20 luglio 2017

CONSORZI DI BONIFICA. TROVATO IN PARTE L'ACCORDO TRA IL PRESIDENTE CROCETTA E I SINDACATI








ROSARIO CROCETTA: “NON C’È SETTORE DEL GOVERNO CHE SIA ANDATO MALE”. E GLI INCENDI IN SICILIA?


20 Luglio 2017
Ma non ci sono gli incendi che hanno devastato l’Isola: c’è mezza Sicilia che, con il Governo Crocetta, è franata. Comuni, ex Province, sanità pubblica, Formazione professionale, politiche del lavoro, attività culturali, acqua in mano ai privati, rifiuti controllati dai ‘Signori delle discariche’, eccetera, eccetera, eccetera…


C’è una frase che Rosario Crocetta ha pronunciato nella conferenza stampa di oggi che andrebbe incorniciata:

“Non c’è un settore del Governo che sia andato male”.

Sì, avete letto bene: tutto quello che ha fatto il Governo Crocetta fino ad oggi è stato un ‘successo’. Al limite, anche gli incendi che hanno incenerito mezza Sicilia, volendo, sono stati un successo: il fuoco purificatore…

Anche gli otto mila lavoratori licenziati nel settore della Formazione professionale sono stati un ‘successo’: è nelle tribolazioni, infatti, che l’uomo ritrova se stesso…

Poi ci sono i mille e 800 dipendenti degli ex Sportelli multifunzionali: anche loro a spasso in attesa di un’improbabile riassunzione al Ciapi sì Ciapi no…

Pure le ex Province siciliane fallite, con i sei mila e 500 dipendenti – i dipendenti, badate e non i lavoratori precari – lasciati senza stipendio sono un ‘successo’…

Anche i circa 390 Comuni siciliani lasciati senza risorse finanziarie sono un ‘successo’: siamo a fine luglio e i Comuni aspettano dalla Regione di Crocetta:

i 340 milioni di euro del Fondo regionale delle Autonomie locali;

i 115 milioni di euro per il pagamento delle rate di mutui;

180 milioni di euro per pagare il precariato.

Sono quasi 600 milioni di euro: di questi i Comuni dell’Isola non hanno ancora ricevuto nemmeno un euro!

Poi ci sono tutte le Fondazioni, gli enti e le associazioni culturali: tutte lasciate senza fondi!

Poi ci sono gli enti regionali: anche in questo caso niente fondi!

Poi c’è la sanità pubblica, che fa acqua da tutte le parti: ospedali con pochi medici e pochi infermieri, Pronto Soccorso al collasso, Medicina del territorio quasi assente.

Le uniche realtà sanitarie che funzionano a pieno ritmo, senza problemi di natura economica, nella Sicilia amministrata da un Governo di ‘centrosinistra’, sono le strutture private sostenute dalla stessa Regione: basti pensare all’ISMETT che, da solo, ‘inghiotte’ ogni anno 106 milioni di euro (più dei fondi a disposizione dell’intero Policlinico universitario di Palermo!).

Da non dimenticare l’acqua, rimasta nelle salde mani dei privati.

E che dire dei rifiuti lasciati nella mani dei ‘Signori delle discariche’?

Credeteci: la lista è lunga.

Chiudiamo, per non annoiarvi oltre, con i già citati incendi. Con le aree verdi abbandonate, senza che gli operai della Forestale siano stati messi nelle condizioni di effettuare le opere di prevenzione degli incendi.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, dice che gli operai 151-isti e 101-isti sarebbero stati assunti a metà maggio. Gli iscritti al Sindacato Forestali Uniti (Si.F.u.S.) per la stabilizzazione dicono di essere stati assunti dal 15 giugno in poi. Chi ha ragione?

A parte il fatto che le assunzioni – per avviare una corretta opera di prevenzione degli incendi – vanno fatte a fine marzo e non a metà maggio (e quindi già il Governo regionale ammette che ci sono circa 2 mesi di ritardo), i vertici del Si.F.U.S. hanno sfidato l’assessore Cracolici a un confronto televisivo. Vedremo come finirà ‘sta storia.

Detto questo, con tutti questi ‘successi’, come può un presidente della Regione affermare che “Non c’è un settore del Governo che sia andato male?

Forte di questi risultati ‘incoraggianti’ Crocetta dice:

“Mi ricandido. I sondaggi mi danno al 22-24%”.

Il 5%, con una media di 55% di elettori siciliani che si recano alle urne, equivale a circa 150 mila voti. Crocetta è convinto che prenderà 650-670 mila voti.

Se ne è convinto lui…

Fonte: www.inuovivespri.it




CROCETTA: SONO PRONTO A FARE LE PRIMARIE E A SFIDARE CHIUNQUE SI CANDIDI


PALERMO. "Mi candido". Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, in conferenza stampa nel suo comitato del 'Megafono' confermando la ricandidatura alle regionali del 5 novembre.


http://gds.it/2017/07/20/crocetta-sono-pronto-a-fare-le-primarie-e-a-sfidare-chiunque-si-candidi_699112/

"In questo momento la mia è una proposta che faccio innanzitutto al Pd", afferma Crocetta. Rispondendo al segretario dei dem siciliani, Fausto Raciti, che prima della scelta del candidato a governatore occorre definire la coalizione e un programma, Crocetta dice: "La coalizione c'è già ed è quella che mi sostiene ora, poi io voglio allargare alla sinistra. Certamente la candidatura non la possono scegliere quattro capi corrente a Roma ed è inusuale che presidente uscente non venga candidato". Crocetta aggiunge: "Sono pronto anche a fare le primarie e a sfidare chiunque, Davide Faraone, Giuseppe Lupo e chiunque si candidi".
E ancora: "Il Pd non decide e più che occuparsi di formare una coalizione finora ha fatto i viaggi della speranza".

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Fonte: gds.it





CROCETTA CONVOCA I FORESTALI A PALAZZO D’ORLEANS MA LI ‘BIDONA’ PER PRESENTARE LA SUA CANDIDATURA: OCCUPATA LA SALA BLU


La convocazione per parlare di bonifica


20 Luglio 2017 Crocetta convoca i sindacati dei forestali ma invece di riceverli va via da palazzo d’Orleans per andare a tenere la conferenza stampa nella sede del megafono per annunciare la sua ricandidatura.
“Siamo qui, all’interno della sala blu della Presidenza della Regione insieme con i lavoratori per l’ennesima volta mortificati da una politica assente ed inetta. Siamo stati convocati dal Presidente Crocetta alle ore 14,00, ma abbiamo dovuto assistere a una passerella di burocrati e politici che tentano di giustificare l’mmotivata assenza del Presidente”.
Lo dicono i sindacati dei forestali Fai Cisl, Flai Cgil, Filbi Uil Sicilia in una nota nella quale annunciano l’occupazione della sala blu di palazzo d’orleans
“Abbiamo deciso di fermarci qui in assemblea permanente, in attesa che si faccia vivo. Ci muoveremo solamente quando sarà riuscito a darci risposte certe e soddisfacenti per il comparto dei lavoratori della Bonifica.
Non escludiamo, qualora non dovessimo essere ricevuti o se, ricevuti, le risposte non dovessero risultare adeguate alle nostre richieste, che sin da domani saranno promosse azioni di lotta fino al blocco dei servizi!!!”


