29 maggio 2017

PATERNÒ, UN INCENDIO IN CONTRADA ROTONDELLA. POMPIERI PROVANO A SPEGNERLO DALLA MATTINA


Salvatore Caruso
Cronaca – Una vasta area a confine con il Comune di Motta Sant'Anastasia è andata a fuoco e, a causa del vento che soffia nella zona, è al momento ancora in fiamme. I vigili del fuoco del comando provinciale e quelli della stazione locale sono sul posto dalle 13.30 con almeno tre squadre
Un vasto incendio si è sviluppato nella zona di contrada Rotondella, area al confine tra i comuni di Paternò e Motta Santa Anastasia, e sta impegnando dalle 13.30 di oggi diverse squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale etneo e del distaccamento di Paternò.

L’intervento dei pompieri si sta muovendo su due direttive. Da un lato, a terra, stanno operando almeno tre gruppi per contrastare l’avanzata delle fiamme, partite da un terreno dove è presente molta sterpaglia, e per impedire che queste si estendano anche ai fondi coltivati ad agrumi. Dall’altro, invece, è attivo anche un elicottero. L’incendio, per il momento, è difficile da contenere, in quanto in zona soffia un forte vento che sta alimentando il rogo. 

Non è stato ancora possibile accertare la natura dell’incendio e non si segnalano, fino adesso, danni a cose o a persone. Qualche ora prima, a Biancavilla, lungo la provinciale che porta all’incrocio di Piano Rinazzi con la statale 121, è andata a fuoco una casa privata, tenendo impegnati per sette ore i pompieri di Adrano.
28 Maggio 2017

Link: catania.meridionews.it






28 maggio 2017

PAPA FRANCESCO: "SENZA LAVORO DEMOCRAZIA IN CRISI" E CITA IL PRIMO ARTICOLO DELLA COSTITUZIONE


27 Maggio 2017
GENOVA. "Attorno al lavoro si edifica l'intero patto sociale: quando non si lavora, si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia ad entrare in crisi". Lo ha detto il Papa durante l'incontro con i lavoratori liguri allo stabilimento Ilva di Genova, citando anche il primo articolo della Costituzione italiana.
"Possiamo dire che togliere lavoro alla gente o sfruttare la gente con un lavoro indegno e malpagato è anticostituzionale. E allora se non fosse fondata sul lavoro la Repubblica italiana - ha rilevato Bergoglio - non sarebbe una democrazia".
"Si deve andare in pensione all'età giusta" e non prima magari usufruendo di un assegno. E' l'appello del Papa che, mettendosi nei panni di un prepensionato ha detto: "Ho per mangiare? Sì. Ho la dignità? No, perché non ho il lavoro".
"Non tutti i lavori sono buoni, ce ne sono anche di cattivi": ha aggiunto Bergoglio citando "il traffico di armi, la pornografia, il gioco d'azzardo" ma anche "il lavoro chi non rispetta i diritti dei lavoratori, la natura o che non mette limite agli orari". Il Papa ha detto che il lavoro è buono ma può anche essere "molto cattivo".
"Una malattia dell'economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori. L'imprenditore non va assolutamente confuso con lo speculatore. Un buon imprenditore non deve confondersi con lo speculatore, figura simile a quella che Gesù nel Vangelo chiama mercenario per contrapporla a quella del Buon Pastore"

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it





AVVIAMENTI LAVORATORI FORESTALI. CONVOCAZIONE SINDACALE PRESSO IL SERVIZIO PER IL TERRITORIO DI CALTANISSETTA

Ricevo e pubblico
dal Segretraio Prov.le 
Ali Confsal Caltanissetta
Manuel Bonaffini







27 maggio 2017

LAVORATORI FORESTALI, UIL: "STIPENDI IN ARRIVO DALLA PROSSIMA SETTIMANA"

Lavoratori forestali, Uil: "Stipendi in arrivo dalla prossima settimana"
Giuseppe Plicato e Gero Acquisto


26 Maggio 2017
Si tratta della mensilità di dicembre 2016 per gli operatori a tempo indeterminato, dicembre 2016 e marzo 2017 per quelli a tempo determinato

Stipendi in arrivo per i lavoratori dell'Azienda foreste di Agrigento. La ha annunciato la Uil-Uil, con i sindacalisti, Gero Acquisto e Giuseppe Plicato. I pagamenti degli stipendi arretrati saranno sbloccati già dalla prossima settimana.
Si tratta della mensilità di dicembre 2016 per gli operatori a tempo indeterminato, dicembre 2016 e marzo 2017 per quelli a tempo determinato.
"La Uila-Uil - affermano i due sindacalisti - si è battuta e ha profuso il risultato sperato dopo le battaglie degli ultimi mesi con i sit-in e le nostre sollecitazioni presso la sede provinciale e regionale dell’Azienda foreste, che hanno portato finalmente ad alleviare la pesante situazione economica dei lavoratori che finora erano rimasti penalizzati da questi ritardi".


Fonte: www.agrigentonotizie.it







SPESE ARS, CRACOLICI DOVRÀ RESTITUIRE 72MILA EURO: SOLLEVATO SUL PIANO PERSONALE

http://gds.it/2017/05/26/spese-ars-cracolici-dovra-restituire-72mila-euro-sollevato-sul-piano-personale_670595/


26 Maggio 2017
PALERMO. I giudici d'Appello della Corte dei Conti hanno condannato l'ex capogruppo del Pd all'Ars Antonello Cracolici, difeso dagli avvocati Guido Corso, Francesco Stallone e Antonio Saitta, a risarcire l'Assemblea regionale di 72 mila euro per le spese indebite sostenute dal gruppo parlamentare.
Sulla vicenda c'è stato anche un procedimento penale che è stato archiviato. In primo grado l'attuale assessore all'Agricoltura era stato condannato a pagare 286 mila euro. La Corte presieduta da Giovanni Coppola ha deciso invece di dare una sforbiciata consistente alla somma da restituire alle casse della Regione.
Secondo i giudici d'appello, "il ruolo dell'onorevole Cracolici, - si legge nella sentenza - quale presidente del Gruppo Pd, non può ridursi a quello di un 'mero e vincolato esecutore di deliberazioni assunte collegialmente da altri e verso i quali non aveva né potere né strumenti giuridici per sottrarsi', dovendosi riconoscere la rilevanza della posizione istituzionale rivestita, sotto i profili sia politici che di natura prettamente gestionale".
Secondo i giudici a Cracolici vanno addebitate le voci di danno come di seguito riassunte: 40.644,83 spese per consumazioni presso il bar-buvette dell'Ars, 22.500 per una parte delle spese legali per un ricorso sostenuto nell'elezione di Rita Borsellino, 29271,21 per le spese per acquisto di beni e servizi, 123,30 per le spese per conto di singoli deputati, 4.700 euro per la spesa per la cena del 19 ottobre 2010 presso villa Alliata a Palermo, 6720 euro per le Spese per contributi al partito Pd e a sue articolazioni territoriali. Totale 103.959,34 euro.
Per la corte il presidente del Gruppo risponde del 70% visto che veniva presentato un bilancio come al Senato. Il 30% resterà a carico dell'Erario. Da qui la somma di 72 mila euro. "Sono sollevato soprattutto per un passaggio nel quale la Corte dei conti prende atto del fatto che nessuna delle spese contestate sia mai stata fatta per motivi personali del capogruppo o dei componenti del gruppo - dice Antonello Cracolici - Sul fronte economico si tratta di uno sconto dei 3 quarti rispetto alla precedente sentenza di primo grado. Sono state riconosciute una serie di spese per iniziative pubbliche".
"Per me si chiude un capitolo, mi sento sollevato e libero sul piano personale. E' la fine di un incubo" ha detto Cracolici, in conferenza stampa a Palermo, commentando la sentenza: "Questa storia - ha ammesso - mi ha turbato non poco. Saranno i legali a valutare se ricorrere in Cassazione o procedere con un'eventuale revocatoria. Per me si chiude una partita". Per Cracolici il verdetto dei giudici contabili "riconosce che nessuna delle spese per le quali è stata decisa la condanna riguarda ragioni personali o familiari né mie in qualità di capogruppo del Pd nella scorsa legislatura né altri parlamentari".
"Questo tipo di sentenze - ha aggiunto il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti - non implicano conseguenze né sul piano della titolarità delle funzioni di Cracolici, né sul piano statutario del Pd".
"Come partito questa sentenza ci consente di riconfermarci e ripresentarci all'opinione pubblica a testa alta - ha aggiunto - siamo soddisfatti di chiudere una pagina e di poter serenamente continuare la nostra attività politica in mesi che si preannunciano importanti".
immagini di Marco Gullà

