22 novembre 2017

I RETROSCENA ARS, ACCORDI PER LA VICEPRESIDENZA. IL PD SI SPACCA SUL DOPO-REGIONALI

Giuseppe Lupo

di Giacinto Pipitone— 22 Novembre 2017
PALERMO. Doveva essere un modo per blindare la candidatura di Miccichè alla presidenza dell’Ars, invece l’accordo per assegnare al Pd una delle due vicepresidenze del Parlamento sta mettendo in fibrillazione i democratici.

Musumeci ha imposto un’accelerazione alla formazione della giunta, che potrebbe essere annunciata fra sabato e lunedì, e questo scombina i piani di Forza Italia. Gli uomini di Berlusconi temono che il fronte dei delusi per il mancato ingresso in giunta possa trasformarsi in un plotone di franchi tiratori nel momento in cui ci sarà da eleggere Miccichè.

La maggioranza ha un solo deputato di vantaggio e già tanti scontenti. Per questo motivo i forzisti hanno proposto di rompere la consuetudine che vede l’assegnazione alla principale forza di opposizione la vicepresidenza: dunque non andrebbe ai grillini che hanno 20 deputati ma al Pd che ne ha 11.

In cambio i democratici assicurerebbero la maggioranza a Miccichè. Solo che il favorito per la vicepresidenza targata Pd è Luca Sammartino e questo provoca qualche malumore negli altri big del partito. Giuseppe Lupo, vicepresidente uscente, chiede che il segretario Raciti convochi la direzione del partito per discutere della linea da tenere dopo le elezioni. Anche altri big mostrano, a taccuini chiusi, malumori per gli accordi che stanno maturando con la maggioranza.

E forse anche per questo Davide Faraone, sottosegretario renziano, ha provato a rilanciare chiedendo alla maggioranza di cedere entrambe le vicepresidenze dell’Ars: «Stop al manuale Cencelli e cominciamo a discutere di numeri veri. Cominciate a governare, a noi toccherà fare l'opposizione seria, costruttiva e senza sconti nè giochetti vari. Leggo sui giornali di accordicchi sottobanco, inciuci o roba da vecchia politica. Vorrei che non ci fossero dubbi già a partire dalla elezione dell'ufficio di presidenza dell'Ars: la maggioranza scelga il presidente che guiderà i lavori d'aula, le due vice presidenze alle opposizioni, che a Sala d'Ercole sono due. È grammatica istituzionale e non un accordo sottobanco».

Solo che la seconda vicepresidenza è già stata promessa agli autonomisti di Lombardo che resteranno probabilmente fuori dalla giunta e vedranno ricompensato il sacrificio proprio con l’indicazione di Roberto Di Mauro alla vicepresidenza del Parlamento.

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Fonte: gds.it




IN ITALIA TANTO VERDE, MA I PUNTI DEBOLI SONO GESTIONE E MANUTENZIONE. UNA MANCANZA DI MANUTENZIONE CHE PORTA A UNA SERIE DI CONSEGUENZE, TRA CUI GLI INCENDI


21 Novembre 2017
In Italia ogni abitante dispone in media di oltre 31 mq di verde urbano, con alcune differenze geografiche tra regione e regione: in generale c'è n'è di più al nord mentre al sud fanno eccezione le province lucane (dati 2014). Abbiamo quindi tanto verde procapite, soprattutto se si considera che a New York la cifra si attesta sui 23 mq e a Parigi scende a 11,5 mq per cittadino.
Ma a fare la differenza, al di là dei numeri, sono gestione e manutenzione: basti pensare che solo a Roma ci sono 20mila alberi ridotti praticamente a 'mozziconi'. Dati e considerazioni forniti dal presidente dell'Ispra Stefano Laporta in occasione degli Stati generali del verde pubblico presso il ministero dell'Ambiente, nella Giornata degli Alberi.
Alla base del calo della qualità del verde urbano, una spesa pubblica ridotta al lumicino: "tanto per fare un paragone, a Roma la spesa per la manutenzione e gestione del verde per mq è 4 volte inferiore a quella di Parigi", spiega Laporta. Insomma, "siamo tutti d'accordo sull'importanza del verde ma nella pratica facciamo fatica ad affermare che il verde urbano sia un valore per la comunità".
Una mancanza di manutenzione che porta a una serie di conseguenze, tra cui gli incendi: "in Italia, dal 1 gennaio 2017, ci sono stati oltre 700 incendi forestali" e "nel nostro Paese quest'anno si sono registrati la metà di tutti gli incendi dell'Ue", aggiunge il presidente dell'Ispra.
"Dobbiamo cambiare strategia per governare il fenomeno - aggiunge Laporta - e lavorare sulla prevenzione. Occorre una gestione delle aree verdi in funzione dell'ecologia e dei servizi che forniscono e coinvolgendo cittadini e comunità". Tre i consigli che su questo fronte arrivano dal presidente dell'Ispra: integrare politiche e azioni, migliorare l'informazione e migliorare l'accesso e l'uso delle risorse".





LA SFIDA DEL PRESIDENTE NELLO MUSUMECI. L'ASSESSORATO AGRICOLTURA PARTICOLARMENTE AMBITA PER LE RISORSE ECONOMICHE PROVENIENTI DALLA UE E I 22MILA OPERAI FORESTALI


di  Salvo Messina 22 Novembre 2017
Nello Musumeci proclamato presidente della Regione: al via le consultazioni per completare il “puzzle” del futuro governo con vista sulle prossime elezioni politiche