Fonte: palermo.blogsicilia.it





VERTENZA CONSORZI DI BONIFICA, SINDACATI OCCUPANO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE. “CROCETTA CI CONVOCA MA NON SI PRESENTA ALL’INCONTRO”


Angela Di Marzo 20 Luglio-2017
Nel pomeriggio di oggi lavoratori e sindacati dei consorzi di bonifica dell’Isola hanno occupato la Presidenza della Regione. La decisione di Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil, di riunirsi in assemblea permanente e non spostarsi dalla sala blu di Palazzo d’Orleans, è stata assunta “a causa dell’ennesima delusione generata da una politica assente e inetta”, come dicono le tre sigle sindacali. Nel palazzo, il clima si è surriscaldato perché il governatore Crocetta, dopo aver convocato per le 14 i rappresentanti dei lavoratori, non si è presentato all’appuntamento limitandosi a spedire all’incontro tecnici dell’ufficio di presidenza. Ma “fino a quando il presidente non avrà dato risposte alle attese dei mille e cento lavoratori degli 11 consorzi di bonifica, non ci muoveremo da qui”, affermano Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil. Così, mentre Crocetta s’intratteneva nella sede regionale del Megafono, a Palermo, per una conferenza stampa convocata in mattinata su temi politici ed elettorali, a Palazzo d’Orleans montava la rabbia per la “sistematica latitanza di interlocutori politici e istituzionali”. “E non escludiamo – scrivono i sindacati – di promuovere azioni di lotta fino al blocco dei servizi, qualora non dovessimo essere ricevuti o, se ricevuti, qualora le risposte dovessero essere solo vaghe e inadeguate”.Tre i punti principali su cui Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil dicono di attendere risposte dal presidente della Regione: “l’immediata liquidazione della seconda semestralità 2017”. “La Regione – spiegano – ha nel cassetto 16 milioni, attendiamo che distribuisca le risorse che ci sono dovute”; il varo di una norma che chiarisca la posizione giuridica dei lavoratori che dal tempo determinato dovranno passare a tempo indeterminato per effetto delle sentenze della corte d’Appello di Catania; la liquidazione delle spettanze erogabili in forza della legge regionale 8 del 2017, relative agli anni 2015-2016, maturate e non pagate.

Fonte: www.cislpalermotrapani.it



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I lavoratori dei consorzi di bonifica sono in assemblea permanente presso la Presidenza della Regione e ci rimarranno fino a quando non avranno ricevuto risposte certe e soddisfacenti






I LAVORATORI DEI CONSORZI DI BONIFICA SONO IN ASSEMBLEA PERMANENTE PRESSO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE E CI RIMARRANNO FINO A QUANDO NON AVRANNO RICEVUTO RISPOSTE CERTE E SODDISFACENTI

Ricevo e pubblico



Siamo qui (Fai-Cisl, FLAI-Cgil e Filbi-UIL) all'interno della sala blu della Presidenza unitamente ai lavoratori, per l'ennesima volta violentati da una politica assente ed inetta...convocati dal Presidente Crocetta alle ore 14,00 di oggi abbiamo dovuto assistere ad una passerella di burocrati e politici che di fatto non danno alcuna risposta ma che semplicemente tentano di giustificare una immotivata assenza del Presidente..
Tutto insieme abbiamo deciso di fermarci qui (nella sala blu) in assemblea permanente in attesa della Sua presenza è ci muoveremo solamente quando sarà riuscito a darci delle risposte certe e soddisfacenti per il comparto dei lavoratori della Bonifica..
Non escludiamo, qualora non dovessimo essere ricevuti o se, ricevuti, le risposte non dovessero risultare adeguate alle nostre richieste che sin da domani saranno promosse azioni di lotta fino al blocco dei servizi!!!




AUDIZIONE IN SENATO. INCENDI, LA PROTEZIONE CIVILE: RECORD DI INTERVENTI NEGLI ULTIMI 10 ANNI, ALLARME IN SICILIA


20 Luglio 2017
ROMA. "Dal primo gennaio 2017 a oggi abbiamo dovuto affrontare 955 richieste" di intervento della flotta nazionale per lo spegnimento di incendi. "Un record assoluto degli ultimi 10 anni". Lo ha detto il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, durante un'audizione in commissione Territorio e Ambiente al Senato. Nella settimana dal 10 al 17 luglio, ha aggiunto Curcio, "abbiamo ricevuto 325 richieste di intervento". "Fino al 9 luglio le richieste erano state 630".

Il record, ha sottolineato Curcio, non riguarda solo il numero di interventi, ma anche le ore di volo: "Sono 4.803 le ore volate fino ad oggi". Per quanto riguarda le aree in cui si stanno concentrando gli incendi - ha puntualizzato a margine - "storicamente la parte siciliana preoccupa un po' di più. La Toscana, come organizzazione, a livello di flotta regionale si è dotata di buoni mezzi e sta lavorando bene".

"Ma se c'è la mano dell'uomo queste considerazioni diventano meno importanti. Se viene fatto in maniera scientifica allora è più complicato". "La flotta nazionale - ha insistito - sta dando la risposta che deve dare però se da una parte si spegne e da una parte si accende, allora il problema non è la flotta".

Durante l'audizione Curcio ha sottolineato come nella settimana dal 10 al 17 luglio, "siano arrivate il 50% di richieste" di concorso aereo nazionale giunte "nei primi 6 mesi dell'anno". Per far fronte all'emergenza "due aerei sono stati forniti dalla Francia".

La Sicilia è stata "colpita nella sua interezza", ha osservato. "Nella prima parte della settimana le richieste sono arrivate soprattutto dalla regione siciliana: 72, pari al 22% delle richieste di intervento di tutta la settimana, e il giorno peggiore è stato il 12 luglio, con 19 richieste. 222 le ore di volo, 2.607 i lanci dal punto di visto aereo. Le aree più colpite sono state, tra le altre Catania, Messina e San Vito Lo Capo".

Per quanto riguarda la Campania, "le richieste dal 10 al 17 luglio sono state 65, il 20% del totale, e il giorno peggiore è stato il 12 luglio. C'è stata un'attività intensissima nell'aerea vesuviana".

Nel fine settimana, ha concluso Curcio, "ci sono state altre situazioni" di emergenza: "Soprattutto la domenica si è registrata un'attività importante in Toscana e Lazio e Puglia (Isole Tremiti)". In generale, "molti giorni il vento era così forte che gli elicotteri non potevano volare, queste sono difficoltà abbastanza importanti".

