31 dicembre 2015

AUGURI DAL MAB SICILIA


Ricevo e publico
dal Presidente MAB Sicilia
Salvatore Ferrara



Auguri dal MAB Sicilia




uominie donne che vigilate sul territorio e spesso rischiate la vita, che sugli incendi di vegetazione proteggete il territorio ele vite umane, che siete intervenutianche in situazioni difficili come le alluvioni! Siete uomini che operate senza riflettori che non cercate pubblicità, che agite con la più grande dignità, con estrema professionalità, senso civico e responsabilità, con impegno e sacrificio quotidiano. Siete operai che non agiscono per ricevere ringraziamenti particolari, ma soltanto perché considerate il vostro lavoro come un dovere. Non dimenticate mai che senza di voi il nostro territorio sarebbe certamente più fragile. Oggi le istituzioni non percepiscono le problematiche e le emozioni che prova un forestale, un operaio antincendio boschivo durante il suo lavoro; agli occhi della gente ci hanno denigrato ed etichettato comeesempio dello spreco economico della società, quasi il lavoro che svolgiamo sia inutile. Nonostante tutto ciò, ricordo che gli operai antincendio boschivo e manutenzionehanno un grosso rispetto per il proprio lavoro che viene fuorimaggiormente durante l'intervento sugli incendi e/o durante la realizzazione di lavori forestali, e da ciò si evince che facciamo questo lavoro non solo per l’onorato guadagnoma anche per passione. Inoltre,ricordo a tutti che i problemi che abbiamo non sono legatiall’operaio forestale, ma alle amministrazioni che rispettivamente sono rappresentate dal Corpo Forestale della Regione Sicilia e dell’AziendaForeste, che si trovanoin uno stato di abbandono da parte di una politica assente. Il MAB Sicilia farà del tutto per valorizzare la professionalità dell’operaio antincendio boschivo forestale. Operai antincendio boschivo forestale, l’anno nuovo sta incalzando e la macchina del tempo continua l’inesorabile marcia, quindi dobbiamo urgentemente attivarci con quell’impegno e quella fatica che da sempre ci contraddistinguono e che saranno necessari ed indispensabili per la costruzione di un futuro forestale diverso. Come MAB e come operai antincendio boschivo forestale, nel prossimo anno ci attenderanno nuovi impegni e nuove sfide, quindi voglio essere fiducioso del contributo piccolo o grande sia di tempo che di fatica che ciascuno di voi potrà dare, ricordandovi che da questo dipenderanno i nostri risultati. Il 2015è stato un anno veramente difficile, un anno in cui, il MAB Sicilia, ha continuato a lavorare perché gli iscritti potessero sentirsi rappresentati degnamente in un contesto sociale in cui la figura dell’operaio forestale antincendio boschivo ha perso la sua fisionomia ed autonomia d’operato. Fin dal momento del suo insediamento, il MAB Sicilia ha intrapreso politiche di valorizzazione degli operai nel tentativo di riportare questa figura al centro delle dinamiche di trasformazione sociale. Le attività svolte dal MAB Sicilia nell’anno 2015 sono state: due manifestazioni in cui si è messo in risalto il comparto antincendio boschivo, ventisei sit-in che hanno permesso la cancellazione dell’articolo che riduceva annualmente il 20% degli operai antincendio boschivo dal contingente, numerosi incontri con le istituzioni Presidenza della Regione Sicilia, Assessorati, Comando del Corpo Forestale della Regione Sicilia e Comuni puntualizzando e mettendo in evidenza le problematiche, richieste alla prefettura e al dipartimento protezione civile per utilizzo e valorizzazione degli operai in attività di protezione civile. Abbiamo rinnovato il nostro sito al fine di adeguarlo a tutti gli iscritti affinché potessero seguire le iniziative associative, abbiamo continuato anche con le ristrettezze economiche, a girare per i distretti e paesi per sollecitare e valorizzare insieme ai sindaci e amministrazioni la nostra professione. Il MAB Siciliain questo momento sta lavorando per chiedere una riforma di legge che valorizza gli operai e la loro professione per livellarla alle altre professioni tecniche. Riproporremo, a Palermo, la seconda manifestazione regionale di antincendio boschivo forestale, in un’ottica di valorizzazione della professione,organizzeremo lafesta della forestale, cercando di riportare alla ribalta nazionale il settore attraverso l’uso dei maggiori mass-media.A partire da gennaio 2016, con tutti i colleghi, sosterremo la battaglia contro il reo di avere ingessato il nostro territorio precludendone futuri scenari di sviluppo sostenibile che possano rilanciare, attraverso politiche di gestione legate alla riqualificazione degli operai forestali e territoriale, la nostra economia e le condizioni economiche della nostra professione. Insomma, come ben capite, sarà un anno pieno d’impegni, legato esclusivamente a dinamiche di valorizzazione e d’incentivazione della nostra professione che possano contribuire a ridare fiducia a tutti affinché il 2016 possa essere l’anno della svolta verso traguardi migliori. A questo punto non mi resta altro che augurarvi a nome mio edell’associazione MAB Sicilia UN FELICE ANNO NUOVO. Porgo a tutti voi il mio augurio di bene per un nuovo anno ricco di soddisfazioni, sia foriero di novità positive per la nostra carriera professionale lasciando alle spalle quello che è stato un anno di crisi sociale ed economica pieno d’incertezze e di confusione.


