto accusa anche la politica locale – Le assunzioni "a singhiozzo", anzitutto, che finora hanno fatto maturare poco più di 50 giornate ai più fortunati (i 151isti) e lasciato a casa gli ultimi arrivati (i 78isti), senza alcuna garanzia sulla quota annuale. 
Dito puntato anche contro la carenza di mezzi antincendio e la scelta di dirottarne uno dei due disponibili a Licodia Eubea, per metterlo al servizio di operai del distretto di Caltagirone. Infine, il mal digerito taglio di un quarto degli addetti antincendio, trasferiti alle manutenzioni.
«Ogni cinque giorni – accusa Barbuzza – ci sospendono senza motivazioni. Vogliamo sapere perché siamo stati licenziati. Ci trattano come un popolo di ignoranti. Siamo lì da due mesi senza fare nulla». Nel mirino anche la politica locale, accusata di immobilismo e invitata a schierarsi con i forestali. «Se da Palermo non arrivano risposte – aggiunge l'esponente degli operai –, i sindaci devono consegnare le fasce e andare a casa. Qui ci sono padri di famiglia che non possono comprare nemmeno il pane».

In aula anche Sinatttra e Palma – Il difficile compito di rassicurare i presenti tocca al primo cittadino, Marco Sinatra, e al consigliere Gregorio Palma (anche lui operaio e rappresentante sindacale). «Il problema per Vizzini è drammatico – sottolinea Palma –, perché nel paese vengono a mancare risorse economiche».

Schietta l'analisi del sindaco. «Tutto quello che viviamo – fa notare Sinatra – è frutto di anni di disattenzione della politica. Ora hanno chiuso i rubinetti e cercano di colpire le fasce deboli. Vi costringono a non fare nulla umiliando la vostra attività. Gli assessorati sono latitanti e i dirigenti non sanno come muoversi. Mi impegno ad avere in pochi giorni il quadro completo».
La questione, intanto, approderà martedì in Consiglio comunale. L'aula, che già a luglio si era pronunciata con una mozione in favore degli addetti antincendio, tornerà sull'argomento, questa volta partendo da un appello con 200 sottoscrizioni. 
di Livio Giordano

28 Agosto 2015 
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Vizzini. I forestali restano sul piede di guerra. I lavoratori si dicono pronti ad occupare l'aula consiliare se non riceveranno certezze sul loro futuro









FORESTALI SUL PIEDE DI GUERRA PER LA MANCATA CORRESPONSIONE DEGLI STIPENDI. LA BUROCRAZIA PENALIZZA MIGLIAIA DI PERSONE



FORESTALI SUL PIEDE DI GUERRA PER LA MANCATA CORRESPONSIONE DEGLI STIPENDI

 «La burocrazia penalizza migliaia di persone


 

Non c'è pace per i forestali siciliani e, agrigentini in particolare. Millecinquecento persone, della nostra provincia, non hanno ricevuto ancora lo stipendio maturato negli scorsi mesi di maggio e giugno. Una vera e propria beffa se si pensa che a luglio scorso, l'Azienda delle Foreste aveva avvisato gli stessi lavoratori che a giorni sarebbero avvenuti gli accreditamenti delle somme. Ma purtroppo, come avviene ormai da sempre in questa categoria, le promesse non sono state mantenute. Il risultato è che tutti i lavoratori e le loro famiglie sono sul lastrico, non potendo acquistare nemmeno i generi di prima necessità. Una situazione che non è più sostenibile è che conferma l'immobilismo che si registra alla Regione siciliana. I sindacati di categoria si sono autoconvocati a Palermo con una larga rappresentanza dei lavoratori, ma non hanno ricevuto nessuna risposta visto che non c'era ne l'assessore regionale al Bilancio, ne tantomeno i funzionari e i dirigenti. «Siamo alle solite - dice il segretario provinciale della Fai Cisl Stefano lacono - per un problema prettamente burocratico, migliaia di lavoratori sono stati lasciati senza lo stipendio. Una situazione molto delicata perché in questo modo, la gente è in preda alla disperazione». Che il momento sia già difficile per se è un dato di fatto, se poi anche se per poco tempo si riesce a trovare un'occupazione questa non viene retribuita regolarmente, possiamo dire di essere dawero alla «frutta». «Ci auguriamo - continua Stefano lacono - che quantomeno nelle prossime settimane l'impegno della Regione, compresa la mensilità di luglio che nel frattempo è maturata, venga mantenuto. Già a inizio di questo mese, avevamo scritto al prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, il quale aveva preso a cuore la questione. Se il problema non dovesse risolversi in poco tempo, torneremo a chiedere l'intervento del massimo responsabile dello Stato in provincia». 
Gaetano  Ravanà