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Fonte: gds.it





ALLE “BRAVE PERSONE”


di Antonino Lomonaco (Aib Linguaglossa)
Quest’anno, riguardo la questione degli incendi boschivi, vi è una novità: finalmente non vi è stata alcuna accusa mossa contro noi operai dell’antincendio boschivo siciliano! Certo, probabilmente, i grandi sapientoni si saranno accorti che la massima parte degli incendi boschivi riguarda i terreni privati ed abbandonati, dove i lavori forestali non si fanno e neanche possono farsi. Certo, vi è anche il fatto che gli incendi, quest’anno, non riguardano solo la Sicilia ma molte altre regioni italiane, dove gli operai siciliani non operano e sarebbe stato un assurdo incolpare di questi anche loro. Tuttavia vi è sempre la necessità di trovare chi abbia la responsabilità di tali atti criminali. Così escono fuori teorie fra le più strambe, analoghe ai vanti del 2014 del “simpatico” Crocetta”, il quale diceva di esser riuscito a ridurre (chissà poi per quale miracolo!) del quattrocento per cento i roghi in Sicilia, senza tener conto della anomala piovosità di quella stagione estiva! Una anomalia che, più o meno, durò per i seguenti due anni (2015 e 2016). Quest’anno, invece, ci si tira i capelli per la quantità degli incendi già, a metà stagione, pari alla quantità dell’intera estate del duemilasedici, facendo dire a quei cervelloni della piazza e dei condizionatori d’aria, di complotti, ed altre amenità, contro le brave amministrazioni che ci governano. Io inviterei queste “brave” persone a riflettere, semplicemente, sulle temperature. Infatti la recrudescenza degli incendi di quest’anno trova la sua ragione nelle alte temperature raggiunte e nei bassi indici di piovosità che vi sono stati ormai da diversi mesi a questa parte. Due fattori che, insieme, rappresentano il vero motivo che, in ogni posto del mondo, favoriscono gli incendi boschivi, persino presso il circolo polare artico come avvenne l’anno passato in quella città del Canada di novantamila abitanti, costretta perfino a far evacuare la sua popolazione! Ecco il perchè della peculiarità, incomprensibile ai più, negli anni scorsi, degli incendi in Sicilia: perchè la Sicilia è la regione più a sud d’Italia, dove maggiore è l’impatto estivo delle alte temperature e della siccità! E’, infatti, più difficile estinguere un incendio quando la temperatura ambientale è già alta e le piante disidratate. A questo si aggiunge la triste questione dell’abbandono dei terreni agricoli e della conseguente espansione della vegetazione spontanea, abbandono dovuto alla difficoltà dell’agricoltura tradizionale, fatta di piccoli proprietari, a competere con i grandi gruppi economici. Ma, tutto ciò, come dicevo, sono solo le concause che favoriscono gli incendi boschivi. Un incendio boschivo nasce sempre dalla mano umana che lo appicca. Una mano mossa da una consapevolezza etica ridotta ormai ai minimi termini. Consapevolezza etica che non riesce a comprendere nulla che non sia al di là della propria “pancia” di roditore. Stiamo erodendo un intero pianeta, modificandone rapidamente anche il clima e non ce ne rendiamo conto. Ogni incendio boschivo è una strage di esseri viventi diventati ormai sempre più preziosi. Questo è, infatti, un incendio boschivo: una strage! Ed a tale reato dovrebbe esser penalmente equiparato! Se davvero vogliamo trovare il criminale che appicca il fuoco, causando distruzioni inimmaginabili, lo troviamo facilmente, senza bisogno di pensare ai complotti di vario genere, e lo troviamo nei motivi più banali e stupidi della pochezza umana, così come capita ad ogni omicida definito prima, sempre, come una “brava persona”. Lo troviamo in quell’etica meschina che ritiene di poter fare tutto impunemente e senza alcuna responsabilità.

Noi tutti, “brave persone”, con l’impatto numerico miliardario, e mossi dal desiderio di soddisfare strumentalmente tutte le nostre passioni, siamo all’origine di questi cambiamenti climatici, che fanno evaporare i ghiacciai ed impazzire le stagioni. Dobbiamo solo rendercene conto.




IN VENDITA A PALERMO LA SEDE DELLE FORESTE DEMANIALI


Da Intraneus - 19 luglio 2017
In vendita a Palermo l’immobile che per molti anni ha ospitato l’Azienda Foreste Demaniali. Si tratta di un complesso che si trova in via Paolo Gili, all’angolo con via Del Duca, nella zona della Zisa. La vendita sara’ curata da Gabetti Agency, incaricata dal Fondo Sigma Immobiliare.
L’immobile da alcuni mesi e’ libero. Gabetti agira’ in qualita’ di advisor esclusivo per la gestione del processo di vendita. La commercializzazione partira’ nei primi giorni di settembre, ma le attivita’ di sounding e scouting del mercato sono gia’ iniziate. L’obiettivo e’ quello di vendere in blocco il complesso immobiliare entro la fine del 2017, rispettando la strategia del fondo. “L’operazione, e’ un’ottima opportunita’ per il mercato degli operatori locali: developer, imprese di costruzioni, cooperative edilizie – dice Ivan Belvedere, relationship Manager Gabetti Property Solutions Calabria e Sicilia – potranno acquisire in blocco l’intero complesso, valorizzandolo e portandolo a nuova vita. Stiamo parlando di una zona di Palermo che sta guadagnando appeal, e il nostro intento e’ quello di operare sempre piu’ nella direzione di un totale recupero residenziale e commerciale degli immobili, spesso lasciati all’abbandono e al degrado”.


Fonte: siciliainformazioni.com






SCIACCA. È UN PENSIONATO DI 80 ANNI L'UOMO CHE, NEI GIORNI SCORSI È STATO ARRESTATO DAI CARABINIERI QUALE PRESUNTO AUTORE DELL'INCENDIO


"Ha appiccato il fuoco", ha 80 anni l'uomo arrestato

18 Luglio 2017
A sorprendere l'anziano mentre armeggiava accanto alle sterpaglie, con due accendini, è stato un maresciallo dei carabinieri“

È un pensionato di 80 anni l'uomo che, nei giorni scorsi, è stato arrestato dai carabinieri quale presunto autore dell'incendio appiccato a Sciacca. L'anziano, a quanto pare, sarebbe stato sorpreso da un maresciallo dei carabinieri mentre armeggiava con degli accendini accanto alle sterpaglie.

LEGGI ANCHE: Sorpreso a dare fuoco alle sterpaglie, arrestato piromane

La Procura di Sciacca, intanto, oggi ha chiesto la convalida dell'arresto al GIP. L'anziano dopo l'arresto, ad opera dei militari dell'Arma, è stato posto ai domiciliari.