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it





26 maggio 2017

MATTARELLA ALL'ARS. IL FAVOLOSO MONDO DI CROCETTA "L’ISOLA CRESCE, NO ALLE CLIENTELE"


di Accursio Sabella - 26 Maggio 2017
Il presidente recentemente indagato parla di legalità. E racconta una Sicilia che non c’è. Il presidente Mattarella all'Ars - LE FOTO

PALERMO - C’è il richiamo al rispetto della legalità, a una maggiore trasparenza, a una lotta alle clientele, nel discorso del governatore Rosario Crocetta di fronte al capo dello Stato Sergio Mattarella. E le parole hanno un effetto diverso, oggi, che lo stesso governatore è indagato per un caso di presunta corruzione, per aver favorito, secondo l’accusa, alcuni imprenditori. Altro che legalità e trasparenza, insomma, direbbe qualcuno. Ma Crocetta, che ha affermato la propria estraneità ai fatti contestati e che si dice pronto a spiegare tutto ai magistrati, oggi a Sala d’Ercole, sottolinea proprio il “ruolo svolto dalla Magistratura e dalle Forze dell'Ordine che hanno potuto esercitare, un'azione efficace di contrasto contro le organizzazioni criminali e mafiose”. 

Ma il tema torna alla fine del discorso, quando Crocetta afferma: “La Sicilia – dice - è una delle Regioni più belle del mondo, crediamo anche che debba diventare una delle più ricche e laboriose, non attraverso politiche parassitarie e clientelari, ma mediante un nuovo processo di crescita e un nuovo modello di sviluppo che metta soprattutto al centro la responsabilità e l'impegno di tutti nel rispetto della legalità e della trasparenza”. Alcuni dei principi che per la Procura di Palermo sarebbero stati violati in occasione degli affidamenti milionari alle ditte per i trasporti marittimi. 

Ma nel favoloso mondo di Crocetta, c’è una Sicilia in buona parte immaginata, sognata: “In questi 4 anni e mezzo di lavoro congiunto tra Governo e Assemblea Regionale Siciliana, - dice - abbiamo ridotto l'indebitamento, risanato il bilancio, incrementato il PIL ed il numero degli occupati, eliminando processi negativi che si trascinavano da lunghi anni. La lotta contro gli sprechi e il parassitismo per una maggiore trasparenza, è stata al centro dell'azione amministrativa e legislativa della presente legislatura”. Tralasciando i temi relativi alla lotta al parassitismo e alla maggiore trasparenza, di cui si è detto, alcune affermazioni fanno a pugni con alcuni dati di fatto offerti da soggetti terzi. L’indebitamento della Sicilia, infatti, in questi quattro anni e mezzo, secondo la Corte dei conti che lo ha scritto nell’ultimo giudizio di parifica, tra mutui e anticipazioni di cassa è quasi raddoppiato; mentre i favolosi dati sull’occupazione cozzano con i numeri forniti dall’Istat secondo cui, come riportato anche dalla Cgil, “Il 38 per cento del lavoro perso in Italia dal 2008 al 2016 è siciliano”: 126 mila su 335 mila. 

C’è poi nel discorso di Crocetta l’atteggiamento di chi ha davanti ancora buona parte della legislatura, e non, in vece, gli ultimi brandelli di una esperienza di governo: “Dobbiamo raggiungere – dice - nuovi traguardi, soprattutto, dedicando maggiore attenzione alle povertà, ai giovani, ai più deboli e alle persone con disabilità, sapendo che tutto ciò è anche il frutto della collaborazione, ma tali azioni possono avere maggiore efficacia mediante una più intensa collaborazione tra Stato e Regione e tra politiche governative nazionali e regionali. Sono orgoglioso, signor Presidente, di dirle, grazie anche al Suo sollecito, che il nostro Parlamento e il nostro Governo con l'ultima finanziaria hanno stanziato risorse importanti a sostegno delle persone con disabilità, portando a 300 milioni di euro gli interventi socio sanitari a favore di tali categorie ed a ben 240 milioni di euro l'anno il Fondo per l'assistenza socio assistenziale. Stiamo lavorando adesso per rendere efficaci e operative tali risorse, orgogliosi del fatto che, finalmente, nei prossimi giorni, 1750 soggetti con disabilità potranno ricevere un assegno assistenziale di 18 mila euro l'anno ciascuno”. Dati che, in questo caso, non convincono proprio i diretti interessati: quei disabili la cui protesta ha innescato anche la presa di posizione di Mattarella. “Le coperture non sono certe” hanno sostanzialmente scritto ieri in una lettera affidata a Livesicilia. Ma questi dubbi, nel favoloso mondo di Crocetta, sono già svaniti.

Fonte: livesicilia.it






ALTOFONTE (PA), CNSAS SICILIA, RECUPERATI DUE RAGAZZI DISPERSI IN MONTAGNA. SUL POSTO SONO INTERVENUTI ANCHE LE SQUADRE DELLA FORESTALE

foto d'archivio Cnsas Sicilia

26 Maggio 2017
I giovani erano andati in montagna nel pomeriggio di ieri, ma al ritorno avevano perso il sentiero. Sul posto sono intervenuti 15 tecnici del Soccorso Alpino, squadre della forestale e dei Vigili del Fuoco

Avventura a lieto fine la notte scorsa per due ragazzi di Altofonte (PA) dispersi sulla Moardella e recuperati dal Cnsas siciliano intorno a mezzanotte. G.S, 17 anni, e A.L.N., 21 anni, entrambi residenti in paese, nel pomeriggio erano andati in montagna per un'escursione, ma al ritorno, inseguiti da un cavallo imbizzarrito, hanno perso il sentiero e, una volta calato il buio, non sono stati più in grado di ritrovarlo. A quel punto col cellulare hanno contattato i familiari che intorno alle 21,30 hanno lanciato l'allarme. Sul posto sono arrivati 15 tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, squadre della forestale e dei Vigili del fuoco. I due avevano comunicato la loro posizione ma l'informazione si è poi rivelata imprecisa. Dopo qualche ora di ricerche sono stati rintracciati e riaccompagnati a casa.