Il Presidente MAB Sicilia
Salvatore Ferrara





















IL LAVORO NOTTURNO: DURATA, OBBLIGHI ED ESONERI


Il lavoro notturno: durata, obblighi ed esoneri


RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO


Limiti di durata oraria del lavoro notturno, visita medica, maggiorazione sulla retribuzione.





Il lavoro notturno: durata, obblighi ed esoneri


Si parla di lavoro notturno tutte le volte in cui l’attività lavorativa viene svolta nell’arco di tempo di almeno 7 ore consecutive nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. Per esempio, rientra nel lavoro notturno quello svolto tra le 24 e le 7, tra le 23 e le 6, oppure tra le 22 e le 5.

In mancanza della disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno chi svolge per almeno 3 ore lavoro di notte per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno.


Limiti di durata

L’orario di lavoro notturno, in generale, non può superare le 8 ore in media nell’arco delle 24 ore. Tale limite costituisce una media fra ore lavorate e non lavorate pari ad 1/3 (8/24), che, in mancanza di un’esplicita previsione normativa, può essere applicato su di un periodo di riferimento pari alla settimana lavorativa.
Nel computo della media su cui calcolare il limite delle 8 ore non si deve tener conto del periodo di riposo minimo settimanale quando questo ricade nell’arco temporale di riferimento stabilito dai contratti collettivi.






Obbligo del lavoratore 

Il lavoratore non può rifiutare il lavoro notturno salvo per ragioni di salute accertate dalle competenti strutture sanitarie pubbliche. Se sussiste detta condizione, è possibile trasferire il lavoratore al lavoro diurno, sempre che sia disponibile un posto di lavoro per mansioni equivalenti. In mancanza, il datore di lavoro può licenziare il lavotatore.

Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro notturno:

– la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa; stesso discorso vale per i genitori adottivi o affidatari nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il dodicesimo anno di età;

– la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni;

– la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile.

Ulteriori esclusioni possono essere disposte dai contratti collettivi.


Controlli sanitari


Il datore di lavoro deve valutare lo stato di salute dei lavoratori notturni attraverso controlli preventivi e periodici (almeno ogni 2 anni) a suo carico, effettuati dalle strutture sanitarie pubbliche o dal medico competente e diretti a verificare l’assenza di controindicazioni a tale tipologia di lavoro.

In ogni caso il datore di lavoro non può adibire il dipendente al lavoro notturno se prima non ha consultato le RSA (se costituite) aderenti alle organizzazioni firmatarie del contratto collettivo applicato, oppure, in mancanza, le organizzazioni territoriali dei lavoratori. La consultazione va effettuata e conclusa entro 7 giorni.

Maggiorazione retributiva sulla busta paga

Al lavoratore notturno è dovuta una maggiorazione retributiva così calcolata:

– per il lavoro non compreso in turni: 40%
– per il lavoro a turni: 30%.
 Tali percentuali vanno calcolate sulla retribuzione mensile di fatto (minimo + ex indennità di contingenza + scatti di anzianità + superminimi + aumenti individuali) divisa 173.