LEGGI ANCHE: L'arresto del piromane, il sindaco: "Servono pene severe"


Fonte: sciacca.agrigentonotizie.it


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Sciacca, fermato un uomo mentre appicca il fuoco. Si indaga per capire se è l'autore degli altri roghi




LE CONTROREPLICHE DEI LAVORATORI FORESTALI AL SIG. GIANCARLO MARCOTI DI FINANZA IN CHIARO



di Giuseppe Lodato
Caro signor Marcotti è stata da parte sua un' azione gentilissima nel rispondermi. Forse sono stato poco chiaro nell'esprimere il miei pensieri. Spero di non essere noioso. Io, per quanto riguarda il regno delle due Sicilie, rimproveravo il modo in cui sono state sottratte le ricchezze, dall' oro custodito nelle banche (di certo non del popolo) all' industrie fiorenti traslocate altrove!!! (e come si suol dire, "tutto il mondo è paese" .... e come disse il buon Gesu' " chi non ha peccato scagli la prima pietra"). Asserivo alla Germania non la nostra disgrazia ma, riferendomi a sopra, che è andata nel dimenticatoio e ora dimostratasi presuntuosa ed arrogante. Non alludevo ai fantomatici giornalisti o conduttori che siano di essere gli autori della questione meridionale, ma bensi' ai loro stipendi gonfiati ( uno dei tanti esempi di spreco) per dire quattro fesserie da bar dipingendoci come dei fannulloni (peraltro stipendi pagati dal popolo). Vede gentilissimo signor Marcotti sono state avanzate proposte da persone molto piu' preparate di me per fare diventare la forestale produttiva e addirittura autofinanziata (con questa forza lavoro la Sicilia diventerebbe un' altra "Svizzera"), dando cosi dignita' al nostro lavoro. Ma PURTROPPO non vi è nessuna volonta' politica nel redigere tutto questo...Concludo dicendo che un bosco che brucia è solo un danno per i forestali in quanto quell'area percorsa dal fuoco viene interdetta per 7 anni agli addetti ai lavori... e per ultimo ma non per questo di minore importanza, noi addetti al servizio antincendio abbiamo lo stesso compenso economico restando nelle nostre postazioni che andare a spegnere il fuoco. G.ssimo signor Marcotti io sogno un Italia libera dalla dittatura di Bruxelles e dai quattro politici da strapazzo. Amo L' Italia da nord a sud (io sono nato nella splendida Lombardia) L'ITALIA AGLI ITALIANI !!! Le auguro una piacevole serata e mi scusi nuovanente

di Giuseppe Candela
Volevo non più rispondere all'egregio sig. Marcotti, ma visto il perseverare nel basso profilo vorrei chiarire alcuni aspetti. Egregio sig. Marcotti lei sa quanto è la differenza tra noi che viviamo di "assistenzialismo" ( ripeto per l'ennesima volta che noi non ci sentiamo assistiti perché LAVORIAMO) e lei? La risposta è nessuna, e le spiego perché. Lei sa quanto lo Stato elargisce al giornale per cui scrive di finanziamento pubblico? Se va su internet lo trova( lo fa per i forestali può farlo per il giornale per cui scrive), e se ha problemi glielo trovo io. Eppure un giornale dovrebbe vivere solo di copie vendute e di pubblicità, come negli Stati Uniti o in Germania, visto che le piacciono certi paragoni. Un forestale in media guadagna 7000€ annui più 2500€ di disoccupazione, a quanto ammonta il suo stipendio? Posso immaginare ma non lo scrivo. Eppure in un paese normale non dovrebbe essere cosi. Quindi se lei deve scrivere contro i forestali per coprire le magagne dei suoi padroni, sappia che tra la gente incolta e rozza dei forestali ci sono LAVORATORI che le sanno rispondere per le rime. Potrei continuare fino a domani mattina, ma la chiudo qui perché tanto e tutto tempo perso, lei ha scritto il suo punto definitivo e questo è il mio di punto definitivo.

di Giuseppe Spagnuolo
Caro (si fa per dire) sig. Marcotti, calcoli quanto spende la regione Sicilia solo per i vitalizzi e gli stipendi dei parlamentari poi li sommi a quelli che spende la sua regione per il medesimo motivo.
Fatto questo e giustificatone l'enorme esborso, a sua veduta, senza dimenticare, sempre a sua veduta, che tutto questo aumenti naturalmente il PIL, torni qui e tenti di sostenere ancora le minkiate che ha sparato.

Dimenticavo caro sig. Marescotti, lei nella sua regione chi ha votato? Si ritiene soddisfatto della classe politica locale?
Volevo aggiungere ancora che questi lavoratori fittizi, come li definisce lei, spesso e volentieri muoiono tra le fiamme, purtroppo muoiono realmente mentre ""fingono" di lavorare... sempre come dice lei!!
Continui a vergognarsi è il minimo che possa fare.




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LA SICILIA BRUCIA E PERDE IL SUO TESORO. MAURIZIO GROSSO, SEGRETARIO GENERALE SIFUS, CONTRO CRACOLICI E CROCE: “LAVORO DI PREVENZIONE SVOLTO IN MANIERA PARZIALE”


di Michele Giuliano
Incendi su tutto il territorio, acri e acri di terreni, boschi e colture andate distrutti: disastro ecologico di difficile recupero. Maurizio Grosso, segretario generale Sifus, contro Cracolici e Croce: “Lavoro di prevenzione svolto in maniera parziale”


PALERMO - Pochi giorni di vento di scirocco, e come ogni anno, la Sicilia ne esce ferita mortalmente. Decine di incendi su tutto il territorio, acri e acri di terreno, boschi e colture mandate in fumo, un disastro ecologico che sarà difficile recuperare e che richiederà comunque diversi anni, se non decenni. A Calampiso, vicino San Vito lo Capo, sono stati evacuati 700 ospiti del villaggio; sulle Madonie paura per gli anziani delle case di riposo di Blufi, a Catania le fiamme hanno minacciato le aree industriali e commerciali, ad Enna fumo e fuoco lungo l’autostrada, a Messina è stato devastato il patrimonio boschivo. E dopo la paura e lo sgomento, parte la polemica per la disorganizzazione e la mancanza di mezzi e uomini per contrastare ciò che era, purtroppo, come ogni anno, ampiamente prevedibile. 

Tra le prime voci quella di Maurizio Grosso, segretario generale del Sifus, primo firmatario di un esposto contro gli assessori regionali Antonello Cracolici e Maurizio Croce. “Il lavoro di scerbamento, pulizia dei boschi e prevenzione dei roghi è stato svolto in maniera parziale - asserisce Grosso - perchè gli operai stagionali non sono stati chiamati per tutte le giornate inizialmente previste. Mancavano quindi i corridoi tagliafuoco ed i mezzi a disposizione sono sempre più precari”.