28 Agosto 2015








PARCO DELL’ETNA: ESEGUITO L’INTERVENTO PER LA SALVAGUARDIA DELLE QUERCE SECOLARI DI MONTE EGITTO. I LAVORI PROGETTUALI SONO STATI ESEGUITI DA MAESTRANZE FORESTALI BRONTESI, SOTTO LA SOVRAINTENDENZA IN LOCO DI CARMELO COSTANZO


Parco dell’Etna: eseguito l’intervento per la salvaguardia delle querce secolari di Monte Egitto





Sono arrivati alla fase conclusiva i lavori per la salvaguardia delle splendide querce secolari di Monte Egitto, tra le più significative e apprezzate emergenze naturalistiche del Parco dell’Etna. Come concordato nel protocollo d'intesa tra il Parco, l'Azienda Sviluppo Rurale Territoriale (ex Azienda Regionale Foreste Demaniali) di Catania, il Servizio 9 Forestale, l'associazione Giacche Verdi di Bronte e la fondazione tedesca "Manfred Hermsen", è stato realizzato l'intervento selvicolturale di taglio di alcuni pini da rimboschimento che circondavano le querce, per consentire il passaggio della luce fondamentale per la vita degli alberi centenari che si trovano all'interno del conetto vulcanico "Monte Egitto", sito "Rete Natura 2000 "Sciare di Roccazzo della Bandiera", in territorio di Bronte, riserva integrale di Parco e Core Zone dell'area iscritta il 21 giugno 2013 nel Patrimonio dell'Umanità. Particolarmente soddisfatta la presidente del Parco dell’Etna Marisa Mazzaglia: “La conclusione dell’intervento contribuisce alla conoscenza e a una più ampia fruizione delle querce di Monte Egitto, straordinario patrimonio naturalistico del Parco. Questi affascinanti patriarchi hanno pienamente meritato tutta l'attenzione e le cure che il nostro ente, le istituzioni, l'università, il mondo scientifico e le associazioni hanno messo a disposizione per tutelarle e valorizzarle". Per Antonino De Marco, dirigente dell’UPA (Ufficio Provinciale di Catania) dell’Azienda Sviluppo Rurale Territoriale, l’intervento “è una risposta importante a chi pensa che mantenere lo status quo del territorio sia la strada maestra. L’intervento realizzato a Monte Egitto dimostra che indirizzare ogni azione forestale di modifica in modo garbato e corretto e in collaborazione fattiva con il Parco e altri enti, come è avvenuto in questo caso, può e deve essere invece la direzione da seguire”. Ma vediamo adesso come si è svolto l’intervento. Dando seguito agli impegni assunti con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, l’Ufficio Provinciale di Catania dell’Azienda Sviluppo Rurale Territoriale aveva approntato il progetto esecutivo, coordinato dal dirigente Antonio Grasso. I lavori progettuali sono stati eseguiti da maestranze forestali brontesi, sotto la sovraintendenza in loco di Carmelo Costanzo. Essi hanno preliminarmente riguardato (per un lunghezza complessiva di circa m 2.000) il ripristino e in parte la manutenzione dell’esistente rete di sentieri, per agevolare e mettere in sicurezza il transito pedonale di cantiere. Successivamente, si è provveduto all’esecuzione dei tagli di diradamento della piante di Pino dominanti le querce secolari. In particolare, sulla scorta delle indicazioni dello studio preliminare effettuato dall’Associazione Nazionale Giacche Verdi di Bronte e dalla Fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung, si è operato direttamente attorno e a beneficio di una trentina di monumentali esemplari di roverella - le bellissime querce secolari - , eliminando più di un centinaio di piante di pino che li avevano letteralmente “assediati”, compromettendone seriamente e nell’immediato futuro la sopravvivenza. Con somme proprie (circa 20mila euro), il Parco aveva inoltre avviato un monitoraggio scientifico del sito - sia per gli aspetti forestali, che per qualli relativi all’avifauna - affidandolo all'Accademia Italiana di Scienze Forestali. Contestualmente, i dirigenti del servizio 9 Forestale dell’Azienda Sviluppo Rurale Territoriale di Catania Agatino Sidoti e Giuseppe Campo stanno realizzando il monitoraggio della fauna entomologica, con riferimento agli insetti che vivono esclusivamente nel legno morto delle piante secolari. I lavori saranno ultimati nei prossimi giorni con l’allontamento delle piante tagliate. Il progetto, originariamente proposto a valere sui fondi della misura 226 del PSR 2007-2013, per la manifestata impossibilità di finanziamento comunitario è stato comunque successivamente rimodulato per essere quindi finanziato grazie a dei fondi residui del bilancio regionale relativi al PAR - FAS. 