“Da oggi comincia la sfida più importante della mia vita”, sono state le prime parole del neo presidente della Regione siciliana Nello Musumeci durante la cerimonia di insediamento.
Musumeci riparte dall’esperienza maturata alla presidenza della Provincia di Catania, (due mandati consecutivi), di pratiche di buon governo e di dialogo anche con le opposizioni. E’ consapevole che trova una Regione con una “situazione finanziaria assai grave” ma questo non sembra scoraggiarlo.
E per “rivitalizzare” i dirigenti generali della Regione sarà “spoil system”, valorizzando quelle che sono realmente risorse con esperienza, conoscenza e competenza. In quest’ottica, nei giorni scorsi era circolata la voce che indicava in Massimo Russo il nuovo segretario generale di Palazzo d’Orleans ma l’ex assessore alla Sanità nel governo Lombardo, oggi tornato nei ranghi della magistratura (magistrato di sorveglianza a Napoli), per i troppi problemi legati all’ottenimento di un permesso dal Consiglio Superiore della Magistratura, il suo nome è stato presto archiviato. Negli ultimi giorni sono aumentate le quotazioni di Maria Mattarella, avvocato generale della Regione, figlia di Piersanti, ex presidente della Regione ucciso dalla mafia. L’unica cosa certa è che Patrizia Monterosso, da circa 7 anni, sulla poltrona di segretario generale, massima carica nella burocrazia regionale, ha fatto il suo tempo, nonostante sia uno dei più esperti dirigenti ma anche dei più contestati.
Per l’ufficializzazione della nuova giunta bisognerà attendere ancora un paio di settimane. Una giunta che inevitabilmente risentirà delle elezioni politiche (ad esempio Vittorio Sgarbi, assessore designato, potrebbe dimettersi per candidarsi alla Camera). Gli appetiti dei partiti sulla giunta si intrecciano con le dinamiche per il voto nazionale dell’anno prossimo che vedrà un centrodestra rivitalizzato dal successo ottenuto in Sicilia: così tutti i big della coalizione che hanno sostenuto Musumeci stanno giocando la loro “partita a scacchi” muovendo le pedine su Sanità, Agricoltura, Formazione, Turismo, Infrastrutture ed Energia.
Musumeci ha già avviato il giro di consultazioni con i segretari dei partiti della coalizione. Forza Italia rivendica 5 assessorati, di cui la Sanità con l’ex capogruppo all’Ars, Marco Falcone. Inoltre, Forza Italia rivendica la presidenza dell’Assemblea regionale che, secondo un accordo fatto prima delle elezioni regionali, è da attribuire a Gianfranco Miccichè. Il leader degli azzurri in Sicilia però si deve guardare le spalle dai possibili “cecchini” o “franchi tiratori” rimasti scontenti per il loro posizionamento all’interno dell’Assemblea regionale siciliana e che quindi, a scrutinio segreto, potrebbero “impallinarlo”. Già perché Miccichè difficilmente potrebbe ottenere il voto dall’ex azzurro Vincenzo Figuccia transitato alla viglia delle elezioni nell’Udc con qualche battuta al vetriolo. Inoltre, si è “vaporizzato” un altro voto dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il neo eletto Cateno De Luca. Alla luce di tutto questo Miccichè deve necessariamente fare un accordo con il Pd per non correre rischi.
Intanto, secondo alcune indiscrezioni, Musumeci vorrebbe affidare la Sanità a Ruggero Razza del suo Movimento Diventerà Bellissima. Due assessorati andranno a Udc e altrettanti a Popolari e Autonomisti. Questi ultimi ambirebbero in prima battuta all’Agricoltura (particolarmente ambita per le risorse economiche provenienti dalla Ue e i 22mila operai forestali) per Toto Cordaro e alla Formazione (ormai considerato un assessorato di seconda fascia) per Roberto Lagalla ma bisogna vedere se Raffaele Lombardo farà un passo indietro per Mariella Ippolito, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Caltanissetta. L’Udc punterebbe su Mimmo Turano e Vincenzo Figuccia (che avrebbe il veto di Miccichè). Gli unici certi di entrare nella squadra di Musumeci sono Gaetano Armao (designato anche vice presidente), in quota Forza Italia all’Economia, Vittorio Sgarbi (fuori quota) ai Beni culturali ma che vuole anche la delega al Turismo e Toto Cordaro. Fratelli d’Italia punterebbero alle Infrastrutture con Giampiero Cannella (già vicesindaco di Palermo nella giunta Cammarata) ma devono scalzare la concorrenza di Toni Rizzotto (in buoni rapporti con l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo) anche se deve chiarire la sua posizione all’interno dell’Isfordd, l’ente che si occupa di formazione professionale, finito nella bufera giudiziaria, che ha gestito fino a pochi mesi fa prima di essere eletto all’Ars in quota Lega.


Fonte: www.inchiestasicilia.com



IL PRIMO CONVEGNO SULLA SICUREZZA E' STATO UN INCONTRO-DIBATTITO PARTECIPATO E PROPOSITIVO


PRIMA INTESA TRA MUSUMECI E MICCICHÈ: GIUNTA ENTRO LUNEDÌ


22 Novembre 2017
PALERMO. Dopo una riunione fiume tra il governatore Nello Musumeci e il commissario regionale di Forza Italia Gianfranco Miccichè, il presidente della Regione, come si legge sul Giornale di Sicilia in edicola, è riuscito a ottenere il via libera su un punto per lui importante: il nuovo governo verrà presentato in tempi brevissimi, forse fra sabato e lunedì, dunque prima dell’elezione di Miccichè alla presidenza dell’Ars, come Forza Italia aveva chiesto nei giorni scorsi.
Musumeci ha fretta per potersi mettere subito al lavoro. Il governatore ha le idee abbastanza chiare su nomi e deleghe ma vuole chiudere con l'avallo della coalizione. L'intesa con Miccichè prevede quattro assessorati a Forza Italia (più la delega all’Economia per Gaetano Armao). Ma il governatore ha già raggiunto accordi per gran parte della giunta: Ruggero Razza (Diventerà Bellissima) andrà alla Sanità, Sandro Pappalardo (Fratelli d'Italia) ai Rifiuti.

Fonte: gds.it




IL CUORE DELLA SFIDA (NON SOLO) IN SICILIA. CONTRO LA MAFIOSITÀ DEL NEO-FEUDALESIMO. ANCORA OGGI, LA SICILIA HA CIRCA 25MILA GUARDIE FORESTALI, A FRONTE DELLE 400 DEL PIEMONTE, DELLE 500 DELLA LOMBARDIA E DELLE 4.200 DI TUTTO IL CANADA

Giuseppe Savagnone martedì 21 novembre 2017
La morte di Salvatore Riina detto Totò ha dato la stura a una serie di ipotesi sui futuri sviluppi di Cosa Nostra, di cui, in realtà, da tempo gli osservatori segnalano la crisi. Il fenomeno dei cosiddetti 'pentiti', i colpi inferti alla gerarchia mafiosa con l’arresto di boss come lo stesso Riina e Bernardo Provenzano, il progressivo isolamento di quelli ancora in libertà, come Messina Denaro, hanno fortemente intaccato, anche se non annullato, il prestigio e la capacità operativa della struttura criminale mafiosa. Da questo punto di vista, è comprensibile che si veda nella morte del 'capo dei capi' il simbolo della fine di un’era che aveva visto la mafia siciliana ergersi ad antagonista dello Stato e perfino infiltrarsi nelle sue istituzioni, inquinandone la credibilità. Ora più che mai, però, è importante rendersi conto che la mafia non coincide con la sua espressione 'militare' – quella della lupara e, in tempi più recenti, degli attentati al tritolo – , ma è innanzi tutto una cultura, uno stile di vita, un costume, la cui natura più profonda non consiste nell’uso della violenza fisica, ma nel disprezzo del bene comune e nella strumentalizzazione dello Stato e degli altri enti, come la Regione siciliana, che istituzionalmente hanno il compito di perseguirlo.

