23 agosto 2017

REGIONALI: SCILIPOTI E FIGUCCIA RICHIAMANO IL PARTITO ALL'UNITÀ IN SICILIA. ALL'ARS ERANO PRESENTI ANCHE RAPPRESENTANTI DEL MAB. VIDEO


Dalla pagina facebook
Tele One

Regionali: Scilipoti e Figuccia richiamano il partito all'unità in Sicilia
TELE ONE: Le interviste di Massimo Brizzi tratte dal TG Medianews a Domenico Scilipoti Isgro' e Vincenzo Figuccia
Dopo le polemiche che nei giorni scorsi hanno animato il dibattito politico all'interno di Forza Italia in Sicilia, spaccata tra i nomi di Gaetano Armao e Nello Musumeci come candidati di riferimento alla presidenza della regione alle prossime amministrative, il forzista Vincenzo Figuccia, deputato all'Assemblea Regionale e tra i maggiori oppositori all' interno del partito alla proposta lanciata dal coordinatore regionale Gianfranco Miccichè -che ha visto nel professore Armao il candidato ideale per rappresentare il centro destra nell'isola- oggi ha richiamato all'unità il centro destra, supportato dall' intervento del senatore Domenico Scilipoti.
Figuccia ha dato l'impressione di voler gettare acqua sul fuoco sulle polemiche sollevate nei giorni scorsi.
Un'analisi più attenta però dimostra altro, oggi in sala stampa, oltre agli addetti ai lavori non sono passati inosservati rappresentanti di categorie professionali, dalla formazione ai forestali, strette intorno al deputato che nel corso della legislatura ne ha difeso le vertenze, una sorta di prova di forza politica che rimanda ad un' anonima e sempre attuale sentenza latina:"Si vis pacem, para bellum"( Se vuoi la pace prepara la guerra).
Agosto non è ancora finito ma annuncia un caldo autunno in vista delle "regionali" di novembre.





SALVIAMO I BOSCHI. BASTA ROGHI. 25 AGOSTO OASI DEL SIMETO


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TORNA IL GRANDE CALDO


21 Agosto 2017
Nuvole e qualche pioggia in Sicilia orientale, ma da metà settimana ci sarà nuovamente il sole con temperature intorno ai 35°


ROMA - Nuova ondata di caldo africano in arrivo in questa torrida estate. Dopo una breve e parziale tregua cominciata nello scorso fine settimana, già si intravede all'orizzonte la settima ondata di calore. Lo conferma il meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara che spiega: "In queste ore aria più fresca nord atlantica ha portato ad un calo delle temperature generalizzato, ma più apprezzabile lungo i versanti adriatici".

In questa parentesi di giorni più freschi, i temporali sono stati "davvero pochi fatta eccezione per il Triveneto dove invece hanno colpito in modo deciso", spiega l'esperto. Ora l'anticiclone, aggiunge, "torna a dominare la scena italiana portandoci una nuova settimana con tanto sole da Nord a Sud fatta eccezione per qualche isolato temporale sulle Alpi".

Fino a mercoledì il caldo "sarà tutto sommato accettabile e nella norma, con massime in genere comprese tra 25 e 30 gradi e qualche punta superiore giusto su regioni tirreniche e Sardegna - prosegue Ferrara - Poi, nei giorni successivi il caldo tornerà a farsi intenso, sebbene senza i picchi eccezionali di inizio a agosto. Il termometro segnerà punte di 35-36 gradi da venerdì e in particolare su Valpadana, Toscana, Lazio, Umbria, Campania, Isole Maggiori e Puglia".

"Domani, in particolare, i cieli saranno in prevalenza sereni o poco nuvolosi, è la previsione del centro Epson meteo; qualche annuvolamento in più tra bassa Calabria e Sicilia orientale, con qualche rovescio possibile nel pomeriggio nel ragusano. Annuvolamenti più modesti intorno ai rilievi del Nord. Giornata ancora ventosa in Abruzzo e in gran parte del Sud, con i venti più intensi tra Puglia e alto Ionio. Le temperature massime saranno per lo più comprese tra 26 gradi e punte di 30-31 gradi su settore Tirrenico e Isole".

"Per la pioggia bisognerà quindi attendere ancora: non sono infatti previste precipitazioni rilevanti nei prossimi giorni e il problema della siccità si aggraverà ulteriormente su quasi tutta l'Italia. Il motivo di questa situazione, concludono gli esperti di 3bmeteo, è negli "anticicloni troppo forti, sia quello delle Azzorre che quello nord Africano, che con una sorta di effetto ganascia strozzano le perturbazioni che provano ad avvicinarsi sul Mediterraneo, tanto che da noi arrivano solo le 'briciole'. Ad oggi piogge significative non si intravedono. Bisognerà aspettare almeno fino ai primi di settembre, poi resta solo da sperare in un cambiamento significativo".


Fonte: www.lasiciliaweb.it





22 agosto 2017

GLI UOMINI DEL CORPO FORESTALE DI VIZZINI PULISCONO TUTTI I PLESSI SCOLASTICI PER CONSENTIRE A BAMBINI E RAGAZZI DI VIVERE IN LUOGHI PIÙ PULITI E SICURI


Dalla pagina Facebook
del Comune di Vizzini

Domenica scorsa gli uomini del Corpo forestale di Vizzini, coordinati dal commissario Vito Berto, hanno effettuato un'operazione di pulizia di tutti i plessi scolastici del nostro paese per consentire a bambini e ragazzi di vivere in luoghi più puliti e sicuri.
"Le due squadre che hanno lavorato nei plessi scolastici Media e Rosario - ha detto l'assessore alla Pubblica istruzione, Giovanni Amore - hanno ancora una volta dimostrato, dopo il lavoro svolto qualche settimana fa alla villa Comunale e al Centro Giovanile, nonché negli anni scorsi in diversi siti del territorio comunale, che i Forestali Antincendio non sono parassiti. Sono piuttosto uomini pieni di dignità che possono diventare una risorsa per i 390 Comuni Siciliani. Anche grazie al loro contributo, ci stiamo adoperando per avere a settembre scuole pronte ad accogliere i nostri piccoli studenti".