Gli stessi dubbi sembrano essere condivisi dalla Procura di Palermo, che ha aperto una inchiesta senza indagati per verificare quali e quanti disservizi sono stati registrati nelle ore degli incendi, dalla mancanza o insufficienza dei canadair, alla mancata sottoscrizione delle convenzioni fra la Regione siciliana e la protezione civile. E sembra che anche alle Procure di Messina e Catania vogliano agire per individuare colpe e responsabilità.
Alle critiche e le accuse ha risposto l’assessore alle Risorse agricole Cracolici: “Il Sifus, sponsorizzato da deputati di Forza Italia - attacca - da mesi alimenta una campagna contro l’amministrazione fomentando odio e demagogia”. L’assessore non le manda a dire contro ciò che considera un attacco in malafede al governo: “Ciò che colpisce non è l’esposto, ma il tentativo di depistaggio che questo esposto sottende - continua Cracolici -. Non si chiede di investigare verso chi accende i fuochi, che sta devastando il patrimonio vegetale e faunistico della Sicilia, ma verso coloro che di quei fuochi sono vittime, ovvero l’interesse collettivo rappresentato dagli amministratori pubblici”. In particolare, l’assessore considera una tesi “strampalata” quella che lo accusa di aver fatto partire in ritardo le attività di prevenzione, omettendo che nessuna attività può partire senza l’approvazione del Bilancio, dopo il quale sono stati avviati tutti i lavoratori che svolgono 151 giornate e tutti quelli che fanno 101 giornate. Questi operatori lavorano esclusivamente nelle aree di demanio forestale, quindi in aree di proprietà regionale, dove svolgono attività di manutenzione del bosco, o nelle riserve gestite dal dipartimento, aree che, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono state origine dei roghi.

L’assessore si dice quindi pronto ad andare per vie legali contro chi alimenta la paura e il sospetto: “È evidente che questo sindacato, con il suo depistaggio, sta alimentando il sospetto che la responsabilità dei fuochi sia di chi lavora nei boschi e non di chi non cura le aree private e le strade. Insomma temo che l’autore di questa campagna di mistificazione finisca per danneggiare i lavoratori forestali con accuse folli”.

20 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it



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MESSINA. INCENDI: AVVIATE LE PRIME STIME, RISARCIMENTI PER I “DANNI” CAUSATI DAI CANADAIR. PER LA PREVENZIONE, SI INTENDE CHIEDERE FONDI PER AVVIARE I “CONTRATTI DI RESPONSABILITÀ TERRITORIALE”, FONDATI SUL COINVOLGIMENTO DEL VOLONTARIATO E DELLE ASSOCIAZIONI LOCALI DEI COLTIVATORI


19 Luglio 2017
Si è svolta una riunione tra il Comune di Messina, rappresentato dagli assessori, allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, Guido Signorino e alla Protezione Civile, Sebastiano Pino, l’Ispettorato Provinciale Agricoltura (Salvatore Bottari), l’ufficio Servizio per il territorio di Messina del Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale (Giovanni Cavallaro), l’Ispettorato riparimentale delle Foreste di Messina (Francesco Gangemi), con la presenza dell’esperto del sindaco, Filippo Cucinotta, al fine di avviare una prima stima dei danni causati dagli incendi.

Nel corso della riunione si è fatta una prima valutazione della terra bruciata che, con riferimento in particolare alla zona tirrenica (Calamona-Piano Torre-Spartà) e alla zona nord (Curcuraci) è di circa 850 ettari. La maggior parte dei terreni sono privati e incolti; secondo le valutazioni del Dipartimento dello Sviluppo rurale gli incendi della zona tirrenica e della zona nord hanno riguardato terreni demaniali per meno del 10% del totale (circa 60 ettari su 850).

A seguito dell’incontro di Salvatore Bottari ha comunicato che, in base alle prime stime dell’Ispettorato Provinciale Agricoltura, le coltivazioni hanno ricevuto un danno ad oggi stimato in  500mila euro. In particolare l’incendio della zona tirrenica ha distrutto 30 ettari di uliveto, con una stima per i ripristini di 250 mila euro, 5 ettari di agrumeto e frutteto (stima danni 70 mila euro); 5 ettari di vigneto (100 mila euro). A questo si aggiungono, in base ai rilievi aerofotogrammetrici e considerando anche i danni derivanti dall’uso di acqua salmastra dai Canadair, 4 ettari di vigneto tra Curcuraci, Pezzolo e Tipoldo (80 mila euro), pervenendo alla stima complessiva di 500 mila euro.

In corso di elaborazione a cura del dipartimento regionale dello Sviluppo Rurale la stima del danno ambientale in termini di superficie boschiva persa. La valutazione complessiva verrà trasmessa alla Regione siciliana e al Governo nazionale, chiedendo a tutte le rappresentanze politiche messinesi ogni forma di attività per il giusto ristoro e per la deroga al divieto di rimboschimento per prevenire il grave rischio idrogeologico, cui la città è adesso maggiormente esposta.

Sempre sul fronte della prevenzione, l’assessorato allo Sviluppo economico ha contattato il Parco nazionale dell’Aspromonte e intende chiedere fondi per avviare a Messina i “Contratti di responsabilità territoriale”, fondati sul coinvolgimento del volontariato e delle associazioni locali dei coltivatori.

Dalla riunione, e in condivisione con gli assessori, Sebastiano Pino, e al Verde pubblico, Daniele Ialacqua, è emerso che il burgensatico di Pezzolo potrebbe costituire, tra le altre eventualmente individuate con le Circoscrizioni, un’area privilegiata per avviare una prima sperimentazione.

Di incendi boschivi si parlerà anche nell’importante convegno organizzato dall’assessorato allo Sviluppo economico con la Coldiretti su legalità e contrasto alle agromafie, in programma domani, dalle 10, nel salone delle Bandiere di Palazzo Zanca.

Fonte: www.messinaoggi.it





SIFUS: MAURIZIO GROSSO REPLICA AGLI ATTACCHI DELL'ASSESSORE REGIONALE CRACOLICI. VIDEO STAR



LA MAFIA DEL FUOCO: PRESSIONI ALLA POLITICA E AFFARI DEI CLAN, ECCO PERCHÉ L’ITALIA STA BRUCIANDO

La pineta di Castel Fusano a Roma devastata dalle fiamme (agf)

di ROBERTO SAVIANO-19 Luglio 2017
Dietro gli incendi non c’è un disegno eversivo o una regia unica. Ma una serie di ragioni che mettono lo Stato in ginocchio. Si evocano piani eversivi per nascondere la realtà dei territori abbandonati. È la bonifica criminale per eccellenza: con le fiamme si fa spazio a discariche e ad aree in cui si potrebbe stoccare di tutto. Il territorio è in balìa di se stesso senza alcuna seria possibilità di prevenzione, previsione, monitoraggio e intervento

L'ITALIA brucia. Le domande che vengono poste sono ogni estate sempre le stesse e da sempre restano inevase: perché brucia tutto? Com'è possibile? Chi sono i responsabili? Perché non si spegne in tempo? I cieli italiani sono rossi di fiamme e non per mero caso. Ma nemmeno, come ho sentito dire al governatore della Campania Vincenzo De Luca, per un disegno eversivo o un attacco alle istituzioni. Se l'Italia brucia i motivi sono molteplici e assolutamente controintuitivi. "Con questo caldo basta una cicca di sigaretta per incendiare tutto", "È responsabilità di piromani", "Si dà fuoco a poveri animali che poi correndo incendiano intere foreste ": leggende metropolitane, menzogne cui è facile credere e che facilmente si raccontano per trovare soluzioni che non implicano approfondimento. L'Italia brucia per cento motivi: vogliamo provare a elencarli tutti?