Perciò la mafia – nel senso che si è appena detto – continua a tenere in ostaggio la Sicilia anche nel tempo del declino della criminalità organizzata di Cosa Nostra. In realtà il suo potere è tale che non ha neppure bisogno di violare le leggi, perché è in grado di condizionare chi le fa. Quando qualche giornalista chiese a Totò Cuffaro come mai avesse assunto, per chiamata diretta, il ventitreesimo addetto stampa della presidenza della Regione (ogni assessore aveva, poi, i suoi), rispose candidamente che questa era la legge e che lui si limitava a osservarla. È per legge che, ancora oggi, la Sicilia ha circa 25mila guardie forestali, a fronte delle 400 del Piemonte, delle 500 della Lombardia e delle 4.200 di tutto il Canada (che poi si tratti, per la stragrande maggioranza, di precari, è perfettamente funzionale ai meccanismi clientelari pre-elettorali). Come era per legge che la Provincia di Palermo (fino al 2011, quando scoppiò il caso) pagava un congruo straordinario ad alcuni suoi dipendenti per spalare neve in tutti i mesi dell’anno, anche a luglio e agosto. In un bel documento della Cei, pubblicato 1991 e intitolato Educare alla legalità, si identificava quest’ultima non solo con l’osservanza delle leggi, ma con la conformità di queste ultime alle reali esigenze del bene comune.

Riferendosi all’Italia intera, i vescovi denunziavano il pericolo di un «neofeudalesimo, in cui corporazioni e lobby manovrano la vita pubblica, influenzano il contenuto stesso delle leggi, decise a ritagliare per il proprio tornaconto un sempre maggiore spazio di privilegio» (n.7). Questo pericolo in Sicilia è reso particolarmente drammatico dal fatto che il regime dell’Autonomia regionale favorisce quel neo-feudalesimo e consente – come nel caso dei forestali – operazioni spregiudicate a esso funzionali. Non è del resto un caso che l’Assemblea regionale siciliana, appena un anno fa – a metà novembre del 2016 –, abbia definitivamente bloccato con una pioggia di emendamenti presentati da un fronte trasversale, l’approvazione di un Codice etico che mirava a moralizzare le prassi della politica e dell’amministrazione pubblica, sanzionandone tanti comportamenti non strettamente illegali, ma sicuramente scorretti. Oggi, all’indomani delle recenti elezioni che hanno rinnovato il massimo organo legislativo siciliano (sia pure col 53% di astensionismo…), è il momento di ricordare che la mafia non è solo quella dei delinquenti come Riina, ma si annida nei comportamenti di una classe dirigente che ha delle responsabilità gravissime nel crescente degrado della Sicilia e, soprattutto, di sostenere con tutte le forze coloro che, in questo contesto, si sforzano di difendere i diritti della legalità (quella vera). In questa prospettiva, l’accento va sicuramente posto sulla necessità di un’educazione alla cittadinanza che è il solo efficace antidoto contro tutte le forme della mafia, anche di quella che cammina in giacca e cravatta. Un popolo ha i governanti che si merita. Se i siciliani liberi e onesti vogliono uscire da questa difficile situazione, devono impegnarsi a diffondere, soprattutto nelle nuove generazioni, una visione della convivenza che, invece di ridurla alla lotta per la difesa dei privati interessi, scopra il valore del bene comune. Che poi è il vero interesse dei siciliani e di tutti gli italiani.

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Fonte:  www.avvenire.it





FIGUCCIA: MUSUMECI? UOMO LIBERO, PRONTO A DARE RISPOSTE CONCRETE AI SICILIANI



Ricevo e pubblico
dall'On. Vincenzo Figuccia

"Inutile negarlo. C'è grande attesa nei confronti del Governo Musumeci e tante le aspettative di un popolo che ci osserva e attende che le speranze si trasformino in realtà - rompono così il silenzio delle trattative, le parole di Vincenzo Figuccia che prosegue - Abbiamo una grande responsabilità a partire dai temi della discontinuità e dello sviluppo. Se molte sono le aspettative, altrettante sono le paure di veder trasformati sogni e speranze in mere illusioni. 
In ogni caso c'è un profondo desiderio di rompere con il passato offrendo spunti reali di discontinuità che diano riscontro alla voce della gente. A guidare i nuovi assetti - prosegue Figuccia - non dovrà essere la logica degli equilibrismi ma soprattutto la forza e l'impegno, quella forza che contraddistingue l'uomo che abbiamo sognato al governo, l'uomo leale, forte, l'uomo libero che oggi Presidente della Regione, viene perfettamente rappresentato da Nello Musumeci il quale farà un lavoro persino superiore alle aspettative, grazie al coinvolgimento di tutti.
Pertanto - conclude Il deputato centrista - qualsiasi responsabilità vorrà affidarmi il partito, vorrò onorare la fiducia che mi è stata consegnata dalla gente che con circa 9300 consensi mi ha voluto nuovamente in Parlamento, premiandomi come il deputato più votato dell'Udc, una grande casa della quale con orgoglio, mi pregio di far parte".