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 30 Dicembre 2015
 La Legge per tutti








30 dicembre 2015

SÌ DELL'ARS A DPEF ED ESERCIZIO PROVVISORIO. NEL TESTO SI FA ANCHE RIFERIMENTO A UNA LINEA LINEA PER INDIVIDUARE MISURE IDONEE CHE FAVORISCANO LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO


Sì dell'Ars a Dpef ed esercizio provvisorio. Finanziaria, salta la norma "anti-avvocati"

Una maggioranza risicata ha dato il via libera al documento che era stato clamorosamente bocciato una settimana fa. Approvato anche il "bilancio in dodicesimi". Intanto viene stralciata dalla legge di stabilità l'articolo che prevedeva l'obbligo per gli enti regionali di avvalersi dell'Avvocatura dello Stato

, Politica

PALERMO - L'Ars ha approvato in Aula il documento di programmazione economico-finanziaria e il ricorso all'esercizio provvisorio. I due testi erano stati esaminati da stamattina in commissione bilancio. Il Dpef, bocciato clamorosamente in Aula prima di Natale, è stato integrato da una serie di riferimenti relativi all'introduzione di "norme per lo sviluppo" e di "misure di sostegno per le fasce disagiate della popolazione", oltre che per la "semplificazione amministrativa". Interventi richiesti ad esempio dai deputati del Megafono nei giorni scorsi.
Non solo, nel "libro dei sogni" approvato all'Ars ecco il riferimento a "misure idonee" per la stabilizzazione del "personale precario utilizzato dall'amministrazione regionale, dagli enti locali e dagli enti comunque soggetti a controllo e vigilanza". Prevista anche una integrazione relativa all'"incentivazione alla raccolta differenziata dei rifiuti attraverso un'ecotassa", al "rilancio delle imprese siciliane basato sulla creazione di corsie preferenziali di accesso al Fondo italiano di investimenti per le piccole e le medie imprese" e alle "nuove assunzioni" nella Sanità. Il Dpef è stato approvato con una maggioranza assai risicata: 35 i voti favorevoli a fronte dei 31 necessari.
Approvato, poi, come detto anche l'esercizio provvisorio di due mesi che si basa sul bilancio già esitato dalla giunta. La durata, come previsto, sarà di due mesi. Entro quella data dovrà essere pronta la nuova manovra finanziaria. Che ha già perso dei pezzi. Il presidente dell'Ars Ardizzone ha infatti stralciato dalla legge di stabilità presentata dal governo due norme: la prima riguarda le cooperative agricole, stralciata per la possibile violazione delle norme comunitarie. La seconda aveva già fatto molto discutere: è quella che prevede l'obbligo per gli enti regionali di avvalersi dell'Avvocatura dello Stato. La norma, che avrebbe "tagliato fuori" decine di avvocati dai possibili (e diffusissimi) incarichi legali dati proprio dagli enti pubblici, avrebbe invaso, secondo il presidente dell'Ars, la competenza statale.
http://livesicilia.it/2015/12/30/si-dellars-a-dpef-ed-esercizio-provvisorio-finanziaria-salta-la-norma-anti-avvocati_700390/
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UNA SENTENZA STORICA! IL TRAGITTO PER ARRIVARE IN UFFICIO RIENTRA NELL’ORARIO DI LAVORO E QUINDI VA RETRIBUITO IN BUSTA PAGA. MA SOLO AD UNA CONDIZIONE


Una sentenza storica! Il tragitto per arrivare in ufficio rientra nell’orario di lavoro e quindi va retribuito. Ma solo ad una condizione


General view of the buildings of the Court of Justice of the European Communities

Un importante sentenza della Corte di Giustizia Europa chiarisce che gli spostamenti (il tragitto casa-lavoro) rientrano nell’orario di lavoro e sono da retribuire in busta paga. Il caso riguarda i lavoratori che non hanno un luogo di lavoro fisso e sono impegnati in spostamenti quotidiani decisi dal datore di lavoro. Vediamo nel dettaglio.