Ecco le foto della prima scuola riportata ad una condizione decorosa: il plesso del Rosario.











NUOVI ROGHI. INCENDIO E PAURA A CAPO ZAFFERANO, LE FIAMME SFIORANO LE VILLETTE


di
PALERMO. Un altro incendio rischia di mandare in fumo la vegetazione di Capo Zafferano, nei pressi di Santa Flavia. Intorno alle 15 di oggi pomeriggio, per cause da accertare si è innescato un focolaio che in pochi minuti si è allargato a macchia d'olio.
Paura tra i residenti, soprattutto stagionali, trattandosi di zona prettamente balneare, per il propagarsi delle fiamme che hanno lambito le numerose villette della zona. Sul posto sono a lavoro i vigili del fuoco che, grazie anche all'aiuto di un canadair, stanno tentando di domare l'incendio. Ad avere la peggio una villetta situata a monte di Capo Zafferano, che ha subito dei danni sulla facciata esterna.  Le strade sono state chiuse per motivi di sicurezza. Sul posto anche la polizia.
Sganciati oltre 16.000 mila litri d’acqua sul Monte Catalfano, la catena montuosa che sovrasta il comune di Bagheria. Un elicottero HH-212 del soccorso aereo dell’Aeronautica militare è intervenuto nel pomeriggio per concorrere alle operazioni di spegnimento di un vasto incendio sviluppatosi sulla catena montuosa.
L’elicottero è decollato poco dopo le 16,00 su ordine del comando operazioni aeree di Poggio Renatico (Fe), il centro di comando e controllo che coordina questo genere di missioni in contatto diretto con il Centro operativo Aereo unificato (Coau) della Protezione civile. Complessivamente, in oltre due ore e trenta minuti di volo sono stati effettuati 20 sganci, per oltre 16.000 mila litri di acqua rilasciati.
Gli elicotteri dell’Aeronautica militare stanno operando da metà luglio in Sicilia nell’ambito del dispositivo della Difesa in supporto alla Protezione civile per la lotta agli incendi e da alcune settimane operano in un assetto analogo a quello intervenuto oggi, sempre dell’'80 Centro Csar' (Combat Search and Rescue) di Decimomannu (Cagliari).

© Riproduzione riservata

Fonte: palermo.gds.it





LA CALABRIA BRUCIA: 5MILA INCENDI IN TRE MESI. IL SOSPETTO DEI ROGHI VICINI ALLE CENTRALI A BIOMASSE E L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/22/la-calabria-brucia-5mila-incendi-in-tre-mesi-il-sospetto-dei-roghi-vicini-alle-centrali-a-biomasse-e-lombra-della-ndrangheta/3810207/

di Giulia Zanfino - 22 agosto 2017
Pierfrancesco Madeo soffre di distrofia muscolare. Il 16 agosto ha rischiato di morire. Il fumo aveva intasato il suo respiratore artificiale. È di Longobucco, un paese rintanato in una vallata della Sila Greca, in provincia di Cosenza. “Quel giorno è stato il più terribile dell’estate”, racconta. Ma non è il solo ad avere visto l’inferno. Qui gli abitanti pensano già alle prossime piogge. Ancora oggi ricordano con un certo spavento l’alluvione del 2009 quando, dopo anni di disboscamento selvaggio, hanno rischiato di essere inghiottiti dalle stesse montagne che per secoli li hanno protetti.  Negli ultimi 3 anni gli incendi in Calabria hanno registrato un’escalation non più sostenibile. Quest’anno si è raggiunto il picco più alto, almeno il doppio rispetto all’anno scorso. La provincia più colpita è quella di Cosenza con quasi seimila roghi e una superficie andata in fumo di migliaia e migliaia di ettari di quella che gli antichi Romani chiamavano Silva Brutia. 

Carlo Tansi, capo della protezione civile della regione, non ha peli sulla lingua quando denuncia questo scempio. E parla di “attacchi criminali ben organizzati”, guarda caso posizionati lungo il perimetro che “porta alle centrali a biomasse più vicine”. Ad Acri, sempre in provincia di Cosenza, il fuoco ha lambito più volte le mura cittadine. Hanno evacuato l’oasi canina e chiuso la strada statale quando le fiamme e il fumo hanno messo in pericolo anche la viabilità. Domenico Bevacqua, consigliere del Pd e presidente della Commissione Ambiente della Regione Calabria, natio di Longobucco, si augura una maggiore prevenzione da parte delle istituzioni e una partecipazione popolare più “forte”. E si impegna a fare del suo meglio, ma nelle sedi “opportune”. Come sembrano lontani gli anni cinquanta quando c’era il maresciallo di stazione che chiamava a raccolta “i ragazzi del paese” e diceva loro di andare a spegnere gli incendi con mezzi di fortuna. E li spegnevano.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it






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Come mai gli incendi colpiscono solo il sud Italia, dalla Sicilia alla Calabria fino al Vesuvio? Le accuse false e illogiche agli operai della forestale che interessi nascondono?