Fonte: www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it






I SINDACATI CONFEDERALI PROCLAMANO LO SCIOPERO DEI LTI DEL COMPARTO ANTINCENDIO

Dalla pagina facebook
Flai Cgil Palermo









G7 TAORMINA. INCENDIO A MASTRISSA, LA FORESTALE DENUNCIA UN TAORMINESE


26 Maggio 2017
Le operazioni di spegnimento dell'incendio sono state condotte dal Corpo Forestale della Regione Siciliana che, date le condizioni orografiche e climatiche, ha dovuto richiedere l'intervento aereo

Il personale del Corpo Forestale della Regione Siciliana ha denunciato a piede libero, per incendio colposo, un uomo che durante le operazioni di ripulitura del proprio terreno, sito in contrada Mastrissa del Comune di Taormina, ha provocato un incendio di vaste proporzioni. L’uomo, S.D. di Taormina, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria di Messina. Le operazioni di spegnimento incendio sono state condotte dal Corpo Forestale della Regione Siciliana che, date le condizioni orografiche e climatiche, ha dovuto richiedere l’intervento aereo.

Contrasto degli incendi. Nell’ambito dei controlli per la sicurezza del G7 si stanno effettuando anche particolari servizi finalizzati al contrasto proprio di eventuali attività incendiarie, con particolare attenzione alle zone periferiche ma anche alle contrade che sovrastano la zona rossa della località turistica. E in questo contesto nelle scorse ore è stato individuato un taorminese che aveva appiccato un incendio proprio nelle ore che precedono il vertice dei sette grandi.

Fonte: www.blogtaormina.it



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Sterpaglie in fiamme. Taormina, piccolo incendio vicino agli hotel che ospiteranno il G7






FICARRA E PICONE: PER I POLITICI SALVARSI TRA DI LORO E' LEGGITTIMA DIFESA








PIÙ FACILE LICENZIARE IL DIPENDENTE INUTILE


25 Maggio 2017 
Dipendente in esubero: legittimo il licenziamento anche solo se c’è necessità di aumentare i ricavi e ridurre gli sprechi.

Via libera al licenziamento dei dipendenti inutili, anche se l’azienda produce in utile e la cancellazione del posto di lavoro non serve per far fronte ad una probabile crisi. È la Cassazione a dirlo, dopo anni di giurisprudenza favorevole al lavoratore, con una sentenza pubblicata ieri [1]. Il datore di lavoro può quindi licenziare il dipendente in esubero anche solo per aumentare i propri ricavi, benché le casse dell’azienda siano già sufficientemente “piene”. Non ha fatto bene i conti con gli investimenti? Ha esagerato nelle assunzioni? Non gli si può dare alcuna colpa, anche perché il giudice non può entrare nel merito delle scelte imprenditoriali, ma verificare solo che il «giustificato motivo oggettivo» addotto come causa del licenziamento sia effettivo. Così, se il dipendente contesta il provvedimento che lo riconfina tra i disoccupati, l’azienda non ha che da spiegare e dimostrare le ragioni della propria valutazione, valutazione che però, se effettiva, non può essere messa in discussione dal giudice.

Sono queste le coordinate del nuovo modello di licenziamento per ragioni aziendali ormai ridisegnato dalla Cassazione da qualche anno: gli Ermellini hanno ormai detto addio alle tradizionali forme di licenziamento basate solo su motivi disciplinari, ristrutturazione o crisi aziendale. Di tanto abbiamo già parlato in Come licenziare un dipendente a tempo indeterminato e in Come licenziare un dipendente assunto. In altre parole, si può procedere al «licenziamento per giustificato motivo oggettivo» (così viene detto quando il provvedimento non trova causa in un comportamento del dipendente ma in ragioni connesse all’attività) anche solo se c’è bisogno di provvedere a una diversa ripartizione di determinate mansioni fra il personale in servizio, per una gestione aziendale più efficiente e produttiva. Pertanto, determinate mansioni possono essere accorpate a quelle di un altro dipendente o suddivise fra più lavoratori e, all’esito, una o più posizioni lavorative possono risultare in esubero e non riassorbili (neanche con il ripescaggio, ossia l’attribuzione a mansioni equivalenti o inferiori).

Né conta che la società avesse utili in bilancio al momento del licenziamento, proprio perché il datore di lavoro può ricercare il profitto mediante la riduzione del costo del lavoro e di altri fattori produttivi, purché tale obiettivo non venga perseguito solo alle spalle dei dipendenti, ossia con l’abbattimento del costo del lavoro. In termini più pratici, non si può procedere al licenziamento di un dipendente senza che vi sia un effettivo mutamento dell’organizzazione tecnico-produttiva, ma solo dal fine di sostituirlo con un altro pagato di meno, pur essendo addetto alle medesime mansioni. Diversamente, si dovrebbe ammettere la legittimità del licenziamento soltanto ove esso tenda ad evitare perdite di esercizio (e quindi, in prospettiva, a prevenire il rischio di fallimento dell’impresa) e non anche a migliorarne la produttività.


[1] Cass. sent. n. 13015/17 del 24.05.2017.

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SENTENZA

Con sentenza pubblicata il 21.3.14 la Corte d’appello di Brescia rigettava il gravame di C.G. contro la sentenza n. 729/13 con cui il Tribunale della stessa sede aveva rigettato la sua impugnativa del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatogli con lettera del 14.9.11 dalla S.A. Eredi Gnutti Metalli S.p.A..
Per la cassazione della sentenza ricorre C.G. affidandosi a due motivi.
S.A. Eredi Gnutti Metalli S.p.A. resiste con controricorso.
Le parti depositano memoria ex art. 378 cod. proc. civ..