LAVORO. MESSINA (UGL), CHIEDIAMO A MUSUMECI DI APRIRE CON URGENZA TAVOLO ISTITUZIONALE PER RIFORMA MERCATO DEL LAVORO


21 Novembre 2017
“Al nuovo governo regionale del Presidente Nello Musumeci chiediamo di aprire con urgenza il tavolo istituzionale per pensare alla riforma del mercato del lavoro partendo dalla Governance di sistema per centralizzare le informazioni è gestirle attraverso gli strumenti tecnologici disponibili. Mettere a rete, quindi, i sistemi informatici per gestire il dato in maniera efficace ed efficiente”.
A dichiararlo Giuseppe Messina, Segretario Reggente dell’Ugl Sicilia a margine del convegno di oggi all’Assemblea regionale siciliana dal titolo: “I servizi per l’Impiego è le imprese si incontrano” dell’ambito dell’Italian Emploiers’ Day 2017.
“Occorre creare le condizioni migliori – aggiunge – per costruire un modello che permetta l’acquisizione, analisi e verifica dei dati per attuare le politiche del lavoro sul territorio regionale attraverso l’erogazione dei servizi online”.
“La digitalizzazione – sostiene il sindacalista – deve diventare il linguaggio di riferimento per rispondere alle esigenze di occupazione delle imprese, accedendo alle professionalità richieste, migliorando l’accesso al mercato del lavoro, puntando su formazione e rilascio delle competenze necessarie e riducendo concretamente la disoccupazione”.
“La Sicilia – conclude Messina – ha bisogno di risposte immediate e per farlo occorre riformare le strutture periferiche del dipartimento lavoro, ricostruendo il nucleo ispettivo, riqualificare il personale dipendente della Regione siciliana, per restituire competitività e scommettere su una nuova mission che dia una prospettiva reale di rinascita del lavoro nell’Isola avviando tutti.gli strumenti e gli incentivi previsti dalla programmazione comunitaria 2014/2020 per agevolare la nuova occupazione”.


Fonte. www.uglsicilia.it




VOTO DI SCAMBIO IN SICILIA



LA CONVERSAZIONE. MUSUMECI E I SOLITI INTOCCABILI. IL RISCHIO È STRABUTTANISSIMA SICILIA


di Pietrangelo Buttafuoco e Giuseppe Sottile

Una chiacchierata ironica ma non troppo tra Buttafuoco e Sottile sul futuro della Regione.

Scusami, direttore, carissimo Peppino, ma l’addio – l’adieu – ci fu? Rosario Crocetta lasciò, infine, il governatorato di Sicilia? “Nudo entro e nudo esco”, così disse: si svestì, dunque?

“Si svestì, sì: del ruolo e dei drappeggi. S’è mostrato adamitico – maestro di finzione qual è – sui tappeti orientali del salone delle feste di Palazzo d’Orleans e così, con questa immagine, la Buttanissima si conclama Strabuttanissima Sicilia che, come sai, caro Pietrangelo, è il titolo del tuo libro e dello spettacolo che andrà in scena a marzo prossimo, al Teatro Biondo di Palermo.”


A proposito di teatro, Crozza sarà bravo a fare l’imitazione ma come gli fa il verso il grande Salvo Piparo, a Crocetta, nessuno.

“E Crocetta stesso è ancora meglio di Crozza.”

Ho due domande da domandarti, trattasi di due argomenti da giornalismo con la schiena dritta, anzi, aggressivo.

“Aggredisca pure; io, a domanda, rispondo.”

Cosa ne sarà di Patrizia Monterosso, segretario generale della Regione, ma più precisamente la potentissima Richelieu di sempre?

“La fine che farà sarà il primo biglietto da visita di Nello Musumeci; braccio armato – burocraticamente parlando – del peggior crocettismo, ella è stata la suggeritrice occulta e fedele sia di Crocetta che di quell’altro campione di legalità e strapotere chiamato Raffaele Lombardo, un altro governatore del quale i siciliani hanno già disperso la memoria.”

Ma è vero che per togliere Musumeci dalle ambasce se la caricherà Gianfranco Micciché, pronto a prendersi la casella di presidente dell’Assemblea regionale?

“Molto antico e molto stretto è il legame politico tra i due. Ella, Patrizia Monterosso intendo, è il tipico personaggio che incarna gli immortali di Sicilia. Quella particolare schiatta di grand commis che hanno attraversato tutte le stagioni e che per i loro rapporti e le loro conoscenze stanno sempre in piedi.”

Ma non sarebbe più giusto, e forse anche più furbo, da parte di Musumeci, portare alla presidenza dell’Ars Giancarlo Cancelleri, il leader del M5S siciliano – oltretutto il primo partito nell’isola – e così far saltare il giochetto?

“Insegui sempre la fantasia.”

Niente fantasia, e va bene: Richelieu – seppure nell’affascinante effigie della Monterosso – resta inamovibile?

“Cosa vuoi che ti dica? Se la Sicilia non si libera di questi convitati di pietra non avrà speranza, non ci sarà rinnovamento della politica; se non verrà spazzata via un mandarinato burocratico complice e prevaricante sulla politica…”

Ogni successore fa rimpiangere il predecessore ma con Musumeci si spezzerà questo incantesimo?

“Ha tutte le carte in regola per farci ipotizzare un governo serio e responsabile, ma la politica è l’arte dell’imprevisto e dell’impossibile; se guardiamo i nomi che già credono di avere il laticlavio assessoriale il mio ottimismo comincia a vacillare. Prendiamo Vittorio Sgarbi, un intellettuale di altissimo livello, un uomo straordinario, che difficilmente potrebbe far conciliare il silenzioso lavoro in assessorato con la sua idea della politica, un totem che lui ama sempre e comunque sacrificare sull’altare di quelle polemiche che alla resa dei conti finiscono per assegnargli sempre maggiore visibilità.”

Ma degli innamorati pazzi della Sicilia – com’è Sgarbi, innamorato pazzo di questo pozzo infinito di bellezza – ce ne vogliono, altro che. Me lo dici sempre che Sgarbi è il numero uno…

“Altro che, è il numero uno. Ma se ne tornerà a Roma per fare il ministro dei Beni Culturali tra pochi mesi e io non posso che tremare solo al pensiero che la giunta di Musumeci cominci la propria avventura con una nuova giostra delle nomine. Sarebbe la sciagurata riproposizione del crocettismo.”

E comunque non è un gran vacillare, il tuo…

“Prendiamo Gaetano Armao…”

…garantisce la presenza di Silvio Berlusconi, secondo la narrazione di Miccichè, nella giunta di governo di Musumeci.

“Se la Monterosso, come l’hai definita tu, è una Richelieu, l’Armao – più che di Silvio – è il cardinal Mazzarino di Micciché; ecco, sì, è un Mazzarino in salsa sicula”

Ma tanto il Mazzarino della storia era siciliano d’origine, il pomodoro è lo stesso.