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BAGHERIA. INCENDIO A MONTE CATALFANO LUNGO IL LITORALE ASPRA-MONGERBINO. SUL POSTO I POMPIERI


22 Agosto 2017
Una lunga colonna di fumo si è alzata da Monte Catalfano, la catena montuosa che sovrasta la città di Bagheria.
Il fuoco è divampato sul fronte che costeggia la litoranea Aspra Mongerbino. Sul posto sono arrivati alcune unità dei vigli del fuoco per domare le fiamme. Non è possibile accertare se le cause sono d natura dolosa o accidentale.Il fuoco è facilmente visibile anche da lontano. Le fiamme sono facilmente visibili anche dai bagnanti della spiaggia del Kafara. Molti hanno deciso di tornare a casa per evitare conseguenze peggiori. Sul posto sono anche arrivate le squadre della guardia forestale che stanno facendo evacuare alcune villette lambite dalle fiamme. Paura tra i residenti, soprattutto stagionali, trattandosi di zona prettamente balneare, per il propagarsi delle fiamme che hanno lambito le numerose villette della zona. Sul posto sono a lavoro i vigili del fuoco che, grazie anche all’aiuto di un canadair, stanno tentando di domare l’incendio.
Ad avere la peggio una villetta situata a monte di Capo Zafferano, che ha subito dei danni sulla facciata esterna.  Le strade sono state chiuse per motivi di sicurezza. Sul posto anche la polizia.Negli anni scorsi numerosi incendi hanno devastato la zona che presenta macchia mediterranea ed essenze arboree per le quali occorrono diversi anni prima che si riproducano. la foro è stata gentilmente concessa dal blog www.ustratunieddu.it


Fonte: www.lavocedibagheria.it





IN PROVINCIA DI PALERMO. PAURA A SANTA FLAVIA. FIAMME A CAPO ZAFFERANO


L'incendio vicino alle villette. Residenti allontanati dalle abitazioni.

di Monica Panzica
SANTA FLAVIA (PALERMO) - Brucia la vegetazione nella zona di Santa Flavia, alle porte del capoluogo. Un incendio divampato nel primo pomeriggio ha minacciato le decine di villette che si trovano a monte di Capo Zafferano, in queste settimane d'agosto prese d'assalto dai villeggianti.
Numerose le chiamate giunte al centralino dei vigili del fuoco che hanno inviato sul posto tre squadre per domare il rogo. Le fiamme si sono diffuse nel giro di pochi minuti, dalla zona si è alzata un'alta nube nera che ha reso necessario anche l'intervento degli uomini della Forestale. In azione c'è anche un canadair.

Sul posto sono presenti carabinieri e polizia che hanno fatto allontanare i residenti dalle abitazioni per evitare qualunque pericolo.

22 Agosto 2017

Fonte: livesicilia.it





I FORESTALI DELLE MADONIE HANNO INTENZIONE DI INVITARE I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIA. CI RIUSCIRANNO?


L'idea è quella di invitare i soli candidati alla Presidenza, i nostri riferimenti devono essere loro. Non siamo interessati alle passerelle dei singoli deputati. Nelle Madonie si stà tentando di organizzare questo evento, in cui si inviterà anche la stampa. L'eterna questione riguarda sia i lavoratori dell'Azienda che quelli dell'Antincendio, in ogni comune si devono trovare almeno due rappresentanti dei due comparti, in assenza di questi non se ne farà niente, i primi timidi segnali stanno arrivando, ma ancora siamo lontani dalla meta. 

Se son rose fioriranno, altrimenti buona campagna elettorale a tutti, ma soprattutto buone prese per i fondelli. Come sempre!

L'unico punto all'ordine del giorno è quella della stabilizzazione, in mancanza di essa: 181 giornate per tutti. 

Tutti significa:
  • 78isti dell'Azienda e Antincendio
  • 101nisti dell'Azienda e Antincendio
  • 151inisti dell'Azienda e Antincendio








PARCO DELL'ETNA, QUASI 4000 ETTARI DESTINATI A PASCOLI. LA PRESIDENTE: «ABUSIVISMO? SOSTERREMO LE DENUNCE»


Luisa Santangelo 22 Agosto 2017
Cronaca – Inadempienze delle amministrazioni, mancanza di forze e l'annosa questione dei guardia-parco che non ci sono. «Ho sentito voci che riguardano Randazzo, ma solo segnalazioni informali», dice Marisa Mazzaglia, al vertice dell'ente. Ma l'affaire pastorizia sul vulcano riguarda anche gli incendi e il Corpo forestale

«Mafia di Etna nord... È un termine forte, fa saltare sulla sedia». Marisa Mazzaglia, presidente dell'ente Parco dell'Etna, guarda «con preoccupazione» al territorio di Randazzo. Quello in cui lavorano Sebastiano BlancoSalvo Rubulotta, i due imprenditori agricoli che a MeridioNews hanno raccontato degli incendi che hanno devastato le strutture che loro avevano ristrutturato. Entrambi, in termini diversi, avevano parlato di resistenze da parte del territorio. «Io non ho contezza di episodi specifici - dice Mazzaglia - Conosco solo quelli che ho appreso dai giornali e ho sentito delle voci che riguardano i pascoli. Purtroppo sono state segnalazioni informali, "si dice che il pascolo venga esercitato in forma abusiva su terreni che non sono autorizzati o che non sono formalmente concessi". Nulla che sia sufficiente a formalizzare esposti, che comunque avrei fatto tramite le autorità competenti e non tramite i giornali. I cittadini devono sapere che saremo al loro fianco e sosterremo le loro denunce. Per quanto ci riguarda, posso dire che su Case Caldarerauno dei punti base più interessanti che possiamo dare in affidamento e che ricade sul territorio di Randazzo, per molto tempo non abbiamo ricevuto richieste di gestione. A settembre dovremmo procedere all'affidamento a una ditta, ma il processo è stato particolarmente lungo e questo mi ha dato da riflettere».