Arriva una importante pronuncia della Corte di Giustizia europea in materia di orario di lavoro: “Il tempo di spostamento deve essere considerato come orario di lavoro”. Più precisamente, i lavoratori che non hanno un luogo di lavoro fisso e abituale hanno diritto a vedersi riconosciuto come orario di lavoro retribuito gli “spostamenti quotidiani dal proprio domicilio ai luoghi in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal datore di lavoro”.

La sentenza ha un impatto importante sulla determinazione dell’orario di lavoro (e relativi limiti e riposi spettanti) e della retribuzione spettante ai lavoratori che abitualmente svolgono lavori e mansioni per le quali l’utilizzo dell’automobile (aziendale e non) è d’obbligo, come ad esempio i dipendenti addetti alle vendite ed ai rapporti con la clientela. La sentenza chiarisce in quali casi va retribuito il tragitto casa-lavoro.

Secondo la Corte, nel caso in questione, quello dei lavoratori che lavorano svolgendo una mansione per la quale sono abitualmente impegnati in spostamenti quotidiani, essendo i lavoratori sostanzialmente “a disposizione del datore di lavoro”, di fatto mettono le proprie energie lavorative a disposizione di quest’ultimo anche nei trasferimenti casa-lavoro, o per meglio dire, nei trasferimenti dalla propria abitazione al primo cliente (ad inizio giornata lavorativa) e dall’ultimo cliente al proprio domicilio (a fine giornata lavorativa).

Sono orario di lavoro gli spostamenti, chiarisce la Corte, solo nel caso in cui i clienti da raggiungere sono indicati dal datore di lavoro giorno per giorno. E pertanto in questo caso il datore di lavoro sottopone il lavoratore al proprio potere direttivo e di controllo.

Vediamo nel dettaglio il contenuto della Sentenza UE e le motivazioni.
Il caso


La Sentenza della Corte UE è intervenuta in un ricorso di una società spagnola, che vende impianti antifurto e antincendio. Questa società ha chiuso tutti i suoi uffici regionali ed ha affidato la propria rete di vendita a propri dipendenti che operano su tutto il territorio spagnolo, dotati di automobile societaria e di cellulari aziendali. La società spagnola per ogni proprio operatore di vendita fissava tutti gli interventi di giornata e quindi determinava, con il proprio potere direttivo, tutti gli spostamenti quotidiani che ogni operatore doveva fare dal proprio domicilio al primo cliente. Ed anche a fine giornata, di conseguenza, dall’ultimo cliente all’abitazione del proprio dipendente.

La sentenza
La Corte di Giustizia Europea ha stabilito nella propria sentenza che gli spostamenti sono da considerarsi orario di lavoro. E quindi i dipendenti vanno pagati anche per il tempo impiegato per recarsi da casa al luogo di incontro con i propri clienti. Vediamo perché.

La Corte richiama la nozione di orario di lavoro: L’art.2, punto 1) della direttiva europea n. 2003/88 definisce l’ «orario di lavoro» come “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali”. Secondo la Corte “affinché un lavoratore possa essere considerato a disposizione del proprio datore di lavoro, tale lavoratore deve essere posto in una situazione nella quale è obbligato giuridicamente ad eseguire le istruzioni del proprio datore di lavoro e  propria attività per il medesimo”.

Di contro: “dalla giurisprudenza della Corte emerge che la possibilità per i lavoratori di gestire il loro tempo in modo libero e di dedicarsi ai loro interessi è un elemento che denota che il periodo di tempo in questione non costituisce orario di lavoro ai sensi della direttiva 2003/88”.

Quindi la questione è: gli spostamenti sono un obbligo del lavoratore da retribuire oppure quest’ultimi conservano una possibilità di gestire il proprio tempo libero?

Nel caso specifico, come detto, la società fissava l’elenco e l’ordine dei clienti, che devono essere seguiti dai lavoratori di cui al procedimento principale, nonché l’orario degli appuntamenti presso i suoi clienti.

Quindi secondo la Corte di Giustizia “detti lavoratori non hanno la possibilità di disporre liberamente del loro tempo e di dedicarsi ai loro interessi, e pertanto essi sono a disposizione dei loro datori di lavoro”.