28 Agosto 2015
 logo 




La meravigliosa Etna 


Se l'Etna non è ripulita mettendo in azione i forestali sarà difficile attrarre turismo

Perché i forestali non ripuliscono l'Etna?

Il dibattito sull’Etna 


L'Etna non è pulitissimo, ma la parte demaniale è tenuta bene dalle guardie forestali. Stiamo studiando come applicare l'articolo 25 per l'utilizzazione dei forestali

Uil: La Risorsa-Forestali per un grande Progetto Etna

I forestali pronti per la fruizione e la tutela dell'Etna

Anche per Marisa Mazzaglia, Presidentessa del Parco dell'Etna, “l’economia verde è la chiave di volta per lo sviluppo dell’isola”

Il Corpo Forestale a tutela dell'area protetta nel parco dell'Etna



Verde pubblico degradato, le proposte da parte del Pd. «Il Comune deve garantire la fruizione dei parchi» 

Dolomiti ed Etna, splendore e immondizia

Sull'Etna Basta sporcizia e lentocrazia













RISERVA DELLO ZINGARO SETTE KM DI BELLEZZA INCOMPARABILE, HA UNA SUPERFICIE DI 1.650 ETTARI ED È AFFIDATA IN GESTIONE ALL'AZIENDA REGIONALE FORESTE DEMANIALI


Riserva dello Zingaro sette km di bellezza incomparabile


Natura rigogliosa e panorami unici si specchiano nelle acque cristalline che lambiscono la costa tra San Vito Lo Capo e Trapani




PAOLA GREGORIO
Incanta per la sua aspra bellezza, i colori intensi in ogni stagione, le bianche calette incastonate in un mare turchese, le onnipresenti palme nane, la rigogliosa macchia mediterranea. È un luogo di suggestione che ha pochi eguali, tra le perle della terra di Sicilia, dai mille vola, tutti magini senza alcuna esitazione.