«Se il territorio di Randazzo è una enclave del parco dei Nebrodi? Questa è una cosa che mi lascia molto perplessa - commenta la presidente - Molto probabilmente c'è uno spostamento dei pastori dell'area nebrodea su quel versante del vulcano. Una situazione simile non si vive in altre zone: un po' è possibile che sia per la poca urbanizzazione, un po' è forse per una questione di influenza diretta. Il territorio di Randazzo, del resto, è collegato con quello dei Nebrodi». Nel parco dell'Etna sono 2748 gli ettari di terreno utilizzabili per il pascolo messi a bando dall'Azienda foreste demaniali. A cui vanno aggiunti i 350 ettari autorizzati al Comune di Linguaglossa, i 556 ettari del Comune di Bronte e i 210 ettari per i quali è stata richiesta l'autorizzazione dal Comune di Castiglione di Sicilia. Una superficie totale di quasi quattromila ettari alle pendici del vulcano a disposizione degli allevatori che lavorano con ovini, bovini e - con qualche limitazione - caprini. Non tutti questi terreni, però, sono effettivamente stati affidati. «Il parco dell'Etna non dispone di terreni che vengono dati al pascolo», chiarisce subito Marisa Mazzaglia.

Un dato, quest'ultimo verificato dopo l'estensione a livello regionale del protocollo di legalità promosso dal presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Cioè il documento che stabilisce la richiesta della certificazione antimafia anche ai privati che vogliano ricevere in concessione i cosiddetti «lotti pascolivi». «Abbiamo applicato il protocollo anche nel caso di lavori da eseguire», aggiunge la presidente. Nei fatti, però, «non si è mai verificato che dovessimo revocare affidamenti. C'è da dire che è necessario che la prefettura risponda con rapidità: abbiamo rischiato di perdere finanziamenti». Sebbene il parco non dia in concessione terreni suoi, deve comunque vigilare su quelli che ricadono sul suo territorio. «La nostra è una autorizzazione di carattere ambientale, altre verifiche non sono in capo a noi». Tra gli adempimenti che spetterebbero ad altri enti, c'è il controllo sui terreni sui quali non sarà possibile per diverso tempo praticare il pascolo per via del fuoco. C'è una legge che stabilisce che le aree percorse da incendi non possono essere affidate a scopo pascolivo per i dieci anni successivi al rogo che le ha distrutte. «Queste aree devono essere censite e devono essere inserite in un apposito catasto. Credo che a occuparsene sia la forestale», prosegue la presidente dell'ente Parco.

In realtà, il censimento è compito delle amministrazioni comunali. Che poi dovrebbero occuparsi di comunicare l'impossibilità di usare per i pascoli le aree incendiate, indicando le particelle catastali e le estensioni di territorio interdette perché bruciate. «Il comando del Corpo forestale della Regione si è sostituito ai Comuni in questo adempimento - precisa Luca Ferlito, comandante del nucleo operativo regionale - al fine di renderlo operativo in tempi strettissimi. Infatti eseguiamo le perimetrazioni e redigiamo le cartografie dei terreni percorsi dal fuoco. Documenti che trasmettiamo ai Comuni e che inseriamo nel sistema informatico». Il meccanismo, però, da qualche parte si inceppa. «Stiamo convocando gli allevatori, nelle varie caserme della provincia, per spiegare le limitazioni - prosegue Ferlito - Il problema, però, è che alcuni Comuni non recepiscono i censimenti e non li calano nei loro piani urbanistici, vanificando tutto il nostro lavoro a monte. Dovrebbe essere un passaggio obbligato, invece purtroppo non avviene. I Comuni inadempienti sono già stati segnalati al prefetto di Catania».

Ammettendo che il censimento però avvenga, come si fa a verificare che quei terreni non vengano usati abusivamente? «Anche in questo caso, del controllo non può occuparsi l'ente Parco, ma deve farlo il Corpo forestale», sostiene la presidente. Diverso sarebbe se il parco dell'Etna avesse a disposizione i guardia-parco, il cui bando però sarebbe bloccato dagli anni Novanta. «Siamo vincolati al blocco delle assunzioni - aggiunge Mazzaglia - Certamente i guardia-parco potrebbero essere utili, come anche un sistema di forze dell'ordine adeguatamente dimensionato al territorio. Abbiamo 40 dipendenti, ma non possiamo essere realmente operativi perché ci mancano le braccia». E anche gli occhi. Il sistema di videosorveglianza da più parti invocato da anni potrebbe presto diventare realtà: «Ho fatto inserire nel bilancio 2017 uno stanziamento da 50mila euro per l'acquisto delle telecamere, che poi dovrebbero essere affidate al Corpo forestale e alle polizie municipali dei vari Comuni. Non credo che siano utili per il problema dei rifiuti, ma per ridimensionare un altro genere di fenomeni probabilmente sì - conclude la presidente dell'ente Parco - Quest'anno ho notato che molti incendi hanno riguardato aziende agricole: vigneti e spazi dove si svolgono attività lattiero-casearie. Questo non può che essere un segnale di allarme. È come se lo Stato avesse fatto un passo indietro nelle aree rurali».

«Quest'anno gli incendi si sono moltiplicati - replica Ferlito - È chiaro che in un contesto simile vengano toccati anche più terreni privati che in precedenza». E sul ruolo del Corpo forestale nell'intervento contro gli incendi e le aree date alle fiamme aggiunge: «Non credo che tentare di scaricare le responsabilità giovi a risolvere il problema, forse può addirittura aggravarlo». Quello che le aree boschive etnee hanno affrontato quest'estate sarebbe «una cosa organizzata: tutti gli incendi, nessuno escluso, sono di natura dolosa. Basta guardare un dato: quando scoppiano? A mezzogiorno, quando c'è vento e molto caldo, contemporaneamente in tre o quattro punti diversi. Che dietro ci siano più strategie criminali, non soltanto una, è chiaro. Se siano di ispirazione mafiosa, però, non sono in grado di dirlo, basandomi sulle certezze investigative attuali. Ma sul fatto che siano messe in atto con propositi criminali non ci sono dubbi. Un grande aiuto per contrastarli possono essere le segnalazioni della gente comune».