Quindi “se un lavoratore che non ha più un luogo di lavoro fisso esercita le sue funzioni durante lo spostamento che effettua verso un cliente od in provenienza da questo, tale lavoratore deve essere considerato come al lavoro anche durante tale tragitto”. E questo perché “gli spostamenti sono intrinseci alla qualità di lavoratore che non ha un luogo di lavoro fisso od abituale”.

E tale constatazione “non può essere inficiata dalla circostanza che i lavoratori, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, comincino e terminino tali tragitti presso il loro domicilio”. Quindi pur se partono da casa, sempre orario di lavoro è da considerarsi.

I lavoratori infatti “hanno perso la possibilità di determinare liberamente la distanza che separa il loro domicilio dal luogo abituale di inizio e di fine della loro giornata lavorativa”. E tale situazione è contrario “all’obiettivo di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, perseguito dalla direttiva 2003/88, nel quale rientra la necessità di garantire ai lavoratori un periodo minimo di riposo”.

La Corte conclude: “qualora alcuni lavoratori che si trovano in circostanze come quelle di cui al procedimento principale utilizzino un veicolo di servizio per recarsi, durante la giornata lavorativa, dal loro domicilio presso un cliente indicato dal loro datore di lavoro o per tornare al loro domicilio dal luogo in cui si trova tale cliente e per recarsi dal luogo in cui si trova un cliente ad un altro, tali lavoratori devono, durante tali spostamenti, essere considerati «al lavoro», ai sensi dell’articolo 2, punto 1, della medesima direttiva”. Quindi come orario di lavoro effettivo.

Il tempo di spostamento deve essere considerato come orario di lavoro
Corte di Giustizia UE

Il dispositivo finale della Sentenza: “L’articolo 2, punto 1, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che, in circostanze come quelle che caratterizzano il procedimento principale, nelle quali i lavoratori non hanno un luogo di lavoro fisso o abituale, costituisce «orario di lavoro», ai sensi di tale disposizione, il tempo di spostamento che tali lavoratori impiegano per gli spostamenti quotidiani tra il loro domicilio ed i luoghi in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal loro datore di lavoro”.

L’azienda in questione pertanto ha ridotto il tempo di riposo dei lavoratori e quindi lo spostamento domicilio-cliente è da considerarsi funzionale all’esecuzione dell’attività lavorativa del dipendente. E quindi è da considerarsi orario di lavoro. Ed è soprattutto da retribuire in busta paga.

SEGRETERIA NAZIONALE

28 Dicembre 2015
http://www.nsp-polizia.it/una-sentenza-storica-il-tragitto-per-arrivare-in-ufficio-rientra-nellorario-di-lavoro-e-quindi-va-retribuito-ma-solo-ad-una-condizione/





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LA GIUNTA REGIONALE IN DATA 28 DICEMBRE 2015 APPREZZA IL PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE (P.S.R.) PROPOSTO DALL'ASSESSORE REGIONALE PER L'AGRICOLTURA, LO SVILUPPO RURALE E LA PESCA MEDITERRANEA. E' ANCHE INTERESSANTE SAPERE L'ANDAMENTO DEI SETTORI AGRICOLO, FORESTALE E ALIMENTARE


La Giunta regionale in data 28 dicembre 2015 apprezza il programma di Sviluppo Rurale (P.S.R.) proposto dall'Assessore regionale per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea





PSR Sicilia 2007-2013 – versione 7 e allegati (con revisioni accettate dalla Commissione Europea con Ref. Ares(2015) 2365614 del 05/06/2015):

- 01 PSR Sicilia 2007-2013 v7 - post osservazioni.pdf A pag 19 è interessante sapere  l'andamento dei settori agricolo, forestale e alimentare

- 02 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 1 Giustificazione premi.pdf
- 03 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 2 - Schede descrittive razze autoctone.pdf
- 04 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 3 - Dichiarazione di sintesi VAS.pdf
- 05 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 4 - Analisi filiere regionali.pdf
- 06 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 5 - fiches di notifica.pdf
- 07 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 6 - Zone svantaggiate.pdf
- 08 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 7 - Misure di conservazione siti Natura2000 Misura 213.pdf
- 09 PSR Sicilia 2007-2013 v7 allegato 8 - Cartografia aree applicazione Misura 214.1G.pdf
- 10 PSR Sicilia 2007-2013 v7 Metodologia cartografia allegato 8 PSR Sicilia.pdf
- 11 PSR Sicilia 2007-2013 v7 - Piano di Monitoraggio ambientale.pdf
- 12 PSR Sicilia 2007- 2013 v7 - Rapporto ambientale.pdf
- 13 PSR Sicilia 2007-2013 v7 - Criteri di selezione rev.pdf
- 14 PSR Sicilia 2007-2013 v7 - Scheda di notifica post osservazioni.pdf
- 15 Relazione piano finanziario – allegato alla scheda di notifica delle modifiche.pdf