Costa incontaminata. È la Riserva dello Zingaro, sette chilometri di costa incontaminata e di territorio intatto, nella penisola di San Vito Lo Capo, affacciata sul Tirreno, tra Castellamare Golfo e Trapani. La si visita addentrandosi - scarpe da ginnastica ai piedi e riserva d'acqua e cibo nello zaino - tra sentieri e percorsi che portano alle calette o spiagge più intime perché l'esplorazione via terra (si paga un biglietto di ingresso che va dai 5 euro dell'intero al ridotto di 3 euro e alle agevolazioni per le scolaresche fino al biglietto gratuito per alcune categorie; si possono richiedere visite guidate per comitive) resta il modo migliore per scoprire i tesori naturali di un habitat unico. Alla Riserva dello Zingaro si accede ovviamente anche attraverso il mare, partecipando ad una delle numerose escursioni in barca programmate quotidianamente, da San Vito Lo Capo o altre località. Istituita nel 1981 dalla Regione Sicilia, affidata in gestione all'Azienda regionale foreste demaniali, la riserva ha una superficie di 1.650 ettari. Perché si chiami «dello zingaro», non è dato sapere, e di nomadi che ci abbiano vissuto, nelle fonti storiche, non c'è notizia. 




Trionfo di verde e azzurro. Il mare di un blu intenso, calette silenzio se e protette da rocce a picco, fondali limpidi, grotte sottomarine angoli memorabili, Cala Marinella, Cala Beretta, Punta della Capre ria, Cala Torre dell'Uzzo, la Riserva è un trionfo di scorci mozzafia to che fondono il verde e l'azzurro. Tré i percorsi classici per immei gersi nella Riserva: il primo che si snoda lungo la costa, da un limite all'altro; il secondo che si muove a zig zag sul territorio; il terzo, adatto ai più sportivi, attraversa tutto lo Zingaro dall'alto al basso. Il profilo litoraneo, è un alternarsi di alte pareti di roccia che sprofondano nel blu e di insenature degradanti dolcemente verso il mare. Le calette, viste dal mare, hanno l'aspetto di nicchie più chiare incavate sul fianco delle muraglie dolomitiche. La vegetazione sembra specchiarsi nel mare e nella Riserva si ergono antiche case colo niche costruite sulla roccia, tra profumi e colori indescrivibili. L'habitat è unico anche per la flora e per la fauna. Il simbolo della Riserva, è la celebre palma nana, con la quale anticamente si creavano oggetti di uso quotidiano, oggi raccolti nel Museo dello Zingare Nella Riserva crescono piante rare, oltre a carrubi, olivi, frassini l'euforbia, il lentisco e vivono indisturbati una quarantina di spe eie di uccelli.

Antiche tradizioni. Lo Zingaro è anche custode di antiche tradizioni. Al suo intemo si trovano il Museo Naturalistico, i Musei dell Attività Marinare e della Civiltà contadina dove è riprodotto il ciclo completo del grano, il Centro di Educazione ambientale, due are attrezzate e dei caseggiati rurali adibiti a bivacco. Senza dimentica rè «Borgo Cusenza», vicino al Monte Acci. Si ha notizia che questi borgo fu abitato dalla famiglia Cusenza di San Vito Lo Capo già ne 1820. Nell'ottica della valorizzazione delle colture tradizionali, ne pianori del Borgo la Riserva ha seminato antiche varietà di grano, sempre nel borgo sono stati ripresi il vigneto e il frutteto.

28 Agosto 2015








SE NON ARRESTIAMO IL CRESCENTE TASSO DI DEFORESTAZIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, PERDEREMO PER SEMPRE LA BATTAGLIA DEL CLIMA


I risultati di una ricerca pubblicata su Plos One



Deforestazione: salvare il Congo per salvare il clima


Se non arrestiamo il crescente tasso di deforestazione nella Repubblica Democratica del Congo, perderemo per sempre la battaglia del clima