Ragioni della decisione

1.1. Il primo motivo denuncia omesso esame d’un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti, consistente nella mera assegnazione delle mansioni del lavoratore licenziato ad altro dipendente e non già in una soppressione delle mansioni medesime, senza che la Corte territoriale abbia dato conto delle ragioni per le quali avrebbe rigettato la domanda, così impedendo la ricostruzione del procedimento logico seguito.
1.2. Il motivo va disatteso perché sostanzialmente sollecita una rivisitazione nel merito della vicenda e delle risultanze istruttorie affinché se ne fornisca un diverso apprezzamento.
Si tratta di operazione non consentita in sede di legittimità, ancor più ove si consideri il nuovo testo dell’art. 360 co. 1 n. 5 cod. proc. civ. (applicabile, ai sensi del cit. art. 54, co. 3, alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, cioè alle sentenze pubblicate dal 12.9.12 e, quindi, anche alla pronuncia in questa sede impugnata): in esso il vizio consiste, come statuito da Cass. S.U. 7.4.14 n. 8053 e dalle successive pronunce conformi, nell’omesso esame d’un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica (e, quindi, non un punto o un profilo giuridico o la maggiore o minore significatività del fatto medesimo o il suo apprezzamento) e non nella diversa ricostruzione dei fatti rilevanti ai fini del decidere o in un difforme apprezzamento di determinati elementi probatori.
E non può dirsi che la sentenza impugnata abbia omesso di prendere in esame il fatto della mera assegnazione ad altro dipendente delle mansioni originariamente svolte dal ricorrente: la circostanza, anzi, è stata espressamente esaminata e considerata giuridicamente irrilevante ai fini dell’invocata esclusione del giustificato motivo oggettivo, conformemente alla giurisprudenza di questa S.C. (su ciò v. meglio infra).
2.1. Con il secondo motivo ci si duole di violazione e falsa applicazione dell’art. 3 legge n. 604 del 1966 nella parte in cui la sentenza impugnata, nel valutare la necessità dell’esistenza di sfavorevoli e non contingenti situazioni tali da imporre una riduzione dei costi mediante licenziamento del ricorrente, ha dichiarato irrilevante il fatto che al momento del recesso la società presentasse utili di bilancio ed avesse appena fatto investimenti per milioni di Euro.
2.2. Il motivo è infondato, dovendosi dare continuità alla giurisprudenza di questa Corte Suprema (cfr., da ultimo e per tutte, Cass. n. 19185/16) secondo cui il giustificato motivo oggettivo di licenziamento, ex art. 3 legge n. 604 del 1966, è ravvisabile anche soltanto in una diversa ripartizione di determinate mansioni fra il personale in servizio, attuata a fini di una più efficiente e produttiva gestione aziendale, nel senso che certe mansioni possono essere accorpate a quelle di altro dipendente o suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate, con il risultato finale di far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente, purché tale diversa distribuzione dei compiti sia causalmente all’origine del licenziamento anziché costituirne mero effetto di risulta.
Nel caso di specie la sentenza impugnata ha accertato la genuinità del riassetto organizzativo che ha portato ad assegnare ad altro lavoratore (già da tempo in servizio e con maggiori carichi di famiglia) le mansioni di responsabile Movimentazione AGV Ballotti in precedenza espletate dall’odierno ricorrente.
Né rileva l’eventuale esistenza di utili di bilancio, atteso che in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo il datore di lavoro, nel procedere al riassetto della sua impresa, può ricercare il profitto mediante la riduzione del costo del lavoro o di altri fattori produttivi, fermo il limite che il suo obiettivo non può essere perseguito soltanto con l’abbattimento del costo del lavoro, ossia con il puro e semplice licenziamento di un dipendente non giustificato da un effettivo mutamento dell’organizzazione tecnico-produttiva, ma solo dal fine di sostituirlo con un altro meno retribuito, ancorché addetto alle medesime mansioni.
Ne consegue che, in caso di riorganizzazione aziendale, il datore di lavoro – al quale l’art. 41 Cost., nei limiti di cui al comma 2, lascia la scelta della migliore combinazione dei fattori produttivi ai fini dell’incremento della produttività aziendale – non è tenuto a dimostrare l’esistenza di sfavorevoli situazioni di mercato, trattandosi di necessità non richiesta dall’art. 3 della citata legge n. 604 del 1966.
Diversamente, si dovrebbe ammettere la legittimità del licenziamento soltanto ove esso tenda ad evitare perdite di esercizio (e quindi, in prospettiva, a prevenire il rischio di fallimento dell’impresa) e non anche a migliorarne la produttività.
Ma una conclusione del genere non si ricava dall’art. 3 cit. legge n. 604 del 1966 né dall’art. 41 Cost.: infatti, la libertà di iniziativa economica privata non può ridursi ad un’attività improduttiva di redditi e, perciò, mirante ad una mera economicità di gestione. Ciò sarebbe in astratto concepibile per un ente pubblico economico che agisse in condizioni di monopolio e non per un’impresa privata attiva all’interno d’un regime di concorrenza, nel quale, in termini microeconomici e nel lungo periodo, se operante con il maggior costo unitario di produzione essa sarebbe destinata ad essere espulsa dal mercato (cfr., per tutte e da ultimo, Cass. n. 13516/16; Cass. n. 25201/16).
Né, da ultimo, può supporsi che il contemperamento fra gli opposti interessi possa risolversi bilanciando tra loro da un lato quello imprenditoriale ad un incremento di produttività e, potenzialmente, di redditività e, dall’altro, quello del dipendente a mantenere una data occupazione: un bilanciamento del genere presupporrebbe – a monte la risposta all’interrogativo su quale sia il limite consentito del saggio di profitto e come se ne determini l’andamento, tema su cui si sono cimentati economisti e filosofi, ma che poco si presta a ricevere un responso giudiziario in assenza di precisi parametri normativi.
In conclusione, va ribadito che il giustificato motivo oggettivo di licenziamento previsto dall’art. 3 legge n. 604 del 1966 è ravvisabile anche soltanto in una diversa ripartizione di determinate mansioni fra il personale in servizio, all’esito della quale una o più posizioni lavorative risultino in esubero e non riassorbibili in via di c.d. repèchage.
Ciò – è appena il caso di ricordare – ovviamente non esime il giudice dal controllare che tale riorganizzazione, pur non sindacabile nel merito, nondimeno sia genuina (ossia effettiva e non meramente apparente o pretestuosa), preceda logicamente e/o cronologicamente il licenziamento stesso (altrimenti sarebbe mero effetto di risulta d’una scelta diversa da quelle tecnico-organizzative o produttive consentite dall’art. 3 cit.) e derivi da necessità non meramente contingenti e transeunti (cioè non destinate ad essere certamente riassorbite in un breve arco di tempo).
3.1. In conclusione, il ricorso è da rigettarsi.
Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagare in favore della controricorrente le spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater d.P.R. n. 115/2002, come modificato dall’art. 1 co. 17 legge 24.12.2012 n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del co. 1 bis dello stesso articolo 13.


Fonte: www.laleggepertutti.it






SIFUS: L'INCONTRO AVUTO AL DIPARTIMENTO SVILUPPO E TERRITORIO, CONTIENE NOTIZIE GRAVISSIME

Ricevo e pubblico
dal Segfretario Regionale Sifus
Giuseppe Fiore




Forestali siciliani,
L'incontro avuto al Dipartimento Sviluppo e Territorio, contiene notizie gravissime per le seguenti ragioni:
1) la disponibilità economica per l'anno 2017 pur essendoci teoricamente, in pratica lo sarà man mano che si liberano le risorse.
2) Non essendo disponibili tutte le risorse, non sì potrà programmare una seria pianificazione degli interventi e i viali parafuoco, posto che sì riusciranno malamente a realizzare, sì faranno con i mezzi meccanici dell'esa e non con l'invio nei cantieri dei 78isti (che per carenza in questo periodo di risorse, non potranno essere utilizzati ora che sono indispensabili).

In questo quadro, la prima cosa che penso è che se non diamo subito una scossa al ddl 104, gli unici cambiamenti che riguarderanno il comparto forestale non potranno che essere peggiorativi (con o senza campagna elettorale in itinere). Per queste ragioni, il Sifus continua a pressare per l'approvazione del ddl 104 prima del voto (o niente voti). In ogni caso, a tutela del patrimonio boschivo fortemente compromesso dalla strategia di "Spogghia a Cristu pi vestiri a Maria" che l'Assessore all'Agricoltura On. Cracolici intende adottare, ritengo che bisogna cominciare a ragionare per organizzare una straordinaria manifestazione di massa dei forestali in cui si rivendica l'immediato avviamento, non solo dei 151 isti e 101 isti e degli addetti antincendio, ma anche dei lavoratori 78isti per realizzare i viali parafuoco, ed impedire che il fuoco con l'innalzare delle temperature estive trovi terreno fertile. 
Il Sifus c'è!
Maurizio Grosso



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Sifus. Resoconto incontro al Dipartimento Reg.le Sviluppo rurale e Territoriale






L'ALI CONFAL DI CALTANISSETTA CHIEDE UN INCONTRO CON IL DIPARTIMENTO TERRITORIALE

Dalla pagina facebook
del Segretario Prov.le Ali Confsal, Caltanissetta
Manuel Bonaffini









VOUCHER. FERMIAMO SUBITO GLI EMENDAMENTI

Ricevo e pubblico da
www.progressi.org




Michele,

la battaglia contro i voucher e la precarietà del lavoro, portata avanti da milioni di persone, insieme alla Cgil, non è finita.