“Non discuto, intendo dire che il Mazzarino di Micciché s’è iscritto fin da ragazzo alla Casta con le sarde e non l’ha lasciata mai più.”

A proposito, il sondaggio ad ampio spettro lanciato da Livesicilia con i propri lettori per individuare gli assessori graditi ai siciliani, con l’attento lavoro di Accursio Sabella…

“…un grande successo editoriale, indubbiamente, anche se resta il sospetto che molti patriarchi delle clientele abbiano mobilitato le proprie truppe cammellate…”

Peggio delle primarie del Pd!

“Sì e no. Comunque basterebbe che Musumeci si guardasse attorno per cogliere nomi e personalità che sanno costruire il benessere della Sicilia.”

Chi?

“Potremmo fare centinaia di esempi, decine di nomi. Limitiamoci a qualche esempio. Giovanni Occhipinti per esempio, bravissimo imprenditore di Ragusa, presidente del distretto turistico degli Iblei e uno dei protagonisti assoluti del risveglio economico di quelle terre. Penso anche a Paolo Inglese, prorettore di Palermo, un grande esperto di agricoltura; penso a Nino Caleca, un professionista che non ha bisogno di presentazioni, o a Raffaele Bonsignore di Fondazione Sicilia, che ogni giorno con serietà e competenza dona slancio e concretezza alla nostra cultura. E in politica, infine, perché non premiare Giusi Savarino, la donna che ha saputo costruire il progetto di #diventerà bellissima?, la vedrei perfetta per un assessorato di peso e di orgoglio: sarebbe un segnale forte per dire ai siciliani che Musumeci non è solo l’uomo di Fratelli d’Italia ma di tutti i moderati di centrodestra.”

Un elencone, questo.

“Che potrebbe ancora continuare. Per esempio, citando Gianni Bocchieri uno di quei siciliani, non di scoglio ma di alto mare, che è partito per Milano e, da direttore generale, ha preso in mano l’assessorato alla Formazione della Regione Lombardia e l’ha trasformata in una eccellenza europea. Mentre qui, come sai, è una fogna a cielo aperto. No, non voglio fare liste ma non ci dicano che mancano donne e uomini onesti, capaci e preparati con i quali sarebbe possibile costruire quella svolta salutare senza la quale la Sicilia sarà sempre stretta da una tenaglia: le orrende forze clientelari da un lato, i callidi e inamovibili super burocrati dall’altro, diventati con gli anni i veri pupari dei fatti e dei misfatti della Sicilia”.

Ma come, i pupari loro sono, non i mafiosi?

“La bestia mafiosa non ha più gli artigli che aveva fino a pochi anni fa; i mafiosi di oggi, più che offrire protezione, la cercano…”

A proposito, stavo dimenticando la seconda domanda aggressiva.

“A domanda, rispondo; aggredisci pure.”

Ma Beppe Lumia, il senatore della porta accanto, super professionista del professionismo antimafia, che ruolo avrà in questa nuova stagione?

“Ruzzolò. Con Crocetta e con tute le imposture che il suo ologramma – tutto di legalità e rivoluzione – ha contrabbandato in questo nefasto e slabbrato quinquennio.”

22 Novembre 2017

Fonte: livesicilia.it





SI PUÒ PIGNORARE L’ASSEGNO DI DISOCCUPAZIONE?



21 Novembre 2017
Naspi: l’indennità di disoccupazione può essere bloccata ma entro limiti prefissati dalla legge.

Non hai pagato alcuni debiti ma, siccome hai di recente perso il posto di lavoro, sei convinto che il creditore non possa farti nulla. Nessuno può toccare un nullatenente, hai ripetuto a te stesso, rassicurandoti sull’impossibilità che qualcuno pignori uno stipendio che non hai più o un conto corrente ormai definitivamente vuoto. Tuttavia, dopo qualche giorno, l’Inps ti comunica che la tua richiesta per l’assegno di disoccupazione è stata accettata e che la somma ti verrà accreditata direttamente in banca. Questa situazione ti mette in allarme: si può pignorare l’assegno di disoccupazione, ti chiedi e, se sì, in che termini può avvenire? La tua speranza è che, trattandosi di importi necessari per la sopravvivenza, non possano essere aggrediti da nessuno, tantomeno da chi vanta diritti di credito per questioni a tuo dire futili. La Naspi, peraltro, non è a tempo illimitato: è un ammortizzatore sociale che serve come paracadute non appena si viene licenziati, per poter “tirare avanti” fino a quando non si trova un nuovo lavoro.
La questione però non è così scontata come credi e, in verità, è possibile pignorare l’assegno di disoccupazione entro particolari limiti. Vediamo quali.


Quando spetta la disoccupazione?

Prima di capire se si può pignorare l’assegno di disoccupazione, ricordiamo quali sono i requisiti per ottenerlo. L’assegno di disoccupazione, che oggi si chiama Naspi, spetta alle seguenti condizioni:

Per poter beneficiare dell’indennità Naspi vi devono essere le seguenti condizioni (che approfondiremo nei seguenti paragrafi):


  • il lavoratore deve aver perso involontariamente la propria occupazione;
  • il lavoratore deve trovarsi in stato di disoccupazione;
  • il lavoratore deve poter far valere almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • il lavoratore deve poter far valere almeno 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

La Naspi spetta quindi non solo a chi viene licenziato per crisi aziendale o per cessazione dell’attività o del ramo di impresa, ma anche per chi viene licenziato per giusta causa o altri motivi disciplinari. E non solo. La disoccupazione compete anche a chi si dimette per una giusta causa come il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing, abusi e violenze, demansionamento, ecc.

Per maggiori chiarimenti leggi Naspi: cos’è e come funziona.


Il creditore può pignorare l’indennità di disoccupazione?

Veniamo ora al problema maggiormente sentito da chi è disoccupato: il creditore può pignorare l’assegno di disoccupazione dell’Inps? La risposta è sì. Ma entro determinati limiti. Eccoli.