Fonte: catania.meridionews.it




TRUFFA AI DANNI DELL'UNIONE EUROPEA. 13 ARRESTI, SEQUESTRO MILIONARIO. TRA LE PARTICELLE UTILIZZATE, OLTRE A QUELLE DI PRIVATI CITTADINI, ANCHE QUELLE DI PROPRIETÀ DEL DEMANIO DELLA REGIONE SICILIANA

PER OTTENERE FONDI UE USAVANO I TERRENI ALTRUI, TRA I QUALI ANCHE QUELLI DEL DEMANIO DELLA REGIONE SICILIANA. ARRESTATE DALLA FINANZA NOVE PERSONE

NEBRODI E PASCOLI, CALECA VARA NORME PIÙ RIGIDE

AREE DEMANIALI PER USO AGRICOLO, ACCORDO IN PREFETTURA

NEBRODI: CONTINUA L’AZIONE DI RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ. A TROINA RESCISSI I CONTRATTI DI AFFITTO DI TERRENI DEMANIALI

LA CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI NICOSIA E L'AZIENDA FORESTALE NON PUO' RITENERSI VALIDA. LA SILVOPASTORALE PUO' FARE IL BANDO PER L'AFFITTO DEI TERRENI

NICOSIA. SENZA I CONTRATTI DI AFFITTO DEI TERRENI DEMANIALI I CONTRIBUTI DEGLI ALLEVATORI ANDRANNO PERDUTI

NICOSIA (EN). TERRENI IN AFFITTO UN PASTICCIO DA RISOLVERE. IL SINDACO DOVRA' RIDETERMINARE LA CONVENZIONE PER LA GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI AFFIDATA ALL'AZIENDA FORESTALE
NICOSIA. CONTRATTO A CANONE ADEGUATO. SEMBREREBBE RISOLTO L'INCIDENTE DI PERCORSO DOVUTO ALLA PRESENZA DI UNA CONVENZIONE TRA IL COMUNE E L'AZIENDA FORESTE

NICOSIA. LA GIUNTA HA APPROVATO LA BOZZA DELLA NUOVA CONVENZIONE TRA IL COMUNE E L'AZIENDA FORESTE DEMANIALI

CROCETTA: “INDAGINI A TAPPETO SULLA VENDITA DEI TERRENI DEMANIALI”


SICILIA: LA TERRA DI TUTTI SVENDUTA AI PRIVATI. SERVIZIO DELLE IENE

DEMANIO A PREZZI STRACCIATI, L'OMBRA DELLA CRICCA. LA VENDITA A FURNARI DI VENTIMILA METRI QUADRATI DI TERRENO: INTRECCI FAMILIARI E POLITICI. ALTRI CASI A STROMBOLI E PORTO EMPEDOCLE. IL GOVERNATORE ROSARIO CROCETTA DISPONE UN'INDAGINE

LE IENE - PELAZZA: PARCO ARCHEOLOGICO SVENDUTO? UN TERRENO DI 4000 METRI QUADRATI SVENDUTO A 10 MILA EURO, SENZA ASTA PUBBLICA, MENTRE LA SOVRINTENDENZA RIMANE A GUARDARE. VIDEO

VALLE DEI TEMPLI QUEL TERRENO SVENDUTO AI PRIVATI. LA REGIONE APRE UN'INDAGINE SULLA CESSIONE DI 50 BENI A PARTIRE DAL CASO DI AGRIGENTO

IL TERRENO DEMANIALE SVENDUTO A FURNARI. LA COMMISSIONE ANTIMAFIA IN CAMPO: ASCOLTATO ALL'ARS IL SINDACO FOTI

MESSINA, AGGUATO A FUCILATE AL PRESIDENTE DEL PARCO DEI NEBRODI: SALVO GRAZIE ALL'AUTO BLINDATA. GIÀ DA TEMPO SOTTOPOSTO A TUTELA PER LE SERIE MINACCE SUBITE IN SEGUITO AI PROTOCOLLI DI LEGALITÀ MESSI IN ATTO PER EVITARE LA CONCESSIONE DI AMPIE ZONE DI PASCOLI ALLA MAFIA

CRIMINALITÀ E REGIONE. LA MAFIA, I TERRENI, I FONDI UE. DA ANTOCI AL "CASO TROINA". DA ANNI CERCHIAMO DI LEVARE LE TERRE DEL DEMANIO PUBBLICO, A TROINA PARLIAMO DI 4.000 ETTARI, DALLE MANI DELLE FAMIGLIE MAFIOSE DEI NEBRODI

CONCESSIONI DEI LOTTI A PASCOLO, GIRO DI VITE DI CRACOLICI: NESSUNA CONCESSIONE E RITIRO DEI FONDI EUROPEI AI SOGGETTI NON IDONEI. DEI 745 LOTTI, OVVERO CIRCA 34000 ETTARI DELLE AREE DI DEMANIO FORESTALE, POSTI A GARA, NE SONO STATI AGGIUDICATI 525

L’ATTENTATO AD ANTOCI: IL CONTROLLO DEI TERRENI E IL BUSINESS DEI CONTRIBUTI UE

“LA FILIERA AGRICOLA IN MANI MAFIOSE” LA DENUNCIA DELL’EX ASSESSORE CALECA

‘LE MANI DELLA MAFIA IN AGRICOLTURA’, REALE: “LA RICETTA CALECA NON BASTA”. “MA VI STATE SVEGLIANDO ORA? NESSUNO SAPEVA NIENTE?”