In questi giorni il governo sta cercando di far rientrare dalla finestra ciò che abbiamo fatto uscire dalla porta con le nostre firme e la nostra mobilitazione,

Con alcuni emendamenti al Decreto Legge n. 50/2017 - attualmente in discussione in Parlamento - il governo vorrebbe ritornare a forme di lavoro occasionale peggiori dei voucher, cancellati solo poche settimane fa dopo la mobilitazione della Cgil per il referendum abrogativo.
Su queste nuove proposte non c'è stato alcun confronto con il sindacato e, cosa ancora più grave, un simile intervento rappresenterebbe una violazione dell'articolo 75 della Costituzione sul valore del referendum.

Si tratterebbe di una mancanza di rispetto sia verso la Suprema Corte di Cassazione, che si è pronunciata in proposito, sia verso i milioni di italiane e italiani che hanno firmato per abrogare i voucher.

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Per fermare gli emendamenti cominciamo con la condivisione dei post "NO al ritorno dei voucher, rispetto per la Costituzione" su Facebook e Twitter, diretti al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Dobbiamo essere in tanti per impedire il ritorno alle peggiori forme di precarietà e il rischio di violazione della democrazia.

In queste ore sono decine le mobilitazioni e i presidi che stanno nascendo su tutto il territorio nazionale. Ti segnaliamo quello che si terrà a Roma, venerdì 26, in piazza della Rotonda, dalle 10 alle 12.

Campagna Libera il Lavoro - PROGRESSI







25 maggio 2017

STERPAGLIE IN FIAMME. TAORMINA, PICCOLO INCENDIO VICINO AGLI HOTEL CHE OSPITERANNO IL G7


TAORMINA. Un piccolo incendio di sterpaglie si è sviluppato nei pressi dell'ospedale di Taormina, a poche centinaia di metri dagli hotel che ospiteranno i lavori del G7 che si aprirà domani.
I vigili del fuoco, intervenuti immediatamente con diverse squadre presenti da giorni a Taormina per ogni evenienza, hanno già messo sotto controllo le fiamme. Non c'è stato alcun problema né per le strutture dell'ospedale né per le persone che si trovavano nella zona.

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Fonte: messina.gds.it






SIFUS. RESOCONTO INCONTRO AL DIPARTIMENTO REG.LE SVILUPPO RURALE E TERRITORIALE

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Sifus
Giuseppe Fiore









COMUNICAZIONE LAVORATORI FORESTALI TRANSITATI CONTINGENTE A 151 GG.








24 maggio 2017

22 NOVEMBRE 2015. DAVIDE FARAONE: NON È POSSIBILE CHE A MAGGIO L'ANTINCENDIO RESTI FERMO, INVECE DI FARE PREVENZIONE. IL BLOG: LE ULTIME PAROLE FAMOSE, SIAMO ARRIVATI AL 24 MAGGIO 2017 E L'ANTINCENDIO È PIÙ FERMO CHE MAI


Riporto (pubblicata a suo tempo anche nel Blog) un' intervista del Sottosegretario On. Davide Faraone, pubblicata del 23 novembre 2015


Basta usare Fondi Cipe per sprechi ed emergenze. I forestali siano produttivi


I Fondi Cipe non devono più servire a coprire sprechi o emergenze. Servono per lo sviluppo della Sicilia, realizzare strade, scuole e infrastrutture. Il via libera del governo nazionale, con la firma del presidente Renzi ai fondi Cipe per salvare l' intero bacino dei lavoratori forestali dal disastro, costituisce l'ennesimo atto di responsabilità nei confronti della Sicilia, di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
Lo abbiamo già detto e lo ribadisco, questo sarà l’ultimo anno che fondi per creare sviluppo saranno usati per pagare gli sprechi e la spesa corrente.
I forestali siciliani sono 24 mila, un numero enorme. Basti pensare che in Lombardia sono 500. Serve dunque un cambiamento radicale per l’intero comparto.

Vanno tagliati sprechi e mandati a casa dirigenti incapaci. Basta con un comparto che, tra azienda regionale e uffici provinciali, ha 150 tra dirigenti e direttori dei lavori, con uno stipendio medio di circa 5000 mila euro a cui vanno aggiunti i contratti da dirigenti. Un totale di 1500 tra impiegati e guardie forestali divisi per le aziende provinciali. Se tagliassimo solo la metà dei dirigenti recupereremo risorse pari almeno alla metà della delibera Cipe. Bisogna prevedere strumenti di prepensionamento al fine di tagliare circa 6000 unità con un colpo solo.

Non è possibile che a maggio l'antincendio resti fermo, invece di fare prevenzione, e poi venga mandato a lavoro a luglio mentre le montagne sono assediate dalle fiamme ed infine riparta ad ottobre quando per legge dovrebbe chiudersi; sembra quasi una tendenza alla piromania. Non è possibile che le visite mediche di controllo per l' avvio di questi lavoratori vengano effettuate da medici esterni e non vengano effettuate dal SSN.


Bisogna mettere a reddito i nostri boschi con l'utilizzo e la vendita del materiale di scarto proveniente dal lavoro forestale, pellet e legna. Bisogna istituire un pagamento del ticket d' ingresso per parchi, riserve e aree attrezzate, a tutela del patrimonio territoriale siciliano e per creare economie destinate al bacino forestale; programmare un reale antincendio in termini di prevenzione e non di interventi per tamponare catastrofi ambientali; riconvertire la produttività e l'esperienza del lavoro forestale per far fronte all'allarme del dissesto idrogeologico siciliano.


Nell'anno di Expo Milano 2015 e del rilancio dell' agricoltura come volano di sviluppo non si può non pensare ad una forte riforma che veda al centro la vocazione ambientale ed il patrimonio agricolo del territorio siciliano. Invece di esultare solo perché Roma decide di salvarli dal disastro, bisognerebbe esultare quando il comparto sarà produttivo e potrà generare ricchezza.
Riformare, riorganizzare e rendere produttivo il lavoro forestale sarà la vera salvezza dei lavoratori.







FINANZIARIA BIS, ULTIMA CHIAMATA PER L'ARS


di Raffaella Pessina
Quasi 90 articoli da esaminare e le elezioni amministrative dietro l’angolo. Sul collegato si teme il solito “assalto alla diligenza”

PALERMO - Una Regione a rilento sulle procedure burocratiche, soprattutto nei documenti finanziari. A cominciare dalla pubblicazione senza fretta sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana della finanziaria regionale approvata a fine aprile e pubblicata solo il 12 maggio. Dopo quattro mesi di esercizio provvisorio sono passati altri 12 giorni prima di poter sbloccare la spesa e rendere operativo il sistema di pagamenti e mandati. 