CACCIA AI CINGHIALI APERTA: PRIMO GIORNO A VUOTO. DA IERI MATTINA LE DUE SQUADRE, COMPOSTE DA DIECI OPERATORI FRA GUARDIE FORESTALI E VENATORIE STANNO PASSANDO A SETACCIO LE MADONIE. L'ENTE PARCO: NON SOLO ABBATTIMENTI MA PURE CATTURE


IL PIANO. Pizzuto: nessun avvistamento perché col freddo scendono a valle di rado. Perlustrate le zone di Cefalù e Castelbuono da cui in estate sono giunte più segnalazioni

Caccia ai cinghiali aperta: primo giorno a vuoto




Da ieri mattina le squadre stanno passando a setaccio le Madonie. L'Ente Parco: «Non solo abbattimenti ma pure catture»
Le attività sono partite da contrada Urgo, a Cefalù, per proseguire fino alle contrade Feria e Mollo. In quest'ultima ad agosto il pensionato Salvatore Rinaudo è stato aggredito ed ucciso dai cinghiali.


Anna Sampino
Sono ufficialmente partiti ieri mattina i primi interventi per l'abbattimento dei cinghiali selvatici nei territori delle Madonie. Le squadre stanno passando al setaccio le contrade fra Cefalù e Castelbuono. I risultati però hanno tradito le aspettative: nessun esemplare è stato avvistato. L'Ente Parco così cambia strategia: «Non più solo abbattimenti - fa sapere il presidente Angelo Pizzuto -, ma anche catture. In arrivo delle grandi gabbie per intrappolare i cinghiali anche di notte». Il primo giorno di appostamenti è andato praticamente a vuoto. Le due squadre, composte da dieci operatori fra guardie forestali e venatorie, hanno fatto tecnicamente «scouting», perlustrando nella mezza giornata di ieri le contrade di Cefalù e Castelbuono da cui quest'estate era giunto il maggior numero di segnalazioni di avvistamenti nei pressi di centri abitati. Ma di cinghiali, ieri mattina, nemmeno l'ombra. Le attività sono partite da contrada Urgo, a Cefalù, per proseguire fino alle contrade Feria e Mollo, proprio in quest'ultima ad agosto è avvenuto il tragico incidente di Salvatore Rinaudo, il pensionato morto dopo essere stato aggredito dai cinghiali. La prima ricerca non ha sortito i risultati attesi. «Se non ci sono stati avvistamenti la causa è da additare alle basse temperature - chiarisce Pizzuto -, Con il freddo i suidi scendono a valle di rado, mentre tendono a restare al riparo nelle zone Nord delle Madonie, impervie e difficili da raggiungere per l'uomo. Con la bella stagione e le temperature miti, invece, è più facile incontrarli». D'altronde il piano di abbattimento è partito con qualche mese di ritardo. Dalla morte dell'anziano alla successiva legge dell'Ars che dava il via libera agli interventi urgenti di contenimento dei cinghiali selvatici, entrambe avvenute ad agosto, gli interventi sono iniziati ieri. «Per ritardi legati a prassi burocratiche troppo farraginose, che hanno richiesto più tempo», ha spiegato diverse volte Pizzuto. Ad ogni modo, se l'inverno fa da ostacolo si rischia di sfatare gli obiettivi del piano: ridurre di circa il 50% il numero di esemplari per proteggere i centri abitati e la popolazione. E allora l'Ente Parco è corso ai ripari mettendo in campo nuovi strumenti: 30 aree recintate larghe 50 metri quadrati, da piazzare nelle zone da setacciare, per catturare cinghiali anche di notte. «Si tratta di una sorta di grandi gabbie pasturate, cioè con dentro il cibo che attira i cinghiali. In questo modo, avremo maggiori probabilità di catturare più suidi, in zone e orari più difficili da coprire». Lunedì ci sarà la prima riunione tecnica per concordare la nuova strategia. Intanto oggi le squadre proseguiranno gli appostamenti in contrada Casa Paratore e Piano Nocilla, tra Cefalù e Castelbuono. Segue la pausa Capodanno - Epifania e si riprenderà il 7 e l'8 gennaio. Oltre a Cefalù e Castelbuono, gli appostamenti avverranno nelle zone circostanti Pollina, Castellana Sicula, San Mauro Castelverde, Collesano, Petralia Sottana e Soprana; così pure, Piano Zucchi e Piano Battaglia.


