04 giugno 2016

IL CLAN DEI FORESTALI. ECCO NOMI E COGNOMI DEI LAVORATORI CHE IL MENSILE "S" HA PUBBLICATO IN ESCLUSIVA. MAFIOSI, ESTORTORI, PREGIUDICATI, INTERDETTI DAI PUBBLICI UFFICI E PIROMANI


Il clan dei forestali




CATANIA- Mafiosi, estortori, pregiudicati, interdetti dai pubblici uffici e piromani. Sono i forestali e operai stagionali accusati di mafia e altri reati espulsi da Rosario Crocetta lo scorso marzo. 88 dipendenti di cui il mensile S pubblica in esclusiva nomi e cognomi. Si tratta della misura scaturita dall'indagine disposta dal dipartimento del Lavoro che ha fatto tremare quasi un centinaio di lavoratori. I loro nominativi sono contenuti nei due elenchi finiti nel mirino del provvedimento di licenziamento firmato dal presidente della Regione. Uomini della forestale fino a due mesi fa stipendiati con soldi pubblici. Gli elenchi sono due. La prima lista contiene i 62 nomi dei forestali sui quali pendono condanne penali per i reati di associazione di tipo mafioso e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nel dettaglio, sono 21 i condannati per associazione di tipo mafioso con l'aggravante dell'art. 416 bis. Per i restanti 41 le pene sono d'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Fra loro anche personaggi ritenuti vicini alla criminalità organizzata, come lo stesso governatore aveva già annunciato nel corso della conferenza stampa avvenuta a marzo. Fra i nomi spiccano anche altri già noti alla magistratura perché affiliati ad alcuni clan mafiosi, dai Laudani ai Mazzei. Gregari delle cosche operanti soprattutto nelle aree piedimontane del catanese. Dal brontese Salvatore Parasiliti, arrestato il 25 marzo del 2008 per associazione mafiosa a Alfio Testa, già condannato definitivamente due volte per il medesimo reato. Entrambi raggiunti telefonicamente dal mensile "S" si sono dichiarati estranei ai fatti contestati e già pronti a intraprendere azioni legali contro Crocetta. Non solo. Nella lista appaiono eccellenti esponenti di clan operanti fra Enna, Caltanissetta, Messina e Trapani. I nominativi del primo elenco risultano così distribuiti nelle varie provincie: 3 ad Agrigento, 12 a Caltanissetta, 4 a Catania, 12 a Enna, 7 a Messina, 16 a Palermo, 3 a Siracusa, 5 a Trapani. Il secondo elenco, invece, contiene i 26 nomi dei soggetti esclusi dalla forestale perché piromani, fra cui incendi di natura dolosa e colposa, danneggiamenti seguiti da incendi o in concorso. I lavoratori sono 1 a Agrigento, 4 di Caltanissetta, 3 di Catania fra cui una donna, 1 a Enna, 4 a Messina, 10 di Palermo, 1 a Ragusa e un altro a Siracusa. I nomi contenuti negli elenchi provengono da aree del territorio piedimontano, catanese e palermitano, dove il fenomeno della mafia appare ancora saldamente radicato, specie in determinati strati sociali. E dove non sembra del tutto chiara la linea del confine che separa la legalità dalla criminalità. Tra gli ex malviventi finiti al centro del provvedimento di Crocetta c'è, come accennato, Salvatore Parasiliti Parracello, brontese, arrestato il 25 marzo del 2008 dai carabinieri della Compagnia di Randazzo nell'ambito dell'operazione "Trash". A finire in manette oltre a lui furono 16 uomini, a vario titolo, accusati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, detenzione di armi e una serie di estorsioni. Fra questi spiccava Francesco Montagno Bozzone (estraneo alla forestale) considerato il referente di Cosa nostra a Bronte, presunto affiliato ai "Carcagnusi" di Santo Mazzei. Il mensile "S" ha raggiunto telefonicamente il presunto ex malvivente da 4 anni fuori dal carcere. Parasiliti da 38 anni, come ci racconta, lavora nella forestale. "Come fa Crocetta a dimostrare che io sono un mafioso? - dice - Io mi sono reinserito da oltre 4 anni. Togliendoci il lavoro, vuole così che andiamo a delinquere". Il Tribunale di Catania il 16 luglio del 2009 lo condannò a 5 anni e 4 mesi oltre a 900 euro da pagare. Ma l'uomo si è sempre proclamato innocente. "Quello che hanno scritto i giudici non corrisponde al vero. - afferma - Sono stato accusato del reato di associazione mafiosa ma mi sono sempre proclamato innocente e estraneo ai fatti. Sono un povero lavoratore e ci sono andato di mezzo". Parasiliti è titolare assieme alla moglie (mai indagata ed estranea ai fatti) di un'azienda di allevamento di ovini e suini a Bronte. Prodotti che poi l'imprenditore vende alle macellerie dell'area piedimontana. Dagli esiti emersi dalle indagini condotte dagli inquirenti, l'attività lavorativa del Parasiliti sarebbe stata nel passato molto vicina alla mafia. "Secondo loro, attraverso la mia attività - spiega Parasiliti - io avrei elargito favori e regalie ad alcuni conoscenti". Le amicizie dell'uomo sono riconducibili a personaggi poi arrestati nel medesimo blitz. "Ma non c'è stato nessun tipo di legame con quel genere di attività. Non ho fatto, ne ricevuto favori da nessuno. Se veniva un amico - afferma - e mi chiedeva di preparargli un suino io lo facevo, non vedo perché lo dovessi nascondere. Se lo facevo pagare o meno era un problema mio. Di questo sono stato accusato. Non ho altri precedenti". Parasiliti nega che i regali servissero per avere in cambio un tornaconto personale. "Lo facevo per amicizia" - dice - "Qui ci conosciamo tutti". Parasiliti ha scontato oltre quattro anni di pena in prigione. Oggi assicura di avere chiuso con quelle