Deforestazione fermare il Congo per salvare il clima 3



(Rinnovabili.it) – La deforestazione è oggi la seconda tra le principali cause del cambiamento climatico. Il dibattito e l’informazione si concentrano prevalentemente sulla portata del fenomeno in Sud America o in Indonesia, ma è necessario tener conto di un preoccupante aumento del tasso di disboscamento in Africa centrale. Qui si trova infatti la seconda più grande foresta tropicale del mondo. Due terzi delle foreste rimaste in Africa crescono nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), coprendo 1.7 milioni di km quadrati: un terzo dell’Amazzonia. Gli alberi di questo polmone verde sono in grado di catturare un quarto dell’anidride carbonica sequestrata da tutte le foreste tropicali sul pianeta.
Storicamente, la copertura forestale in Africa centrale è stata relativamente stabile e l’approccio passivo della RDC era sufficiente. Tuttavia, gravi minacce sono comparse di recente: una crescente domanda di infrastrutture e produzione agricola, e l’aumento degli investimenti esteri in seguito a una maggiore stabilità politica del Paese.

Deforestazione fermare il Congo per salvare il clima 2Alla luce di queste nuove pressioni, uno studio pubblicato su Plos One ha cercato di valutare se un prosieguo dello status quo sarà in grado di garantire la conservazione delle foreste e lo stoccaggio del carbonio in futuro. Sono state analizzate le serie storiche della perdita di foresta nel Paese e sviluppato un modello per simulare il trend di deforestazione nel corso dei prossimi 35 anni.
I risultati suggeriscono che, senza mutamenti del contesto, la deforestazione nella RDC potrebbe raggiungere i 5.400 km quadrati l’anno entro il 2050, un tasso simile a quello del Brasile di oggi. Simili prospettive aprono a scenari catastrofici: gli scienziati prevedono un aumento delle emissioni del 60% (3,8 miliardi di tonnellate), pari a 23 milioni di nuove auto per le strade ogni anno. La futura crescita delle attività agricole, però, genera preoccupazioni anche maggiori: le emissioni di carbonio potrebbero infatti raddoppiare rispetto alle proiezioni dei trend storici.
Deforestazione fermare il Congo per salvare il clima -
Urge, perciò, una reazione immediata. Le opzioni politiche e la loro efficacia sono state mappate dai ricercatori. Uno sforzo della Repubblica Democratica del Congo si è concretizzato nel piano per ridurre le emissioni da deforestazione e degrado forestale (REDD +). Questa strategia mira a ridurre il disboscamento illegale, ampliare le aree protette, stabilire una zonizzazione per l’utilizzo del territorio e aumentare le pratiche forestali sostenibili. Secondo gli esperti, se attuata con efficacia, potrebbe dimezzare la perdita di foreste entro il 2050.
Il destino delle foreste tropicali dell’Africa centrale avrà un enorme impatto sul cambiamento climatico globale. Eppure, se i tassi di deforestazione continuano a salire, la ricerca e le azioni di conservazione restano al palo. Manca una conoscenza approfondita sui dati relativi alla deforestazione e alle emissioni. Questi problemi, secondo il team di ricercatori, richiedono attenzione immediata dalla comunità internazionale, soprattutto durante la COP 21 di Parigi. Se non riusciremo a proteggere le foreste tropicali con un patto sul clima andrà persa una grande opportunità, forse l’ultima, per rallentare il cambiamento climatico globale.

28 Agosto 2015
http://www.rinnovabili.it/ambiente/deforestazione-congo-salvare-clima-333/









28 agosto 2015

VIZZINI. I FORESTALI RESTANO SUL PIEDE DI GUERRA. I LAVORATORI SI DICONO PRONTI AD OCCUPARE L'AULA CONSILIARE SE NON RICEVERANNO CERTEZZE SUL LORO FUTURO.


Ricevo e pubblico
da Giombattista Aidone



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SOFTWARE IMPAZZITO ALL'INPS: MIGLIAIA DI DISOCCUPATI SENZA SUSSIDIO. DISOCCUPATI IN ATTESA DEL SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE RIMANGONO SENZA SOLDI




Software impazzito all'Inps: migliaia di disoccupati senza sussidio


Disagi causati dall'aggiornamento del sisitema informatico: mesi di arretrati e domande rigettate erroneamente


Basta poco per lasciare migliaia di lavoratori senza un euro. È sufficiente che la macchina burocratica dell'Inps decida di fare un aggiornamento del software per far sì che i disoccupati in attesa del sussidio di disoccupazione rimangano senza soldi.