Adesso è la volta del collegato, quella legge omnibus che contiene i più svariati argomenti stralciati dalla finanziaria e che andrà in Aula solo il 14 giugno, dopo che si saranno svolte le elezioni amministrative. Probabilmente si impiegherà la seconda metà del mese di giugno e forse anche parte del mese di luglio per esitare il documento, che è fatto di quasi 90 articoli, sempre che i partiti trovino un accordo, altrimenti l’Aula dibatterà fino all’inizio della campagna elettorale per il rinnovo dell’Ars. E così questa legislatura passerà senza aver approvato importanti riforme per la Sicilia. Fin dall’inizio della legislatura, infatti, le polemiche sono state il deterrente principale per non riuscire a lavorare in Aula.

I motivi sono stati tra i più svariati: l’assenteismo del Governo o dei deputati, i mancati accordi, la mancanza delle relazioni di accompagnamento ai disegni di legge. Intanto, questa settimana, lavorano le commissioni legislative: in commissione Lavoro si dibatte sugli sportellisti, per i quali è stata chiesta l’assicurazione della continuità lavorativa e contrattuale con il coinvolgimento del Ciapi di Priolo. “Considerato che sono disponibili a oggi notevoli risorse, sottoscrivibili a voci diverse, per un totale di oltre 240 milioni di euro – ha detto il vicepresidente della commissione Giovanni Lo Sciuto – la tutela di questi lavoratori non è un’idea pellegrina. E, se poi consideriamo il grave nocumento che ricade sull’Isola a causa della mancanza di un servizio globale che questi lavoratori garantirebbero, questo intervento politico della Commissione diventa un vero e proprio atto dovuto alla comunità oltre che a queste importanti figure professionali”. 

“Adesso – ha concluso Lo Sciuto - fidiamo in una risposta immediata e positiva da parte del governo regionale, impegnato a una azione concreta in favore degli sportellisti dalla risoluzione che la V Commissione legislativa ha appena approvato”. 

La deputata regionale del Pd Valeria Sudano interviene a favore dei precari e contro l’attuale Governo: “I precari siciliani sono l’ennesima vittima di questo governo regionale che si rivela lento e inadempiente, anche quando da Roma arrivano provvedimenti con ricadute positive per il nostro territorio. Il Testo Unico Madia, approvato venerdì scorso, doveva rappresentare l’ultimo tassello di un percorso già avviato per la stabilizzazione e invece, come spesso accade, siamo ancora al punto di partenza. Non si può perdere ulteriore tempo- ha concluso Sudano - i lavoratori non lo meritano. L’Ars, alla ripresa delle attività, crei una corsia preferenziale per stabilizzare una volta e per tutte i precari”. 

Il Movimento Cinquestelle ha invece richiesto ed ottenuto una audizione in commissione Lavoro per i lavoratori della KSM, azienda di guardie giurate che è al centro di una vertenza sindacale. L’audizione è stata fissata per la prima settimana di giugno. 

“La Regione, per quanto non abbia una diretta voce in capitolo, non può trascurare un problema occupazionale che coinvolge oltre 500 padri di famiglia”, hanno detto i deputati Ars Giampiero Trizzino e Giancarlo Cancelleri.  Dall’incontro è emersa la volontà di interrogare il governo sull’aspetto legato alle tariffe al massimo ribasso.

24 Maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it




STABILIZZAZIONE PRECARI, FARAONE: “REGIONE PROCEDA, NON PIÙ TOLLERABILE QUALSIASI ALTRO RITARDO”. IL BLOG: LE RICORDIAMO CHE ANCHE NOI MERITIAMO UN LAVORO PIU' STABILE. SE L'E' DIMENTICATO?


Precari enti locali

“Le scuse e i motivi, veri o presunti, di rinvio sono finiti. La Regione Siciliana può e deve procedere alla stabilizzazione dei precari che sono utilmente collocati nel bacino. Non si può aspettare più e ci sono, ormai, tutti gli strumenti normativi ed economici per procedere”. Lo dice il Sottosegretario Davide Faraone dopo che, venerdì scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ultima versione del Testo Unico del pubblico impiego e del decreto attuativo sui procedimenti disciplinari.
Insieme alle norme di riforma sul pubblico impiego, infatti, il Testo Unico contiene novità rilevanti anche per i precari storici della Pubblica Amministrazione, stabilendo un preciso percorso di stabilizzazione.
“La legge regionale approvata il 29 dicembre scorso (27/2016), era già essa frutto di una lunga interlocuzione con lo Stato. La norma non è stata impugnata ma tutto, in Sicilia, è rimasto ugualmente e inspiegabilmente fermo”, afferma Faraone.
“La Regione ha scelto di aspettare la riforma Madia quando invece avrebbe potuto, intanto, avviare efficacemente tutte le procedure per farsi trovare pronta, oggi, alla stabilizzazione. Avrebbe potuto, ad esempio, effettuare la ricognizione dei posti disponibili nei Comuni siciliani, così come alla Regione stessa dove possono già essere direttamente inquadrati tutti i precari regionali aventi titolo. Basta indugi – chiosa Faraone – la Regione avvii immediatamente il percorso per uniformare la legge regionale al testo Unico Madia nella sua ultima versione”.
“Alla riapertura dei lavori, il 14 giugno, il Parlamento siciliano deve trovarsi di fronte a una proposta già formulata dal governo e concordata con Roma che possa essere analizzata ed approvata con immediatezza, attraverso una corsia preferenziale per recuperare il tempo fin qui perduto. Non è più tollerabile – conclude Faraone – qualsiasi altro ritardo. Tutto ciò che può essere fatto subito, ed è tanto, sia fatto senza ulteriori scuse”.
22 Maggio 2017

Fonte: palermo.blogsicilia.it








FONDI EUROPEI DIRETTI: IN SICILIA SOLO IL 2% DEI PROGETTI FINANZIATI


A Palermo un workshop sulle opportunità offerte dall’Unione europea promosso da Caterina Chinnici. Sono quelli erogati senza il tramite di Stato e Regioni. Il 29,38% in Lombardia
PALERMO - Italia poco capace di sfruttare le occasioni offerte dai finanziamenti europei? In generale no, se si parla di fondi a gestione diretta, cioè quelli erogati dalla Commissione Europea senza il tramite di Stato e Regioni, un budget di 180 miliardi di euro potenzialmente alla portata di tutti. Anzi, per numero di progetti vincenti il Bel Paese è in vetta alla classifica, sullo stesso piano di Francia e Germania. Invece è la Sicilia a rimanere indietro, esprimendo poco più del 2% dei soggetti beneficiari su scala nazionale, nel contesto di una macroregione sud-isole che complessivamente si ferma al 9% contro il 27% del centro Italia e il 63% del nord. La Lombardia da sola ha una quota del 29,38%. 

I dati emergono dal laboratorio “Sicilia chiama Europa 2.0 – Workshop sulle opportunità offerte dall’Unione Europea: i progetti europei per le professioni tecniche” che si è svolto ieri nell’aula magna di Giurisprudenza a Palermo su iniziativa dell’eurodeputata Caterina Chinnici e del gruppo S&D del Parlamento Europeo in collaborazione con gli ordini degli Ingegneri, degli Architetti e dei Commercialisti di Palermo e con l’ordine regionale dei Geologi. 

Proprio il mondo delle professioni, reduce da un lungo periodo di flessione dei redditi, è stato al centro dell’approfondimento condotto dagli esperti Matteo Lazzarini, segretario generale della Camera di Commercio Belgo-Italiana di Bruxelles, e Tiziana Carlino, europrogettista e policy advisor della Camera di Commercio Italiana di Lione. 