AREE DEMANIALI, SCREENING SULLA VENDITA. BOMBA AD OROLOGERIA

NEBRODI, PROBLEMA DEI PASCOLI GIÀ IN UNA LETTERA DEL 2012. AZIENDA FORESTE CHIESE TRASPARENZA, SILENZIO DA CROCETTA

NEBRODI, GLI INTERESSI SULLA GESTIONE DI CASE TRAPESI, DI PROPRIETÀ DELL'AZIENDA FORESTE DEMANIALI. FU OGGETTO DI UNA GARA A EVIDENZA PUBBLICA, BLOCCATA IL GIORNO DELLA FIRMA DEL CONTRATTO, PER UN INCENDIO SUI CUI INDAGA LA PROCURA DI CATANIA

MAFIA DEI NEBRODI: IL MISTERO DELL’INCENDIO DI ‘CASE PRATESI’ NEL 2013

TERRENI PUBBLICI SVENDUTI: IN MANETTE FUNZIONARI REGIONALI

UN MARE DI SOLDI FINISCE IN AGRICOLTURA SENZA CONTROLLI. LA MAFIA DEI CAMPI È IL NUOVO BUSINESS DI COSA NOSTRA, FIRMATO PROTOCOLLO DI LEGALITÀ (FOTO) (VIDEO)

AL PRESIDENTE ANTOCI LA MEDAGLIA PIÙ PRESTIGIOSA IN CAMPO AMBIENTALE

CAPIZZI, 4 LE ASTE ANDATE DESERTE. TERRENI AGRICOLI ASSEGNATI 13 LOTTI

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ROGHI IN SICILIA. SGARBI  AD ANTOCI: “DIETRO AGLI INCENDI NON C’È LA MAFIA. TU NON HAI IMPEDITO CHE NEL PARCO DEI NEBRODI SIANO ENTRATE CENTINAIA DI PALE EOLICHE”. VIDEO

NEBRODI: ANTOCI RISPONDE A SGARBI, “NON ESISTONO PALE EOLICHE NEL PARCO



INCENDI, SICILIA ELEFANTE DI CARTA. I ROGHI SI INCROCIANO CON LE RIVENDICAZIONI DEGLI OPERAI FORESTALI. EGREGIO SIG.BATTIATO, SI VADA A METTERE LA TESTA SOTT'ACQUA



di Rosario Battiato
Confronto tra l’Isola con 23 mila forestali e il modello Toscana: triplo di boschi, 600 addetti e un decimo di ettari bruciati. Il bilancio disastroso di una Regione incapace di proteggere le sue risorse

PALERMO – La matematica degli incendi non è una scienza esatta. Non si spiegherebbe altrimenti il confronto tra il sistema antincendio siciliano, strabordante nei numeri, e quello della Toscana che, con personale ridotto e una porzione decisamente più ampia di superficie forestale, riesce a contenere roghi e aggressioni al proprio territorio. Ancora una volta è un modello quello che serve alla Sicilia, perché, anche in questo caso, sono le perversioni del non-modello isolano a rendere gli incendi una materia ben più complessa di quanto possa apparire.

Da queste parti, infatti, i roghi si incrociano con le rivendicazioni degli operai forestali, da anni illusi e abbandonati nel ghetto del precariato dalla politica connivente, col malaffare – il caso dei 15 volontari nel ragusano che avrebbero appiccato incendi e lanciato falsi allarmi per percepire una retribuzione ingiustificata dallo Stato – senza risparmiare l'emergenza imperitura rifiuti con ben dieci centri per la raccolta differenziata finiti nel mirino del fuoco negli ultimi mesi.

Eppure i numeri dicono che a disposizione ci sarebbe un esercito. La Sicilia ha un terzo della superficie forestale della Toscana, un numero complessivo di operai forestali, considerando 23 mila unità in giornate piene come 9 mila unità uomo all'anno, superiore di circa quindici volte (considerando tutte le categorie) e un Corpo forestale regionale che conta un migliaio di unità contro le 7.500 dell'ex Corpo forestale dello Stato che, prima di essere assorbito nell'Arma dei Carabinieri, si distribuiva su tutte le regioni a statuto ordinario.

Risorse di un certo spessore, eppure gli incendi non sembrano saperlo e continuano a bruciare. Nel 2016 la Sicilia ha ospitato una superficie boscata percorsa dal fuoco di dieci volte superiore rispetto a quella della Toscana e nel 2017, pur non disponendo ancora di dati definitivi e a fronte di una crescita abbastanza diffusa su tutto il territorio nazionale, il distacco si è mantenuto invariato. È  evidente che il sistema Toscana risulta essere quello più efficace.

Il modello toscano di antincendio boschivo è molto semplice. Sul territorio ci sono 40 enti impegnati in prima fila, tra province, comunità montane, comuni, che gestiscono squadre operative costituite da circa 600 operai forestali, come viene riportato sul sito della Regione Toscana, ai quali si aggiungono altre squadre organizzate. Gli operai hanno un contratto a tempo indeterminato e garantiscono “manodopera specializzata in quanto lavorano tutto l'anno nei cantieri forestali e sono, quindi, tecnicamente preparati a operare in bosco, sia nello spegnimento degli incendi, sia nelle operazioni di bonifica: un'attività di primaria importanza per la quale è fondamentale l'uso degli attrezzi manuali”.

A disposizione ci sono 350 mezzi con allestimento antincendio, ovvero pick-up e autobotti. Inoltre “tutti gli operatori sono forniti di idonei dispositivi di protezione – si legge sul sito della Regione –  e addestrati attraverso una specifica attività nel Centro regionale AIB La Pineta di Tocchi, nel comune di Monticiano (SI)”.

In Sicilia, al contrario, c'è il solito grande caos. L'approvazione in ritardo del Bilancio isolano che di fatto ha posticipato l'inizio delle attività antincendio, ma anche l'assenza di un riforma del settore forestale che è attesa e invocata da anni e che la Corte dei Conti ha puntualmente stigmatizzato nella “Sintesi della Relazione sul rendiconto della Regione siciliana per l'esercizio 2016”.