Il caos è stato generato dal cambiamento del sistema informatico dovuto al Jobs Act, che ha introdotto nuove regole per ottenere il sussidio. A quel punto è scattato il disastro: ritardi, lettere che non arrivano, domande respinte quando hanno i requisiti per essere accolte. Sulla pagina utente dell'Inps di Francesco, che aspetta da maggio di ottenere la risposta e ha deciso di raccontarci la sua Odissea, risulta l'invio di un "pin italiano richiesto da internet" in data 4 settembre 2015. Insomma, o per qualche strana magia i dipendenti dell'Inps sono riusciti a fare qualcosa nel futuro, oppure - effettivamente - il sistema informatico è in tilt.
Questo si riflette su tutta la trafila della domanda per il sussidio. Francesco ha presentato la sua in ordine, ma nessuno si è fatto vivo per tre mesi. Dopo un primo sollecito a luglio, quando ieri ha alzato il telefono e ha chiesto delucidazioni sulla sua pratica, si è sentito rispondere che era ancora troppo presto. Tre mesi, insomma, sarebbero troppo pochi per l'Inps per dare una risposta. Dopo qualche ulteriore ricerca nel server, l'operatore telefonico è riuscito a rintracciare la pratica, in realtà già terminata da chissà quanto e dispersa nei meandri del software impazzito.
Ma anche la risposta ha rivelato una sorpresa: domanda respinta per mancanza di contributi sufficienti negli ultimi 4 anni. Peccato che Francesco abbia versato più di 70mila euro euro negli ultimi 4 anni. Quindi sufficienti per ottenere il sussidio. Cosa è successo allora? "Probabilmente un errore - dice - ora mi toccherà fare un ricorso. È incredibile, uno attende 3 mesi di sapere che ne sarà del suo sussidio e poi la pratica è sbagliata". Il motivo, a sentire i responsabili degli uffici dell'Inps, sarebbe l'eccessiva laboriosità dei programmi che sono rimasti bloccati per lungo tempo. E che non funzionano bene nemmeno ora.
Infatti, se si va a vedere sul portale Inps di Francesco ciò che emerge dà ragione a lui: i contributi sono stati versati. Un dato, quindi, che l'Inps ha già in memoria e che Francesco ha nuovamente documentato quando ha presentato la richiesta. Eppure, nella burocrazia italiana, non basta. Nemmeno aver allegato l'estratto del montante contributivo, scaricato dallo stesso sito dell'Inps (che dimostra i contributi versati), è stato sufficiente per evitare l'errore.
"È tutto in panne - aggiunge Francesco - adesso devo attendere una lettera che ufficializzi il rigetto della domanda per il sussidio di disoccupazione. Mi hanno detto che è stata inviata il 15 di agosto. Vi sembra credibile che all'Inps abbiano lavorato a Ferragosto, che poi quest'anno cadeva di sabato?".
Praticamente impossibile. Ma forse nel parapiglia dei sistemi burocratici italiani, anche quello che appare improbabile diventa realizzabile. Come portare avanti delle pratiche con un sowtware impazzito, lasciando senza risposta (e senza assegni) migliaia di precari e disoccupati che aspettano i soldi per tirare avanti.

28 Agosto 2015
 il Giornale, ultime notizie








MARTEDI' 1 SETTEMBRE A FICUZZA SI PARLERA' DI AMBIENTE, FORESTALE E LAVORATORI FORESTALI



Dalla pagina facebook
della Flai Cgil Pioppo



Si parlerà di Ambiente, Forestale e Lavoratori Forestali.
Flai Cgil: Non mancate!...