Ma a cosa è dovuta la performance insufficiente della Sicilia? “Per cogliere le opportunità – ha sottolineato Caterina Chinnici – è fondamentale sapere come strutturarsi, anche attraverso il partenariato, come impostare una proposta progettuale, come rispondere agli avvisi europei. Con queste azioni formative e informative vogliamo dare ai vari operatori economici dell’Isola alcuni strumenti di conoscenza, per esempio su standard progettuali e procedure, essenziali per poter usufruire dei finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea. Un’opportunità economica, sì, ma anche un modo per mettere in gioco i grandi talenti e le intelligenze di cui la nostra regione è ricca. Per quanto riguarda i fondi diretti, la bassa percentuale di soggetti beneficiari in Sicilia si spiega soprattutto con una poca conoscenza dei progetti europei e con le difficoltà nel destreggiarsi tra le regole e i criteri stabiliti dai bandi. Un dato deve fare riflettere: nel 2015 sono stati 83 i progetti finanziati a operatori siciliani, tra i quali alcuni comuni, gli atenei di Palermo e Catania e il consorzio Arca, mentre nello stesso periodo sono stati 831 quelli finanziati nella sola provincia di Milano”. 

Primo piano sulle chance per i professionisti, quindi, i cui ricavi hanno subito una parabola discendente negli ultimi anni. “Dal 2007 il calo dei redditi di ingegneri e architetti rilevato dall’Inarcassa è stato di oltre il 30% – ha detto Giovanni Margiotta, presidente degli Ingegneri di Palermo – e non c’è dubbio che per risalire la china sia fondamentale puntare sul finanziamento delle progettazioni”. Un’opinione, questa, condivisa e ribadita da Francesco Miceli, presidente degli Architetti di Palermo, secondo il quale “conoscere le opportunità offerte dall’UE è indispensabile per competere in un mondo sempre più globale, che richiede competenze e creatività soprattutto nella progettazione tecnica”. 

In effetti il bilancio 2016 di Inarcassa evidenzia che solo nel 2015 il reddito medio delle due categorie è tornato a crescere (+2,6%), e anche qui il dato siciliano resta ampiamente inferiore a quello italiano: appena 16mila euro annui nell’Isola, contro i 24.564 di reddito medio nazionale e gli oltre 29mila delle regioni del nord. Solo la Calabria fa peggio della Sicilia, con 14.595 mila euro. 

Sul ruolo centrale delle progettazioni si sono soffermati anche il consigliere dell’Ordine regionale dei Geologi Giovanni Pantaleo e Fabrizio Escheri, presidente dei Commercialisti di Palermo, secondo il quale “la qualità dei progetti e della spesa non è meno importante della quantità di risorse impiegate”. In apertura dei lavori, il professore Vincenzo Militello, del dipartimento di Giurisprudenza, ha portato il saluto a nome del direttore della Scuola di Scienze giuridiche Enrico Camilleri.

24 Maggio 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it


TUTTI I FALLIMENTI DELLA XVI LEGISLATURA



di Valeria Arena
I record negativi: disoccupazione giovanile (57,2%), occupazione (-45mila posti di lavoro), povertà (1 siciliano su 5). La disastrosa eredità di Rosario Crocetta, politica e burocrazia nel caos

PALERMO - Mancano pochi mesi alla conclusione della XVI legislatura, che siamo certi passerà alla storia soltanto per i record negativi che ha fatto collezionare alla Sicilia, uno dopo l’altro. Sonore bocciature che la classe politica archivierà senza battere ciglio ma che graveranno sulle spalle dei cittadini siciliani, gli unici fin’ora a pagare le conseguenze della malapolitica. 

Nonostante i continui proclami da parte del presidente della Regione, Rosario Crocetta, in riferimento a successi e traguardi che non trovano però nessun riscontro nei dati forniti dalle fonti ufficiali come Istat e Bankitalia, la Sicilia continua a essere fanalino di coda in numerosi ambiti. 

A dimostrazione di quanto scriviamo, si possono citare ad esempio gli ultimi dati pubblicati da Eurostat e Istat in riferimento al tasso di occupazione e disoccupazione delle regioni europee e italiane, i quali collocano la nostra Isola sempre agli ultimi posti, o i rapporti Osservasalute e Abi Sicilia, che condannano la Sicilia rispettivamente sul fronte sanitario ed in quello economico-finanziario. 

Le preoccupazioni, però, non riguardano solo i disastri e i record negativi collezionati dalle istituzioni regionali, ma anche e soprattutto la stagnazione legislativa che ha caratterizzato gran parte del lavoro dell’Assemblea regionale siciliana. Numerose, infatti, sono le riforme cadute nel dimenticatoio oppure approvate ma rimaste sostanzialmente contenitori vuoti. Per non parlare, poi, dei privilegi che costano alla Sicilia ingenti risorse economiche: i vitalizi di ex deputati, eredi e vedove, per esempio, costano ai siciliani ben un milione e mezzo al mese e 18 milioni l’anno, mentre i dipendenti regionali continuano a essere in numero spropositato e per giunta è stata ventilata l’ipotesi di un aumento di stipendio di 85 € mensili. 

Ciliegina sulla torta, quella che più di ogni altra certifica il fallimento dell’attuale legislatura, la vicenda dei fondi per l’assistenza h24 ai disabili gravi, conclusasi, dopo mesi di proteste, con lo stanziamento di 320 milioni di euro. 

LA SICILIA DEI DISASTRI
Imprese –  Secondo una recente analisi condotta da Unioncamere e InfoCamere sul tasso di mortalità e natalità delle imprese italiane nel 2016, la Sicilia, al di là del saldo positivo relativo allo scorso anno (+3.897 imprese sul 2015), frena lo sviluppo del Meridione d’Italia arrestando la sua percentuale di crescita imprenditoriale al di sotto del’1% (0,86%) al contrario di tutte la altre regioni del Sud.

Morosità ed evasione fiscale – L’Isola, secondo quanto dichiarato da Antonio Fiumefreddo, amministratore unico di Riscossione Sicilia, partecipata regionale che si occupa della riscossione dei tributi in Sicilia, non è riuscita a riscuotere ben 52 miliardi di tasse. I comuni italiani incassano in media il 69% dei tributi a fronte del 55,8% dei comuni siciliani. Secondo l’assessore regionale all’Economia, Baccei, ciò significa circa 600 milioni in meno per i sindaci isolani. 

Pil pro-capite e reddito medio – Secondo i dati Istat, la Sicilia è al penultimo posto in Italia con un Pil pro capite di 17.100 euro e nel quinquennio 2011-2015 ha registrato una perdita della ricchezza economica locale dell’1,7%. La somma tra reddito medio disponibile pro capite e indice di disuguaglianza di reddito, inoltre, colloca la regione all’ultimo posto, con un indice di 74,4 punti a fronte di una media nazionale di 98 punti e meridionale di 83 punti. 

Disoccupazione – Secondo Eurostat, la Sicilia è al quinto posto in Europa per tasso di disoccupazione giovanile (57,2%) e tra le cinque regioni italiane che hanno fatto registrare un tasso di disoccupazione di almeno il doppio della media Ue. Per l’Istat, invece, lo scorso anno nell’Isola sono andati in fumo 45 mila posti di lavoro e il tasso di occupazione ha segnato 17,7 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale, mentre il tasso di disoccupazione è cresciuto di due. 