Pignoramento della disoccupazione prima che venga versata

Il pignoramento potrebbe avvenire direttamente in capo all’Inps, prima che l’ente accrediti l’assegno al disoccupato. In tal caso è possibile il pignoramento ma detratto da una minima parte necessaria alla sopravvivenza che è pari all’assegno sociale aumentato della metà (672,10 euro). La ragione è presto spiegata.
L’indennità di disoccupazione ha natura previdenziale: la Costituzione [1] dispone, infatti, che i lavoratori hanno diritto a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Nello stesso tempo il codice di procedura civile [2] prevede che le somme accreditate al debitore per prestazioni di natura previdenziale non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile, per crediti di natura ordinaria (banche, privati, finanziarie) nella misura di un quinto. Quindi, se l’assegno di disoccupazione è pari a mille euro, bisogna detrarre prima 672 euro e sulla differenza si può pignorare solo il 20% (ossia un quinto).

Se poi il creditore è l’agente della riscossione (Agenzia Entrate Riscossione), il pignoramento sulla parte eccedente il minimo vitale non è più di un quinto ma di un decimo.

Pignoramento della disoccupazione dopo il versamento in banca 

Regole diverse valgono se la disoccupazione viene versata in banca. In tale ipotesi, secondo una sentenza della Corte Costituzionale del 2015 [3], il pignoramento è possibile per la totalità delle somme lasciate sul conto.

Dopo un mese però da tale sentenza è stata approvata una riforma che così dispone:

per le somme già accreditate all’atto dell’arrivo del pignoramento, queste sono pignorabili solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (448,07 x 3 = 1.344,21 euro). Ad esempio: su uno conto di 1500 euro costituito dall’accredito dei vari mesi di Naspi si può pignorare la differenza tra 1.500 e 1344,21 euro (ossia 448,07 x 3). Quindi è possibile pignorare solo 155,79 euro;
per le somme accreditate a titolo di Naspi dopo la notifica dell’atto di pignoramento è possibile il blocco entro massimo un quinto.



note
[1] Art. 38 co. 2 Cost.
[3] C. Cost. sent. n. 85/2015. «Sono inammissibili, per aberratio ictus, le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 12, comma 2, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 e 3, comma 5, lettera b ), del d.l. 2 marzo 2012, n. 16, impugnati, in riferimento agli artt. 3 e 38, secondo comma, Cost., in quanto consentirebbero al terzo creditore di aggredire senza limiti i redditi da lavoro o da pensione che alimentano il saldo del conto corrente intestato al debitore. Il principio di tutela del pensionato (art. 38, secondo comma, Cost.) soffre, in relazione al quadro normativo vigente, gravi limitazioni suscettibili di comprimerlo oltre i limiti consentiti dall’ordinamento costituzionale. La combinazione di diverse norme, tra cui quelle censurate, pur dirette a garantire valori importanti quali la tutela delle ragioni di credito e l’effettività della responsabilità patrimoniale, ha generato interrelazioni che rendono incoerente il sistema delle garanzie a favore del pensionato, pregiudicato nella fruizione di un diritto sociale incomprimibile quando i mezzi destinati a tal fine, per la semplice confluenza nel conto corrente bancario o postale, perdono l’originario carattere di parziale indisponibilità in relazione a misure cautelari ed espropriative. Il vulnus riscontrato e l’esigenza che l’ordinamento si doti di un rimedio effettivo per assicurare condizioni di vita minime al pensionato impongono la necessità che lo stesso legislatore dia tempestiva soluzione al riferito problema»
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20 novembre 2017

REGIONE, IL NUOVO GOVERNO. LE TRATTATIVE SULLA GIUNTA MUSUMECI. SLITTA L'INCONTRO CON FORZA ITALIA



La delegazione azzurra è guidata da Miccichè e Scoma.

PALERMO - E' slittato il confronto previsto stamani tra il governatore Nello Musumeci e la delegazione di Forza Italia, guidata dal commissario regionale Gianfranco Miccichè e dal suo vice Francesco Scoma. Il colloquio dovrebbe svolgersi tra domani e dopodomani. Al centro la formazione della squadra di governo e gli assetti istituzionali all'Assemblea regionale.
20 Novembre 2017

Fonte: livesicilia.it





“DUE FIRME PER FAR BENE AL MIO PAESE”. GENITORIALITÀ E NASPI, UIL E UILA SI MOBILITANO



Dalla pagina Facebook
della Uila Sicilia

Uil e Uila si mobilitano anche a Messina a sostegno dell’iniziativa: “Due firme per far bene al mio Paese”. In tutte le sedi sindacali è possibile sottoscrivere due proposte di legge per il sostegno alla genitorialità e la modifica di alcune norme in materia di Naspi e Ape sociale. La petizione, lanciata dall'organizzazione dei lavoratori agroalimentari Uil con il segretario generale Stefano Mantegazza e fatta propria dallo stesso leader nazionale del “Sindacato dei Cittadini” Carmelo Barbagallo, è stata discussa oggi in città dall'organizzazione sindacale. Hanno preso parte alla riunione i segretari generali Uila Sicilia e Uil Messina, Nino Marino e Ivan Tripodi, il segretario territoriale organizzativo Uil Pasquale De Vardo, i direttori del patronato Ital e del Caf Uil Nunzio Musca e Nino La Bianca, i rappresentanti della Uila peloritana Eugenio Aliberti, Natale Maio e Giuseppe Musca.
La prima proposta mira alla modifica di alcune norme in materia di Naspi e Ape sociale. Riguardo la Naspi si vuole correggere due gravi penalizzazioni introdotte con i decreti attuati del Jobs Act: la riduzione dell’assegno di disoccupazione dopo i primi tre mesi e il tetto alla contribuzione figurativa, fissato in mille 820 euro lordi mensili, che ha pesanti ricadute per chi ha una retribuzione superiore. Per quanto riguarda l’Ape sociale, l’obiettivo è di ridurre, da 30 a 20 anni, il minimo contributivo per accedervi e, soprattutto di estendere la possibilità di usufruirne anche ai lavoratori stagionali, agli operai agricoli e agli operatori della pesca che ne sono stati esclusi.
La seconda riguarda il sostegno alla genitorialità, all’occupazione femminile, alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per madri e padri. La Uila propone di riconoscere alle lavoratrici un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione per tutto il periodo di congedo di maternità obbligatorio e, al termine del congedo, la possibilità di lavorare part-time, fino al compimento del primo anno di età del bambino, usufruendo di un’integrazione salariale al 100 per cento a carico dell’Inps. Si chiedono, inoltre, 30 giorni di permesso interamente retribuiti per il padre, da usufruire nei primi mesi di vita del bambino e la possibilità, per entrambi i genitori, di utilizzare il congedo parentale, incrementando la retribuzione dal 30 al 50 per cento.