Su tutto incombe il peso della responsabilità di una Regione che nel corso degli ultimi mesi ha ricevuto ben tre note dalla Protezione civile nazionale, venendo richiamata alle responsabilità previste dalla legge quadro n. 353 del 2000, e che ha firmato soltanto a metà luglio l'attesa convenzione con i Vigili del Fuoco – lo scorso anno era stata firmata col disciolto Corpo forestale dello Stato – per l'utilizzo degli assetti ad ala rotante (elicotteri) e dedicati ad uso esclusivo dell'Antincendio.

22 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it



Dal 2003 al 2012





MARCIA ORGANIZZATA DA LEGAMBIENTE CONTRO I PIROMANI, A SCOPELLO


21 Agosto 2017
Una ‘marcia’ contro i piromani. A  organizzarla è Legambiente Sicilia che dà appuntamento a “tutti i  siciliani onesti, amanti della propria terra” a ritrovarsi venerdì  prossimo alle 17.30 all’ingresso di Scopello (Trapani). Una  mobilitazione dal titolo #adessobruciateanchenoi perché “non si può  stare fermi, inermi e vedere il nostro futuro distrutto, incenerito.  Dobbiamo fermare gli incendi”.
“Chiediamo a tutti i quelli che amano lo Zingaro (distrutto dal fuoco  ancora una volta lo scorso 22 luglio), prima riserva istituita in  Sicilia e, quindi, luogo simbolo – spiegano da Legambiente -, di  partecipare alla marcia per dire ai vigliacchi che stanno distruggendo il nostro paesaggio e le nostre aree naturali: ‘Adesso bruciate anche  noi!'”.  (Loc/AdnKronos)

Fonte: siciliainformazioni.com


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ELEZIONI REGIONALI: CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA BLOCCATI DALLA BRAMOSIA DI POTERE E DI DANARO


Giulio Ambrosetti 21 Agosto 2017

Se proviamo a ragionare su quello che hanno fatto centrodestra e centrosinistra quando hanno governato la Regione, ci accorgiamo che i due schieramenti, apparentemente diversi, sono in realtà legati da un denominatore comune: la ricerca del potere allo stato puro per gestire affari. Fatto salvo l’ascarismo: ieri per favorire gli amici di Berlusconi, oggi per favorire i grandi gruppi riconducibili al centrosinistra. E’ questo che oggi li paralizza 

A fine agosto, dopo lunghi mesi di estenuanti trattative con i suoi compagni di strada, o presunti tali, il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, chiede le primarie per il centrosinistra, altrimenti, dice, nessuno lo convincerà a ritirare la propria ricandidatura.

A fine agosto, dopo lunghi mesi di estenuanti trattative con i suoi compagni di strada, o presunti tali, Gianfranco Miccichè, commissario-coordinatore di Forza Italia in Sicilia per grazia ricevuta (da Berlusconi), dice: “Alle elezioni regionali possiamo andare da soli”.

In queste due dichiarazioni, se lette con attenzione, si concentra lo ‘spirito’ che anima sia il centrosinistra, sia il centrodestra della Sicilia. Due schieramenti politici che dovrebbero essere alternativi, ma che invece presentano un denominatore comune così forte da renderli quasi uguali: la ricerca del potere allo stato puro, senz’altra motivazione.

Il centrosinistra governa dal 2008 la Regione. Ha cominciato con il tradimento di un presidente ‘ribaltonista’: Raffaele Lombardo.

Eletto nel 2008 con una maggioranza di lista di quasi il 70% dei voti, Lombardo, nove anni fa, pensò che ‘imbarcando’ il PD nel Governo, alla faccia degli elettori di centrodestra che l’avevano votato, avrebbe risolto tutti i suoi problemi, politici e giudiziari.

Gli otto anni precedenti erano volati via all’insegna del centrodestra. Totò Cuffaro, per natura sua politicamente ‘ecumenico’, non aveva escluso nessuno. Ma la sinistra – più quella nazionale che quella siciliana – voleva di più, soprattutto nei settori che contano: per esempio, nei grandi appalti.

Due esempi di grandi appalti siciliani, finiti nel ‘piatto’ di una certa sinistra nazionale, li racconta l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore ‘Totò’ Petrotto, con annessi, connessi ed effetti collaterali, in un video molto gettonato (CHE POTETE VISIONARE QUI).

Si parla di due grandi appalti stradali per centinaia e centinaia di milioni di euro: la Caltanissetta-Agrigento e la Palermo-Agrigento. Ovviamente di completare i lavori di queste due strade non se ne parla. Chissà quando si completeranno queste due opere: e chissà quante altre centinaia di milioni di euro si spenderanno. Ovviamente senza alcun controllo!

Queste due opere pubbliche, che costano una barca di soldi senza produrre nulla per la Sicilia e i Siciliani, ma che producono molto per chi gestisce questi eterni lavori, spiegano più di ogni altra analisi politica e sociologica il perché, nel 2008, la sinistra manifestava l’urgenza di prendere il potere in Sicilia.

Nella dimensione nazionale – sempre con riferimento al Governo del ‘ribaltonista’ di Lombardo – ci sono le centinaia e centinaia di milioni di euro del FESR (Fondo Europe per lo Sviluppo Regionale) finiti all’ANAS e alle società delle ex Ferrovie dello Stato per dare alla Sicilia le strade che cadono a pezzi e le tratte ferroviarie deliranti.

A questo servono i fondi europei destinati alla Sicilia: a foraggiare i grandi gruppi nazionali privati e para pubblici. Con gli stessi fondi europei che si sostituiscono agli interventi dello Stato non per arricchire la nostra Isola di opere pubbliche, ma per fare ingrassare chi le gestisce.

Ovviamente, nella gestione di centrosinistra della Regione siciliana c’è anche un ‘desco’ regionale a base, soprattutto, di rifiuti, con la prevalenza delle discariche (private) sulla raccolta differenziata.