Sanità – Il rapporto Osservasalute 2016 del ministero della Salute ha certificato che la Sicilia è tra le cinque regioni che nel 2015 hanno peggiorato le proprie performance, pur avendo tagliato la spesa grazie ai Piani di rientro.

La nostra regione, infatti, insieme ad altri territori del Sud Italia, non riesce ancora a garantire ai propri pazienti gli standard minimi di assistenza medico-sanitaria previsti dalla legge. 

Povertà – Nell’Isola, secondo il rapporto Istat “Noi Italia”, il numero di persone che nel 2015 vive in famiglie in condizione di grave deprivazione supera il milione. L’analisi su “condizioni di vita e di reddito - anno 2015” attesta inoltre che la Sicilia detiene il record negativo di rischio di povertà e inclusione sociale (55,4%) e di massima diffusione di bassa intensità lavorativa (28,3%) e si trova al quart’ultimo posto in Italia per spesa finale delle famiglie (12.800 euro). 

Istruzione e formazione – La Commissione Ue, l’Anvur, il Censis e l’Ocse hanno posto le istituzioni isolane in fondo a tutte le graduatorie. La regione, in particolare, si trova al 256° posto per competitività e detiene il record negativo di dispersione scolastica: un 25% che tocca punte del 32%. “Crescere al Sud” (Save the Children), certifica una percentuale di laureati del 12,6% (media nazionale al 14,5%) e di diplomati del 30,9% (media nazionale al 32,5%). 

Sprechi e costi della politica – La Regione siciliana è l’unica in Italia ad aver scelto di farsi carico del trattamento pensionistico dei suoi dipendenti, 20 mila unità al 31 dicembre (5,13 dipendenti ogni 1.000 abitanti in età lavorativa a fronte di una media di 1,86 per le regioni italiane). Il suo Parlamento, inoltre, secondo il preventivo 2017, costa 141 milioni di euro contro gli 80 del Consiglio regionale della Lombardia. 

Inquinamento e rifiuti – Secondo i dati forniti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la nostra Isola è maglia nera nell’ambito della raccolta differenziata. La commissione Ue, inoltre, ha inviato all’Italia una lettera con un parere motivato affinché adotti “azioni appropriate” per ridurre le emissioni di particolato Pm10. Tra le regioni coinvolte anche la Sicilia. 

Sofferenze bancarie – Secondo quanto comunicato da Abi Sicilia, “il settore bancario sconta ancora la scia della difficile congiuntura economica con il risultato che sempre a gennaio 2017 il rapporto sofferenze/impieghi ha raggiunto il 17,4%, con sofferenze per oltre 11,1 miliardi di euro”. A inizio anno, comunque, il totale dei finanziamenti bancari destinati all’economia siciliana ha tenuto i livelli dell’anno precedente superando i 64,2 miliardi di euro. 

LE RIFORME NEL "DIMENTICATORIO" DELL'ARS
Legge Madia – Una delle attese più eclatanti riguarda il recepimento della legge Madia e, quindi, la riforma che riguarda la Pubblica amministrazione. Sul quel fronte, infatti, il Parlamento siciliano sembra tacere. La norma sui licenziamenti lampo dei furbetti del cartellino, per esempio - che sta riscuotendo successi nel resto di Italia, come ha confermato la stessa Madia - in Sicilia resta ancora una chimera. 

Autonomia siciliana  – Si attendono ancora importanti risposte sul futuro dell’Autonomia siciliana, soprattutto dopo la firma dell’Intesa Stato-Regione e delle continue impugnative da parte del governo centrale delle legge regionali. Lo strumento, ormai baluardo di clientelismi e privilegiati, considerato un principio non negoziabile dal presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, ha ancora un senso in Sicilia? 

Ex Province – Confusione anche sul futuro delle Province siciliane, con due Ddl ancora in stand-by: il primo modifica la riforma che ha abolito l’elezione diretta sostituendola con il voto di secondo livello, la seconda chiede il ripristino delle Province, con la reintroduzione dell’elezione diretta dei presidenti e degli organi, l’attribuzione della titolarità di Città metropolitana a Palermo, Catania e Messina e la riduzione del 50 per cento dei costi degli organi elettivi. 

Born in Sicily – Approvata quattro anni fa ma mai pienamente applicata, la legge sul “Born in Sicily”è un’altro buco nell’acqua. La Sicilia, infatti, secondo quando dichiarato da Raia, presidente della commissione Ue all’Ars, “rischia di disperdere l’enorme patrimonio vegetale e animale che oggi consente di vantare una biodiversità difficilmente paragonabile ad altri luoghi del mondo, con una produzione agroalimentare di pregio e prodotti eccellenti a livello nutrizionale”. 

Vaccini – Dopo i grandi proclami dell’assessore Gucciardi all’indomani della decisioni di alcune regioni italiane (Emilia-Romagna e Toscana in primis) di rendere obbligatori i vaccini per l’iscrizione all’asilo e alle scuole elementari, in Sicilia è ancora tutto fermo. è ancora in stand-by, infatti, il disegno di legge già approvato dalla Giunta Crocetta. Il piano, che aspetta di essere discusso in commissione Sanità, prevede l’obbligatorietà per asilo, materna e scuola primaria. 

Vitalizi – Dimenticato anche il disegno di legge relativo ai vitalizi degli ex deputati e dei loro eredi e vedove, che costa alla Sicilia un milione e mezzo al mese e 18 milioni l’anno. Tempo fa, per altro, Marco Falcone di Forza Italia ha proposto una norma che prevede il taglio del 50% della parte eccedente i 5.550 euro e la decurtazione, sempre del 50%, in presenza del doppio e del  terzo vitalizio. La materia aveva già subito una razionalizzazione in passato. 

Istruzione e formazione – Ferma all’Ars anche la proposta di legge che dovrebbe riformare il settore della Formazione, grossa spina del fianco del governo siciliano. Da tempo, infatti, si attendono risposte su importanti questioni come l’albo regionale, tempo e organizzazione dei corsi, risorse e bandi, ma il caos sembra ancora regnare sovrano. Al momento, infatti, si continua a litigare sull’Avviso 8. 

Codice Etico – Arenato tra i banchi dell’Assemblea regionale siciliana anche il Codice etico degli eletti a cariche pubbliche, presentato dall’ex presidente della commissione Antimafia, Nello Musumeci, già annacquato da oltre 200 emendamenti e privato della norma che avrebbe introdotto una sanzione pecuniaria per i deputati che cambiano partito a proprio piacimento e la perdita del contributo che l’Ars assegna a ciascun deputato per l’attività politica. 

Rifiuti – La frase “emergenza rifiuti” è ormai diventata un mantra tutto siciliano. In attesa di un piano che rifondi il settore e dia solide garanzie, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha prorogato la gestione emergenziale fino al mese di maggio. La linea del ministero era stata comunque piuttosto morbida nei confronti della Regione che non ha rispettato tutti gli obiettivi e le scadenze.
Turismo – Dimenticato anche il disegno di legge presentato lo scorso 18 gennaio dall’assessore Barbagallo sulla riforma dell’intero settore turistico. La proposta, che essenzialmente recepisce le richieste fatte in questi ultimi due anni dalle associazioni di categoria, non ha oneri di spesa e determina il riordino del settore (strutture ricettive, agenzie di viaggio, Pro loco e associazioni senza scopo di lucro) considerando prioritaria la lotta all’abusivismo e al sommerso.

24 Maggio 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it