ARS, PER 54 NON RIELETTI ASSEGNO DI LIQUIDAZIONE DA OLTRE 37 MILA EURO


di Giacinto Pipitone— 20 Novembre 2017
PALERMO. Non rieletti ma ugualmente beneficiari di una pioggia di soldi. Quel che resta della legislatura appena conclusa continua a produrre spese, anche a bocce del tutto ferme. In 54 non torneranno a sedere a Sala d’Ercole ma riceveranno ugualmente un ultimo assegno da 37.500 euro.

Sono le regole dell’Ars. Che permettono di incassare il cosiddetto assegno di fine mandato (una sorta di liquidazione per i parlamentari) e anche uno stipendio extra perchè malgrado la legislatura sia finita il 5 novembre con le elezioni regionali, fino all’insediamento del nuovo Parlamento i vecchi deputati restano formalmente in carica e percepiscono quindi lo stipendio pur non essendo tenuti a recarsi all’Ars.

Questa è la regola. Facciamo quindi qualche conto in tasca ai deputati. L’assegno di liquidazione viene calcolato sommando uno stipendio base (6.600 euro lordi) per ogni anno completato. Il conto comincia dal gennaio 2014, data di entrata in vigore di questa regola: dunque a dicembre faranno 4 anni per un totale di 26.400 euro a deputato. Va detto che ogni parlamentare durante la legislatura accantona l’1% del proprio stipendio per poter poi incassare questo assegno e che alcuni hanno chiesto e ottenuto nel corso della legislatura una anticipazione di questa liquidazione e dunque incasseranno di meno. Ma al netto di queste eccezioni il Parlamento si prepara a sborsare poco meno di 2,4 milioni per le liquidazioni.

E non è finita qui. La regola che permette di incassare anche lo stipendio frutto di questo mese di transizione dalla vecchia alla nuova Ars fa sì che ogni parlamentare (anche non rieletto) riceva altri 11.100 euro (6.600 a titolo di stipendio, il resto è la diaria). E così il conto sale a 37.500 euro: è la somma che ogni parlamentare - sia rieletto che non - incasserà nelle prossime settimane come saluto dell’Ars.

Si potrebbe anche andare oltre nel calcolo. Visto che, calendario alla mano, nel mese di ottobre l’Ars non è stata convocata neppure una volta e dunque anche gli 11.100 euro del mese scorso sono arrivati praticamente senza sforzo. E perfino a settembre, quando mancavano due mesi alle urne, i deputati sono stati chiamati all’Ars appena due volte (il 6 e il 19). Dunque anche in questo caso senza un sovraccarico di lavoro.

Così finisce la sedicesima legislatura. L’ultima con 90 deputati. La prima seduta del nuovo Parlamento sarà il prossimo 11 dicembre. Da quel momento ci saranno solo 70 parlamentari. Ciò permetterà di risparmiare sia sugli stipendi che sui costi di fine legislatura.

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it





NOTA DELLE SEGRETERIE REGIONALI DI FAI, FLAI E UILA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA. VERGOGNOSO E INGIUSTIFICATO L'ATTACCO CHE UNO PSEUDO SINDACATO AUTONOMO HA FATTO NEI GIORNI SCORSI AI DIRIGENTI DEL DIP. SVILUPPO RURALE, DEL CORPO FORESTALE E DEI CONSORZI DI BONIFICA







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LA LETTERA DEL GENERALE DEI CARABINIERI FORESTALI GUIDO CONTI A MATTEO RENZI

Il generale Guido Conti, trovato morto la sera di venerdì 17 novembre a Pacentro in Abruzzo, nel 2016 scrisse una lettera a Matteo Renzi. Era l’epoca della pessima riforma Madia che aboliva il Corpo Forestale dello Stato. Leggendo la lettera si intuisce il risultato effettivo, se non ricercato, delle squallide riforme renziane: non tanto risparmiare qualche spicciolo – obiettivo completamente fallito – quanto picconare l’identità nazionale italiana fatta di provincie, scuola, Costituzione, tutela dei lavoratori e corpi militari con tradizioni bicentenarie di difesa del territorio e della natura.

Una lettera commovente e imbevuta di dignità e senso dello Stato: quello che manca totalmente a Renzi e alla sua cerchia. Lettera inevitabilmente caduta nel nulla del vuoto culturale e morale del Giglio Magico e del partito che lo ospita, organismo malato che nutre e protegge il parassita che lo divora. Nonostante l’accorato e commovente appello di un fedele servitore dello Stato infatti la pessima riforma Madia venne varata “con animo lieto e, mi consenta, assoluta misconoscenza”: le “cose buone” sono state gettate al vento da politicanti senza senso dello Stato, gente mediocre e incapace, ministri per meriti parentali. Gente di nessun valore che prevale su persone di valore come il generale Conti solo grazie alla forza dell’associazione di malfattori: letteralmente gente che si associa per fare male.

Qui la lettera del generale Guido Conti.




PS: per chi ancora non lo sapesse questi furono i primi, brillanti risultati dell’abolizione del Corpo Forestale dello Stato voluto da Renzi:



Fonte: scenarieconomici.it




NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO



Non si cancellano con un tratto di penna 193 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato


Anche il nostro Blog ha aderito







OLTRE 140MILA ETTARI DI BOSCO ANDATI A FUOCO, MA OGGI È LA GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI. LA SICILIA UNA DELLE REGIONI PIU COLPITE


Realacci: col verde urbano bellezza e risparmi, meno gas serra e inquinamento

Mai così poco da festeggiare: il 2017 annus horribilis per la devastazione che ha divorato larga parte del patrimonio naturalistico italiano

20 Novembre 2017
Si celebra oggi in Italia la Giornata nazionale degli alberi – introdotta dalla legge per gli spazi verdi urbani, la n.10 del 2013 –, ma mai come in questo 2017 c’è così poco da festeggiare: secondo i dati elaborati da Legambiente (aggiornati al 30 ottobre scorso) sono andati in fumo, solo nel nostro Paese, ben 140.430 ettari di superfici boschive, pari al 293,0% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016 (47.926 ettari).