A rifiuti si aggiunge l’acqua, rimasta nelle salde mani dei privati.

E naturalmente la Formazione professionale ‘rivisitata’ con una spruzzatina di cinismo di stampo staliniano: via gli 8 mila vecchi dipendenti (carne da macello sociale) e largo alle nuovi assunzioni lungo l’asse Palermo-Siracusa e diramazioni.

Poi c’è il PSR, sigla che sta per Piano di Sviluppo Rurale, altri 2 miliardi e 100 milioni di euro di fondi europei per l’agricoltura gestiti dalla Regione, più altri 3 miliardi di euro circa, sempre di fondi europei e sempre per l’agricoltura.
Con tutti questi miliardi di euro – 5 miliardi spesi tra il 2008 e il 2013 e altri 5 miliardi in corso di spartizione – gli agricoltori siciliani dovrebbero essere dei nababbi.

Invece il settore agricolo, nonostante questo fiume di denaro pubblico, è in crisi: è in crisi il mondo del grano duro, è in crisi l’agrumicoltura, è boccheggiante la zootecnia (che in Sicilia ha perso per strada l’Associazione Regione degli Allevatori, dove i soldi pubblici non sono mancati, ma dove non si capisce dove siano finiti), è claudicante l’olivicoltura.

Dal marasma si salvano solo alcune aziende che producono vino. Fatte salve queste realtà, non c’è ancora una politica per le Cantine sociali. Parlano i numeri: la Sicilia imbottiglia, sì e no, il 20% del vino prodotto. Il resto – il vino prodotto, per l’appunto, dalle cantine sociali – va in larga parte a ‘tagliare’ i vini del Nord Italia o di altri Paesi, naturalmente a prezzi stracciati.

Gli unici dati visibili dei fondi europei destinati all’agricoltura siciliana sono i ritardi nel sostegno all’agricoltura biologica (COME POTETE LEGGERE QUI) e i fondi europei distribuiti ai produttori siciliani di grano duro per non fargli coltivare lo stesso grano duro, così da giustificare l’importazione di grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine (COME POTETE LEGGERE QUI).

Poi c’è il grande filone dell’energia: pensate, dal 2012 ad oggi non una sola notizia è trapelata. L’unica cosa certa è che nella maggioranza che regge le sorti del Governo Crocetta la baraonda, per accaparrarsi la gestione delle energie, si è placata solo dopo che l’affare è finito nelle mani dei renziani. Poi, il silenzio.
Ultimi – ma non ultimi per importanza – i bandi per le attività produttive presentati in chiave ‘teleologica’…

Come potete notare, per il centrosinistra siciliano che oggi governa la Regione tutta l’attività politica e amministrativa è una sommatoria di grandi affari. Fatti salvi gli interessi dei grandi gruppi nazionali – che l’ascarismo non pensa nemmeno lontanamente di mettere in discussione (ascarismo che riguarda, in egual misura, centrodestra e centrosinistra) – tutto il resto è una torta da spartire.

Ma la spartizione è difficile: basti pensare a quanti Governi ha cambiato Crocetta dal 2012 ad oggi.

E’ possibile pensare che i ‘galantuomini’ del centrosinistra si mettano d’accordo per i prossimi cinque anni? E’ praticamente impossibile, perché un nuovo accordo comporterebbe la perdita di qualcosa (il qualcosa, in questo caso, significa molto) per alcuni. Da qui il gioco dei veti incrociati.

Questo spiega perché nel centrosinistra siciliano, dall’ottobre dello scorso anno ad oggi, discutono senza arrivare ad un accordo. E mentre discutono, chi gestisce continua a gestire e a spartire, cercando di lasciare al suo successore il meno possibile.

Lo scenario che vi abbiamo descritto per il centrosinistra vale, esattamente – dettaglio in più, dettaglio in meno – per il centrodestra.

Secondo voi perché i ‘capi’ di questo schieramento politico perché non si mettono d’accordo? Tutti, dall’ottobre dello scorso anno, concordano sul fatto che il centrodestra siciliano, unito, dovrebbe vincere le elezioni. Ma nessuno di questi soggetti è disposto a vincere rinunciando a qualcosa che andrebbe ad un altro. Da qui il gioco dei veti incrociati.
Se ci fate caso, sia nel centrosinistra, sia nel centrodestra siciliano non c’è nemmeno l’ombra dell’interesse pubblico. A questi signori della gestione corretta dell’energia nell’interesse dei siciliani, dell’acqua pubblica, di una corretta gestione dei rifiuti, del rilancio concreto dell’agricoltura e via continuando non gliene può fregare di meno.

Ogni soggetto del centrosinistra lavora per sé. Idem nel centrodestra. Ognuno, i questi due schieramenti politici, pensa a se stesso. Ognuno persegue il proprio particulare affaristico o politico (più il primo che il secondo e, in ogni caso, il secondo è quasi sempre subordinato al primo).

L’unica cosa che accomuna questi questi personaggi è la spasmodica ricerca del potere allo stato puro, dando assiomaticamente per scontato che nessuno dei propri compagni di strada debba avere di più.

Cosa può dare a una Sicilia già in profonda crisi questa politica?

Così Crocetta, a fine agosto, dice che vuole le primarie del centrosinistra, sennò lui rimane candidato.

Così Miccichè, a fine agosto, dice che Forza Italia può andare da sola.

In tutt’e due gli schieramenti si gioca a tirare la corda, nella speranza che qualcuno ceda.

In questo gioco al massacro, comunque, i Siciliani posso maturare una certezza: che la Sicilia con al governo il centrodestra o il centrosinistra non andrà mai avanti. Perché chi va a governare con la priorità di gestire potere e denaro ignorando l’interesse pubblico di solito non migliora le cose: semmai le peggiora.

Fonte: www.inuovivespri.it