Quasi impossibile. L'Italia brucia per bloccare le concessioni edilizie che le organizzazioni criminali usano per ricattare le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori. Sì proprio così, credevate forse che bruciare servisse a incenerire pini, noci e ulivi per far spazio a palazzotti e ville abusive? Questo accadeva 20 anni fa. Dopo la legge- quadro per la lotta agli incendi boschivi non si può edificare per 15 anni e quindi cosa fanno i clan? Appena vengono a sapere che una zona può diventare edificabile, bruciano per bloccarla. Il messaggio è: prima di decidere se rendere edificabile o meno un terreno bisogna mettersi d'accordo con noi o negoziare un prezzo con noi, altrimenti con il fuoco blocchiamo tutto. Questa è la pratica. Ma la legge, come spesso accade, lascia spazio a strategie in grado di poterla aggirare perché "Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all'incendio per almeno quindici anni". Se così recita la legge, sapete cosa spesso accade e soprattutto a sud? Che non vengono definiti, i territori bruciati, zona boscata o pascolo, ma zona agricola. E per le zone agricole la legge non entra in vigore. Quindi bruci e puoi costruire.

Bruciare è la bonifica criminale per eccellenza: si brucia per fare spazio a discariche e ad aree in cui si potrebbe stoccare di tutto. Si brucia perché così le discariche abusive si consumano e bruciando alberi si ha più spazio per poter scavare e creare nuove discariche. L'Italia brucia perché le agenzie private, che forniscono sicurezza e monitoraggio del territorio, vengano ingaggiate e preferite alla sicurezza pubblica. Se non si appalta la sicurezza di un'area boschiva a specifiche agenzie private, la vendetta è il fuoco. Ma l'Italia brucia anche per molti altri motivi, privati e di rivalsa personale. Il fuoco viene appiccato, come mostrano le recenti indagini dei carabinieri, anche per un permesso edilizio non concesso, un divieto di caccia applicato ad aree adibite alla caccia per anni. Ed ecco che il fuoco diventa per organizzazioni criminali, gruppi di pressione e singoli cittadini la soluzione, e lo diventa perché è ormai chiaro che lo Stato non ha possibilità di far fronte all'emergenza. Chiunque voglia oggi esercitare un'azione di ricatto sa che con il fuoco può farlo. E non si tratta di piromania che è una patologia, ovvero ossessione verso il fuoco, ma di calcolo, di freddo calcolo. Spostare il problema altrove è il solito gioco furbo della politica. Addirittura ho sentito il sindaco di Catania parlare di "regia unica dietro tutti gli incendi" adducendo come prova di questa sua tesi non fatti, ma sensazioni. Non vorrei fare facile ironia, ma mi tornano in mente le parole del Procuratore della Repubblica (sempre) di Catania sulle Ong, su alcune delle quali disse di nutrire sensazioni negative, quasi a Catania dai rubinetti uscissero sensazioni al posto dell'acqua. Questa sembra una digressione polemica, invece serve proprio a mostrare come la politica (in senso lato) abbia sempre tutto l'interesse a spostare il problema altrove per continuare a non dare risposte e soprattutto per allontanare da sé ogni possibile responsabilità.

E all'Italia che brucia la risposta è "disegno eversivo", "regia unica", "attacco alla politica" e non politica distratta, assente, incapace. Quando il territorio viene devastato dalle fiamme, la politica tende a rispondere in due modi, o trattando gli incendi alla stregua di calamità naturali (come terremoti o eruzioni, e davvero il Vesuvio sembrava stesse eruttando) o come cospirazioni, menti occulte e braccia manipolate da regie massoniche. In realtà, come al solito, le dinamiche sono diverse, più complesse, ma anche alla fine riconducibili a una certa razionalità, certo criminale, ma spiegabile senza scomodare complottismi di sorta.

Quindi nonostante la notizia attiri molti click, e tutti i media possibili l'abbiano riportata, non esistono gattini infiammati che correndo devastano intere aree boschive, niente autocombustione o sigarette accese, ma inneschi chimici preparati ad arte e posizionati laddove è più difficile arrivare. E posizionati a favore di vento (come fatto sul Vesuvio). I luoghi comuni sugli incendi sono moltissimi. Il credere anche che sia facile poterli spegnere. Ma come? Il Vesuvio brucia e non si può spegnere il fuoco con l'acqua del mare? Be', l'acqua spegne le fiamme, ma nulla può contro il combustibile, quello solo la schiuma può neutralizzarlo. Ma con il mare così vicino perché non usare quell'acqua a disposizione? L'acqua marina, poiché salata, può causare desertificazione, quindi non è possibile utilizzarla in aree su cui si prevede un lavoro di riqualificazione boschiva.

Per paradosso la cenere concima e l'acqua marina che spegne le fiamme rende sterile il terreno.

Ho provato a sfatare solo alcune delle bufale più diffuse sull'origine dei roghi perché da cittadino non accetto che mi si raccontino fandonie, ma la realtà è che il fuoco è strumento economico di "bonifica criminale". Ogni zona ha i suoi gruppi criminali che bruciano. Bande che vogliono ottenere appalti in cambio della sicurezza delle zone boschive (o mi dai l'appalto o brucio tutto); clan che attraverso il fuoco rendono inedificabili i terreni da cui vogliono ottenere percentuali sulle concessioni edilizie e i lavori di costruzione; e ancora con il fuoco le organizzazioni trasformano parchi nazionali in spazi ideali per le discariche abusive (da materiale plastico a stoffe, rifiuti speciali il cui smaltimento comporta oneri che le aziende aggirano appaltando alla camorra).