Il 2017 verrà ricordato come un anno orribile per la devastazione prodotta dal fuoco che ha divorato anche gran parte del patrimonio naturalistico italiano. Le regioni italiane più colpite risultano essere la Sicilia con 42.872 ettari distrutti dal fuoco, e con uno stillicidio di roghi in quasi tutte le province, la Calabria con 35.241 ettari, la Campania 19.284, il Lazio 13.284, la Sardegna 7.255, la Puglia 4.650, l’Abruzzo 4.558, il Piemonte 4.212, la Liguria 2.425, la Basilicata 2.316, la Toscana 2.111, la Lombardia 681, le Marche 621, il Molise 388, l’Umbria 367 e l’Emilia Romagna 165 ettari. Anno dopo anno gli incendi boschivi causano la perdita di migliaia di ettari di questo immenso patrimonio e la Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso addirittura il 12% del patrimonio forestale del nostro Paese.

Un fenomeno che non ha risparmiato le aree forestali che coprono oltre il 50% dei parchi e delle riserve naturali del nostro Paese, come dimostra la cronaca di questi ultimi mesi che ha visto andare in fumo ettari di bosco nelle aree protette nazionali (Majella, Vesuvio, Gargano, Alta Murgia, Pollino, Sila, Aspromonte) e in molte aree protette dalla Liguria alla Sicilia con ingenti danni al patrimonio di biodiversità e rischi per l’incolumità delle persone e dei beni.

«Il nostro Paese –  commenta Rossella Muroni, presidente di Legambiente – ha un patrimonio boschivo unico che è in continua espansione, nonostante il consumo di suolo vada avanti a ritmi sostenuti e, soprattutto, malgrado le migliaia di incendi che colpiscono ogni anno le foreste italiane. L’albero è un prezioso alleato nella lotta ai cambiamenti climatici, proteggerlo significa anche difendere il territorio e le specie che lo abitano. Ma per salvare il pianeta è indispensabile un cambio di passo nelle politiche internazionali e nazionali per la riduzione dei gas serra. L’Italia deve promuovere scelte coerenti e di lungo periodo, cominciando con la Legge di bilancio, per dimostrare nei fatti di voler mantenere le promesse fatte a Parigi».

E se nel frattempo da Legambiente sono riusciti a mobilitare per la Festa dell’albero mille classi con il coinvolgimento di oltre 25mila studenti e la piantumazione di migliaia di piante, qualcosa si muove anche a livello istituzionale.

«Tra le misure della legge di Bilancio c’è infatti il credito d’imposta per il verde urbano per abitazioni private e condomini – ricorda Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera – Avere più verde nelle nostre città significa contribuire in modo naturale alla riduzione delle emissioni, aiutare l’assorbimento delle acque piovane e significa anche avere più bellezza, migliore qualità dell’aria e della vita nei nostri centri abitati. Secondo uno studio della dott.ssa Rita Baraldi del CNR la vegetazione urbana e peri-urbana può abbattere fino al 3% della CO2 emessa dal traffico auto veicolare; può rimuovere dall’atmosfera ogni anno fino a 161 Kg/ha  di PM10 e 73 Kg/ha di ozono, con beneficio economico stimabile di circa 5500 €/t di PM10 e 8300 €/t di ozono e produrre un  risparmio energetico per il raffreddamento e riscaldamento degli edifici fino al 30-40% quantificabile in un valore economico medio di 18 €/albero/anno. Una sfida per la qualità e la bellezza delle nostre città a cui tutti i cittadini possono partecipare con lo strumento del credito d’imposta».

Fonte: www.greenreport.it




PRECARI LSU – CASSAZIONE BOCCIA LA REITERAZIONE DEI CONTRATTI A TERMINE. LE NUOVE PRONUNCE APRONO LA STRADA ALLA PROPOSIZIONE DI NUOVE AZIONI GIURISDIZIONALI PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI


17 Novembre 2017
Recentissima ed innovativa giurisprudenza della Corte di Cassazione ha affermato l’applicabilità ai Lavoratori Socialmente Utili siciliani della disciplina sul divieto di reiterazione di contratti a termine, aprendo scenari del tutto nuovi nel contenzioso finalizzato alla tutela dei precari.
Le nuove pronunce (depositate nell’ottobre 2017) di fatto aprono la strada alla proposizione di nuove azioni giurisdizionali per il risarcimento dei danni derivanti dall’illegittima reiterazione dei contratti a termine, sovvertendo la giurisprudenza precedentemente formatasi presso i Tribunali e le Corti d’appello della Sicilia.
Secondo la Corte di Cassazione, la disciplina regionale che fino ad oggi aveva giustificato l’esclusione dei lavoratori SU dal campo di applicazione delle norme limitative della reiterazione dei contratti a termine non può in alcun modo esimere il Giudice da un “esame del contratto e del concreto connotarsi del rapporto rispetto alla disciplina che prevede le fattispecie legali escluse”.
Detto altrimenti, a prescindere dalla qualificazione formale del rapporto come LSU, occorrerà comunque verificare se in concreto le mansioni svolte dall’interessato corrispondano a quelle previste per un soggetto assunto con contratto di lavoro dipendente “ordinario”.
Peraltro, aggiunge la Corte, l’applicazione della disciplina che sanziona l’abuso nella reiterazione dei contratti a termine, essendo qualificabile come norma di diritto civile, esula dalle materie oggetto di potestà legislativa regionale.
Pertanto, non rientra fra i poteri del Legislatore regionale quello di escludere una determinata categoria di contratti di lavoro dall’applicazione delle norme che penalizzano l’abuso dei contratti a termine, ove questi presentino i requisiti di sostanza descritti dalle norme nazionali.
La sentenza in questione determinerà un sensibile cambio di rotta nella giurisprudenza siciliana, fino ad ora ferma nell’escludere categoricamente la sussistenza di qualsiasi presupposto risarcitorio in capo ai LSU.
Proprio in ragione di tale fatto nuovo, saranno avviate le azioni per il riconoscimento di un risarcimento in favore dei tanti LSU che ormai da tanti anni vivono nel precariato.

Articolo a cura dell’ Avv. Maria Saia e dell’Avv. Massimiliano Valenza

Fonte:  www.avvocatosaia.com



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Adesso anche la Corte Costituzionale si occupa dei contratti a termine nella PA siciliana. Se non si dorme potrebbe esserci la stabilizzazione