amicizie. "Sono stato in carcere e non ho debiti verso la giustizia. Voglio solo lavorare. Io da cittadino invece non sono soddisfatto del governatore Crocetta. Lui sta mettendo in ginocchio questa terra. Questo non è corretto" - conclude. Furono le dichiarazioni rilasciate da un collaboratore di giustizia ad incastrare, invece, il randazzese Alfio Testa nel 1994. C'è anche il suo nome nell'elenco ufficiale della Regione siciliana fra il centinaio di braccianti licenziati perché, secondo Crocetta, colpevoli di gravi fatti e destinatari di pesanti condanne. Testa fu arrestato assieme ad altre 17 persone nel 1994 nell'ambito di un'operazione antimafia condotta dai Carabinieri denominata "Icaro". Un imponente blitz che smembrò la cosca afferente al clan dei Laudani che all'epoca aveva una sua "sede operativa" proprio nel comune di Randazzo. Una cellula dedita al controllo di svariate attività illecite, fra cui estorsioni e traffico di droga. A Testa venne contestato il reato di associazione mafiosa, accuse rispetto alle quali l'uomo, come ci ha raccontato, si è sempre proclamato innocente. Processato con rito abbreviato, l'operaio venne condannato a una pena di tré anni e sei mesi. Il suo lavoro alla forestale è iniziato circa vent'anni fa, come lui stesso ci confida. "Nel 2001 ho ricevuto un'altra condanna per lo stesso reato" - afferma. "La Regione - prosegue Testa - ci pensa dopo tutti questi anni che ho dei precedenti e a buttarmi fuori? Lui è stato eletto perché doveva sconfiggere la mafia, così facendo invece non farà altro che incrementarla. Io a quasi cinquant'anni dove me ne vado a lavorare? Chi mi assume? Come faccio a sopravvivere se non lavoro? Crocetta doveva trovare una soluzione per ridurre il numero dei forestali perché in Sicilia sono troppi e ha tolto il lavoro a noi mettendoci in mezzo a una strada". Testa avrebbe lavorato come stagionale centouno giorni all'anno. "Randazzo è un paese piccolo. - afferma - Io non avevo nessun ruolo nell'associazione. Ma se io ho una condanna sulle spalle, me lo dia lui adesso un altro lavoro". Testa, così come Parasiliti, ha già proceduto a presentare ricorso tramite avvocato contro la misura adottata da Crocetta. Ma c'è anche Francesco Paolo Giglio. Al mensile "S" racconta che lavora già da ventisei anni nella forestale. La condanna per mafia gli è inflitta oltre 20 anni fa. Anche chi è stato in carcere ha il diritto di guadagnarsi il pane una volta uscito fuori. Crocetta ha fatto di tutta l'erba un fascio". Molti anni fa ho ricevuto la condanna - continua Giglio - ho scontato 3 anni di pena nel carcere di Piazza Lanza a Catania. Non ne voglio sapere più nulla di quella vicenda e non ne voglio più parlare. Ero un ragazzo, ho chiuso con quelle conoscenze da una vita. Sono una persona che ha sempre lavorato onestamente. Per me e per la mia famiglia è una cosa morta e sepolta. E a prescindere che io fossi innocente o colpevole, ho pagato il mio conto con la giustizia. Ora Crocetta vuole togliere il pane dalla bocca alla mia famiglia, e io cosa dovrei fare? Quando è arrivata la notifica da parte della Regione non ci potevamo credere. Non capiamo perché la Regione di punto in bianco abbia preso una decisione simile dopo tanti anni di lavoro svolto onestamente e senza che risulti sulla mia persona alcuna reiterazione del reato. Eppure è successo. L'unica cosa che ora a me interessa è quella di difendere il mio posto di lavoro. Ho già preso un avvocato e dovrò affrontare anche queste spese che non erano previste" - conclude Giglio. Rispetto all'intera vicenda è chiara la posizione di Maurizio Grosso, segretario generale SiFus, (sindacato forestali uniti per la stabilizzazione), il quale si schiera senza se e senza ma dalla parte dei forestali licenziati dal presidente della Regione. "Il Sifus è dalla parte dei forestali condannati. Il numero dei condannati esistente in questo  settore - prosegue - è sostanzialmente in linea con quello dei condannati impegnati in altri settori, parliamo di una percentuale che si aggira intorno al 5%. Si tratta di persone che hanno scontato le loro pene e hanno perciò pagato il loro debito con la giustizia per i reati commessi. Sono stati rieducati. La società ha dunque il dovere di reintrodurli nel mondo del lavoro. Noi li difendiamo. Il nostro giudizio non può che essere conforme con i pilastri su cui si regge la Costituzione. Diversamente queste persone finirebbero nuovamente per accostarsi alle attività malavitose delle cosche". Ma il discorso non vale per chi brucia i boschi. Per le persone macchiate di reati di incendi nei boschi il SiFus non transige e da ragione a Crocetta. "Siamo fortemente contrari - spiega Grosso - che i forestali già condannati per atti piromani in aree boschive continuino a lavorare nei boschi, anche se hanno già scontato le loro pene. Lo vieta chiaramente il contratto dei lavoratori agro forestali, nonostante questo sia scaduto da oltre sedici anni". · II mensile "S" ha contattato quanti più forestali possibile per replicare al provvedimento del governo regionale e alle accuse della magistratura. Chiunque può intervenire scrivendo a: info@s-magazine.info






04 Giugno 2016









1 commento:

  1. Non entriamo assolutamente in merito in questa delicata questione, però pensiamo che devono essere i giudici a decidere il tutto.

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