Dal Vesuvio alla riserva degli Astroni, ormai distrutta per oltre un terzo, da Roma alla Maremma, alla Costiera Amalfitana, l'Italia brucia come ogni estate con la differenza, significativa, di un dato allarmante che dovrebbe imporre alla politica una seria autocritica: in un solo mese, da metà giugno a oggi, in Italia è andato in fumo tutto quel che è bruciato nell'intero 2016. Quindi nessuna regia unica o piano eversivo, ma solo ciò di cui non si vuole parlare, mai: il fuoco come declinazione - l'ennesima - dell'economia criminale che può esistere perché il territorio è in balia di se stesso senza alcuna seria possibilità di prevenzione, previsione, monitoraggio e intervento. E poi c'è chi, sempre per evitare di affrontare il problema dalla prospettiva più razionale, tira in ballo il tema della militarizzazione del corpo forestale, mostrando il camaleontismo tipico della politica che prima denuncia gli sprechi e poi, quando si prova ad arginarli, trova che il metodo è sbagliato solo perché sotto quel decreto non c'è la propria firma ma quella della forza politica antagonista. Meglio dire "sbagliato aver militarizzato la Forestale" (nonostante le competenze non si siano perse), che impegnarsi per concedere ai Carabinieri Forestali maggiori strumenti per la prevenzione e ragionare sui mezzi mancanti per far fronte alle fiamme.

Ora, in un Paese come l'Italia, dove i grandi ambiti di investimento e riciclaggio delle mafie sono oltre al narcotraffico proprio edilizia e rifiuti, trattare gli incendi alla stregua di calamità naturali è da dilettanti della politica. Già immagino chi dirà: ma come non vedi quanto l'Italia sia colma di turisti? Perché non dai alla politica e alla gestione del territorio il merito di aver fatto da pull factor per il turismo internazionale. Come è possibile - mi domando io, invece - che chi parla di turismo non abbia capito che l'Italia è meta residuale? Che non potendo andare altrove per timore di attacchi terroristici si viene in Italia dove peraltro, causa incendi, in Sicilia e in Toscana sono state evacuate strutture turistiche? L'assalto turistico non avviene perché è migliorata l'accoglienza, perché sono migliorati i trasporti (provate a raggiungere Puglia o Calabria in treno...), ma perché altrove per paura non si va più.

Oggi di fuoco si parla perché non è possibile ignorare quello che sta accadendo, ma non un politico che abbia descritto la situazione in maniera realistica. Anche il fuoco è usato per scopi elettorali, ma dopo aver cavalcato il disagio e l'indignazione non sarà più un argomento spendibile perché non porta voti: gli eco-reati sono percepiti come secondari rispetto alla disoccupazione, salvo poi non fare mai i conti con l'impossibilità di avere una economia florida in un Paese in cui l'economia criminale è in continua espansione. E se oggi la colpa è dei piromani, della militarizzazione del Corpo forestale, se oggi c'è un piano eversivo, se c'è una regia unica, domani in mancanza di bufale, fake news, pre e post verità, resterà solo puzza di bruciato, devastazione e silenzio. E dove c'è silenzio crescono i clan. Alla prossima estate, ai prossimi incendi.


Fonte: www.repubblica.it




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ELICOTTERI E CANADAIR, IL SOCCORSO DAL CIELO NELLE MANI DEI PRIVATI

Un Canadair in azione antincendio (afp)

Sono sette aziende sulle quali indaga l'Antitrust

di CORRADO ZUNINO-19 Luglio 2017
ROMA. La flotta aerea — Canadair ed elicotteri — che ancora ieri lanciava acqua e ritardante sugli incendi del Vesuvio, della Maremma grossetana, sopra Castelfusano pineta di Roma, in venti municipi del Cosentino, su un parco pubblico di Catanzaro e tra Genova e Arenzano (ventisette i roghi più gravi), è gestita dai vigili del fuoco e dalle Regioni. Ma è nelle mani — e nei profitti — di sette aziende private. Sei italiane, la settima è una multinazionale britannica con capitale spagnolo. Dallo scorso marzo i sette gruppi sono sotto inchiesta da parte dell’Antitrust e oggi l’Autorità garante del mercato deciderà come portare avanti un procedimento che ha già fatto emergere anomalie plateali e «alterazioni dei costi pubblici» (aumenti, quindi).

Con la crisi della Protezione civile post Bertolaso (a partire dal 2012) e la legge Madia vigente da gennaio 2017 (il Corpo forestale diluito nell’Arma dei carabinieri), molte cose sono cambiate nell’affrontare gli incendi in Italia. Sui roghi boschivi ora i vigili del fuoco hanno operatività totale, a terra e in cielo. La flotta aerea dello Stato, una delle più grandi al mondo, è costituita da 19 Canadair di proprietà della Repubblica italiana (sedici sono attivi) e messi a disposizione dei vigili più dodici elicotteri. I 31 mezzi sono dislocati su quattordici basi, da Comiso a Genova. Solo il costo dell’utilizzo dei Canadair pesa 55 milioni l’anno, a cui vanno aggiunte le ore di volo. Quest’anno nel periodo 15 giugno-13 luglio i Canadair hanno fatto interventi per 2.146 ore (+378% rispetto al 2016) costando fin qui quattro milioni e mezzo di euro. Ecco, gli uffici dell’Antitrust, sollecitati nel maggio 2016 da un pilota e dirigente di un’azienda piemontese estromessa dal business, hanno verificato che almeno dal Duemila i sette gruppi si sono mossi in modo da far vincere l’azienda scelta all’interno del loro cartello prendendo la gara con ribassi risibili (massimo l’un per cento). Una «spartizione collusiva» su tutto il territorio «con ipotesi di turbativa d’asta». Le gare d’appalto indicate dalla fonte sono 32 (16 per l’emergenza incendi, 16 per il soccorso aereo), l’istruttoria dell’Autorità per ora ne ha riscontrate diciotto in dieci regioni, tutte allestite tra il 2009 e il 2016. E ha trovato conferme alla denuncia. Tra questi bandi c’è il contrattone nazionale della Protezione civile del 2011 — l’utilizzo dei 19 Canadair — vinto dalla Babcock Italia (ex Inaer), corporation quotata al London Stock Exchange che per ogni aereo offre due piloti suoi.

Quindi, diciassette appalti regionali per elicotteri di pronto intervento. Questi li hanno vinti sei società italiane, tutte del Nord, per gare allestite dalle Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli, Toscana, Lazio, Sardegna, Campania e Sicilia. Il Lazio, nel 2016, ha assegnato l’appalto alla Heliwest di Isola d’Asti: 10 milioni, 10 elicotteri a disposizione. La Finanza ha sequestrato i documenti. In Valle d’Aosta l’unico offerente nel 2009 e nel 2014 è stato Airgreen di Robassomero (Torino). In Friuli nel 2015 unico partecipante (e vincitore) dopo un’asta andata deserta è stata Elifriulia di Ronchi dei Legionari. L’Antitrust ipotizza che le sette sorelle del soccorso dal cielo (ci sono anche Eliossola di Domodossola, Elitellina di Sondrio e Star Work Sky di Strevi, Alessandria) abbiano condizionato «in senso anticompetitivo le procedure pubbliche di affidamento». Tutte e sette le aziende sono nell’Associazione elicotteristica italiana, a sua volta responsabile «di un’intesa restrittiva della concorrenza ». La multinazionale Babcock allo spegnimento degli incendi italiani offre 19 Canadair, gli altri sei gruppi sotto inchiesta 90 elicotteri e 3 aerei Cessna.