LA NUOVA PROTESTA DEI FORESTALI DEL NISSENO. «ARRETRATI E RITORNO AL LAVORO». SI TEME ANCHE PER L'NDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE


La nuova protesta dei forestali «Arretrati e ritorno al lavoro»


Ieri mattina il «sit-in» nella sede provinciale dell'Azienda foreste dei lavoratori che attendono il completamento dei turni del 2015


 http://ars.telpress.it/news/2015/08/27/201508270021751897921.JPG

Protesta di un gruppo di forestali che ieri mattina si sono recati nella sede provinciale dell'Azienda foreste demaniali della Regione Siciliana di via Gibil Gabib per rivendicare il pagamento dell'ultima tranche di lavoro di 14 giorni, che attendono ormai da mesi, e per chiedere il completamento dei turni di lavoro del 2015. Una trentina i lavoratori addetti alla manutenzione forestale, quasi tutti di San Cataldo, sono scesi dunque sul piede di guerra, esasperati dai ritardi ormai cronici della Regione e timorosi di non poter completare i turni annuali previsti per le tre fasce (151,101 e 78 giorni) con la conseguenza di veder sfumare anche le indennità di disoccupazione.
http://ars.telpress.it/news/2015/08/27/201508270021751897920.JPG «La cosa che più ci preme - sottolinea il portavoce del gruppo Claudio Falzone - è di tornare prima possibile al lavoro per completare i turni e garantire così anche la disoccupazione. Pazienza se non vi è sicurezza sui tempi dei pagamenti, la priorità è quella. Quest'anno stiamo vivendo nella massima incertezza ed è arrivata l'ora che venga fatta chiarezza perché non si possono lasciare centinaia di famiglie in queste condizioni. Ci sentiamo abbandonati specie dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, che non hanno saputo perorare la nostra causa». Nel Nisseno, si contano forestali divisi in tré fasce (centocinquantunisti, centounisti e settantottisti) distribuiti in quattro distretti (Zona Nord, Zona Sud, Vallone e Mazzarino); questa'anno, i centocinquantunisti hanno portato a casa 65 giorni di lavoro e i centounisti appena 14, mentre i settantottisti non sono stati addirittura ancora impiegati. Giunti alla fine di agosto, è chiaro che le loro paure comincino ad essere più che fondante e il loro malessere si manifesti. Alle loro preoccupazioni ha provato a rispondere Pietro Moccia, uno dei dirigenti provinciali dell'Azienda foreste demaniali: «Per quanto riguarda il lavoro di competenza dei nostri uffici - ha spiegato - abbiamo fatto e facciamo tutto quanto è in nostro potere per sbloccare la situazione; il nostro dirigente capo ha più volte sollecitato il pagamento delle spettanze, che ci auguriamo possano essere pagate al più presto. Per il completamento dei turni, invece, abbiamo lavorato in maniera serrata sino a Ferragosto per presentare i progetti, uno per un ammontare di SOOmila euro circa e un altro di oltre 1 milione di euro, al Dipartimento Sviluppo rurale e territoriale dell'assessorato regionale all'Agricoltura per garantire il ritomo al lavoro. Tutto sta ora alla Regione e alla disponibilità dei fondi». Una problematica quella dei forestali che probabilmente si avvia verso una fase critica di cui la protesta di ieri potrebbe essere solo un'avvisaglia, specie se si considera che, diversamente da un tempo, a causa della crisi, questo impiego costituisce l'unica fonte di reddito per un numero elevato di famiglie, che garantisce introiti annui che vanno dai 13mila euro lordi circa (disoccupazione compresa) per i centocinquantunisti ai 6mila euro lordi circa per i settantottisti. 
SALVO MILAZZO

27 Agosto 2015








27 agosto 2015

PALERMO. INCENDIO MINACCIA VILLE A PIZZO SELLA, VIGILI DEL FUOCO IN AZIONE PER TUTTA LA NOTTE


Incendio minaccia ville a Pizzo Sella
Vigili del fuoco in azione per tutta la notte





Cronaca - Sono state necessarie quattro ore per avere ragione delle fiamme partite dalla via Spinasanta. Terrorizzati i residenti che hanno preso d'assalto il centralino dei pompieri. L'ipotesi seguita dagli investigatori della Polizia è che sia di matrice dolosa

Sono state necessarie quattro ore per avere ragione delle fiamme divampate a Pizzo Sella. L'incendio, partito dalla via Spinasanta, ha divorato la vegetazione della collina che sovrasta Mondello. Un vasto fronte di fuoco visibile a centinaia di metri, che terrorizzato i residenti. Il centralino dei vigili del fuoco è stato preso d'assalto e dalla mezzanotte fino alle 4 del mattino i pompieri hanno contrastato l'avanzata delle fiamme. 

Un intervento complesso perché di notte non possono volare i mezzi aerei antincendio. Adesso la situazione è tornata sotto controllo. L'ipotesi è che l'incendio sia di origine dolosa: secondo una prima ricostruzione della polizia sarebbero state appiccate da due uomini a bordo di uno scooter che sarebbero fuggiti.

27 Agosto 2015
http://palermo.meridionews.it/articolo/36242/incendio-minaccia-ville-a-pizzo-sella-vigili-del-fuoco-in-azione-per-tutta-la-notte/








RANDAZZO: I FORESTALI NON PERDERANNO GIORNATE DI LAVORO. E’ LA RASSICURAZIONE CHE IL DIRIGENTE DELL’AZIENDA FORESTE DEMANIALI, ANTONINO DE MARCO


Randazzo: “I forestali non perderanno giornate di lavoro”



“I lavoratori forestali quest’anno non perderanno giornate di lavoro”. E’ la rassicurazione che il dirigente dell’Azienda foreste demaniali, Antonino De Marco, ha fornito al presidente del consiglio comunale di Randazzo, Nino Grillo, recatosi ieri mattina nella sede di Catania dell’Azienda, assieme a quattro lavoratori di Randazzo che hanno manifestato per protestare contro la loro improvvisa sospensione dal lavoro. “De Marco – riferisce Grillo – ci ha assicurato che nel più breve tempo possibile saranno riavviati al servizio coloro che debbono svolgere 151 giornate di lavoro l’anno. Subito dopo i 101 isti. De Marco, non lo ha confermato, ma ha fatto intendere, che anche coloro che svolgono 78 giornate l’anno non rischiano alcunché”. Preso atto che le giornate di lavoro sono al sicuro, restano da capire i motivi delle sospensioni che tanto preoccupano i lavoratori. “De Marco – ha continuato Grillo – ci ha detto di aver presentato le perizie di lavoro nei tempi previsti. Il problema è sempre lo stesso, la mancanza di liquidità da parte della Regione che, alla fine, le perizie deve approvare”. “Questo però – conclude Grillo – comporterà solo ritardi e il rischio di qualche sospensione temporanea dal lavoro. Ci è stato assicurato che nessuno perderà giornate”. E ieri sera il presidente ha spiegato tutto ciò ai lavoratori, nuovamente riuniti nella sala consiliare del palazzo comunale. Alla fine allarme e stato di agitazione sono rientrati, con i lavoratori che, però, hanno chiesto di nuovo con forza il riordino del settore, affinché il loro lavoro diventi sicuro e produttivo, evitando i timori che tagli improvvisi alla spesa regionale mettano a rischio gli stipendi con cui vivono. 
Gaetano Guidotto 
Fonte “La Sicilia” del 26-08-2015


 26 Agosto 2015
http://www.bronte118.it/?p=39503





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Lavoro: forestali Catania nel caos. Sono senza stipendio, nè impiego. Oggi a Catania, i sindacalisti incontreranno il responsabile dell’Azienda Regionale Foreste di Catania, Nino De Marco