Fonte: www.repubblica.it


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LA CORTE DEI CONTI PARIFICA IL BILANCIO E CROCETTA SI RICANDIDA, LE REAZIONI



I commenti delle forze politiche

19 Luglio 2017
Dopo la decisione della Corte dei Conti che ha stabilito di parificare il bilancio della Regione, pur sollevando delle criticità sulla partecipate, piovono critiche dalla forze d’opposizione, non tanto sulla sentenza quanto sulla volontà manifestata da Rosario Crocetta di ricandidarsi alla presidenza.
“Apprendiamo che malgrado il ribadito atto di accusa del procuratore generale Pino Zingale, che ha ritenuto insoddisfacenti i correttivi apportati dal governo Crocetta, la Corte dei Conti ha approvato il consuntivo 2016 della regione Siciliana. Tale approvazione ha più un sapore di benevolenza che di reale convincimento sulla bontà del provvedimento finanziario di Palazzo d’Orleans.  Per Crocetta e il PD è il triste epilogo di un’esperienza fallimentare sotto tutti i punti di vista e in tutti i settori, non ultimo quello finanziario, con una Regione non solo svenduta alle politiche finanziarie nazionali ma anche mortificata da una mera clemenza dei giudizi di controllo”, così l’onorevole Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’ARS.
“Crocetta sta combattendo una battaglia facile perché nessuno vorrà mai contendersi i risultati conseguiti negli anni del suo governo, piuttosto immagino una gara a prenderne le distanze”, così il senatore Francesco Campanella (Mpd – Articolo 1) commenta la decisione di Rosario Crocetta di ricandidarsi alla presidenza della regione siciliana dopo l’approvazione da parte della Corte dei Conti del bilancio 2016.
“La Sicilia ha bisogno di una svolta seria – continua Campanella – diciamo che ha bisogno di un governo dopo cinque anni passati alla deriva. Se Crocetta avesse avuto una opposizione vera in Assemblea non sarebbe durato tanto alla presidenza della nostra regione. Per sfortuna dei siciliani ha sempre avuto dalla sua la comprensione dissimulata del M5S. Penso che l’unica cosa peggiore del governo Crocetta possa essere un governo Cancelleri, con il Movimento Cinque Stelle al comando”.
Per Alice Anselmo, presidente del gruppo PD all’Ars, “il giudizio di parifica della Corte dei Conti fa finalmente chiarezza sul buon lavoro fatto dal governo, grazie anche al contributo del gruppo PD all’Ars, per il risanamento e la messa in sicurezza del bilancio regionale”.
“La magistratura contabile, nel pieno rispetto delle sue competenze e del suo ruolo, aveva chiesto alcuni approfondimenti sui quali l’assessore Baccei ha fornito i chiarimenti necessari. Per quel che riguarda il fondo sulle società partecipate – sulle quali il governo ha comunque già fatto molto – e sull’Ast, siamo pronti a lavorare fin da adesso per le correzioni necessarie. Ora però – conclude Anselmo – archiviamo le polemiche alimentate ad arte da quelle forze politiche che sanno solo remare contro gli interessi della Sicilia, e utilizziamo al meglio questo scorcio di legislatura per approvare alcuni importanti provvedimenti attesi da molte categorie”.
“Crocetta esulta per la parifica, ma non c’è assolutamente nulla da gioire perché si tratta di una quasi bocciatura dato che i rilievi avanzati fanno emergere come i conti della Regione non sono assolutamente in ordine. Il gioco delle tre carte di Crocetta e PD è fallito”.
E’ secco il commento del candidato alla presidenza della Regione Siciliana per il Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri a proposito del giudizio di parifica delle sezioni riunite della Corte dei Conti.
“Si rende necessaria per il prossimo governo – propone Cancelleri – che la prima azione da fare sia quella di avviare la procedura speciale della due diligence con la Corte dei Conti, procedura che prevede la verifica della veridicità di tutte le entrate e di tutte le uscite. Se c’è qualcuno che ha mentito ai siciliani, con quella procedura verrà smascherato e dovrà poi risponderne davanti agli organi della Procura della Repubblica”.

Fonte: catania.blogsicilia.it





TANGENTI AI FORESTALI, CHIESTA CONDANNA DEI FUNZIONARI. SOLDI PER L'AGGIUDICAZIONE DI UN APPALTO DA 25 MILIONI


Simone Olivelli-19 Luglio 2017

Cronaca – La procura di Palermo ha reso noto le richieste di condanna per Giuseppe Quattrocchi e Giuseppe Marranca, fermati a ottobre 2015 nell'operazione Black list. Sono accusati di avere preso mazzette dall'imprenditore Massimo Campione. A libro paga insieme a loro ci sarebbe stato anche l'ex numero di Rfi Dario Lo Bosco

Quattro anni e due anni e mezzo. Sono le richieste di condanna che la procura di Palermo, rappresentata nel processo dal pm Enrico Bologna, ha fatto nei confronti di Giuseppe Quattrocchi e Giuseppe Marranca, i due funzionari del Corpo forestale che erano stati fermati nell'operazione Black list che portò all'arresto anche di Dario Lo Bosco, l'ex presidente di Rete ferroviaria italiana e Ast. I tre sono accusati - per Lo Bosco l'accusa ha già chiesto quattro anni - di corruzione e induzione indebita a promettere utilità. 

Quattrocchi e Marranca avrebbero ricevuto 250mila euro per favorire l'aggiudicazione di un appalto del valore di 25 milioni di euro da parte dell'imprenditore agrigentino Massimo Campione. A tirare in ballo i due era stato proprio Campione, che nel corso del tempo aveva registrato tutti i nominativi delle persone che erano entrate a fare parte del proprio libro paga. Stando alle ricostruzioni degli investigatori, Quattrocchi avrebbe preso 90mila euro, due climatizzatori e 12 radiatori spot, per un valore di circa cinquemila euro, mentre nei conti di Marranca sarebbero finiti poco meno di 150mila euro. Per i magistrati, inoltre, Marranca avrebbe avuto come favore anche l’assunzione della compagna in un'agenzia di viaggio e della figlia presso un’azienda di impiantistica di Roma. 

Le posizioni dei due forestali sono state riunite dalla giudice Wilma Mazzara con quella di Lo Bosco, accusato, invece, di avere ricevuto 58mila euro come mazzetta per l'acquisto da parte di Rfi di un sensore utile a monitorare l'usura delle carrozze ferroviarie.

A giugno scorso, i due funzionari erano ritornati sul posto di lavoro dopo che era stato revocato il provvedimento di sospensione, coincisa con la conversione della misura cautelare dagli arresti domiciliari all'obbligo di firma.

Fonte: meridionews.it


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Tangenti: aperta inchiesta su appalto torrette antincendio. Gli investigatori avrebbero trovato documenti con nomi di politici e funzionari regionali con accanto indicate somme di denaro