30 Dicembre 2015




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Emergenza cinghiali, via ai piani di abbattimento. A sparare saranno solo figure selezionate: guardie parco, guardie forestali e guardie venatorie

Figuccia (Fi): "basta tentennamenti e ipocrisia. dopo la tragedia di Cefalù e dell'aggressione da parte del cinghiale, servono interventi e norma, per garantire tutele ai cittadini e abbattimento controllato delle specie." a Isnello nasce un comitato

Un anno fa una petizione: ieri il morto innocente. Nessuno è responsabile, non lo sono i forestali che li hanno fatto scappare dal parco, non lo sono i ...Forse l'unico responsabile è il povero Rinaudo che, al pari dello scrivente e degli altri proprietari terrieri, non doveva essere in campagna



DIETRO L'ANGOLO DELLA MACELLERIA POLITICA C'È SEMPRE IL RISCHIO DELLA MACELLERIA SOCIALE CHE SI È FIN QUI EVITATA IN ZONA CESARINI E RIFUGIANDOSI IN CORNER PER ALTRI ESERCITI DI CLIENTELE STORICHE, DAI FORESTALI AI PRECARI SEMPRE SALVATI MALDESTRAMENTE E ALL'ULTIMO SECONDO UTILE CON CONTORNI DI SPREGIUDICATE PROMESSE CHE SI SCIOLGONO PUNTUALMENTE COME NEVE AL SOLE


Crocetta e i guai dell'Isola
La Sicilia al macello



di Salvo Toscano
L'ultima spiaggia. C'è da chiedersi come il presidente della Regione non riesca a vedere ciò che è evidente. E cioè che la Sicilia non ha più governo, non ha più maggioranza, non ha più nei fatti un parlamento vista la desolante inattività della costosa Assemblea regionale. (nella foto, una celebre posa del presidente Crocetta, in polemica con Vecchioni).


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Un famoso scatto che ritrae Crocetta in polemica con Vecchioni


PALERMO – L'anno è finito ma non il calvario di una legislatura maledetta. Che continua a riservare scivoloni e figuracce. L'ultima ieri, con il governo che va ancora sotto, impallinato dai franchi tiratori su un emendamento che riguardava Riscossione Sicilia. L'ennesimo capitolo di una macelleria politica senza fine, che vede un presidente della regione e il suo governo fatti sistematicamente a pezzettini da una maggioranza litigiosa, disunita, priva di un qualsiasi progetto e tenuta insieme con lo sputo. Una coalizione tenuta in vita solo dall'istinto di sopravvivenza e dal sublime amore per la poltrona dei deputati dell'Ars. Riesce però difficile credere che Rosario Crocetta ancora non si renda conto di tutto questo.

L'ennesimo rimpasto, con i suoi riti, le sue trame e le sue piccole beghe avrebbe dovuto blindare maggioranza e legislatura per consentire una navigazione meno tormentata al governo. I fatti stanno raccontando una storia ben diversa. Anche questo tentativo è fallito. L'Ars si dimena tra la paralisi e le imboscate. Una settimana fa il governo è andato miseramente sotto sul Dpef e si è dovuto assistere a tristi pantomime con gruppi di maggioranza che si giustificavano spiegando che pensavano che si sarebbe votato a un'altra ora. Ieri maggioranza ancora in frantumi, con franchi tiratori in azione a impallinare quella Riscossione Sicilia avamposto del cerchio magico con alla guida l'eterno assessore mancato Antonio Fiumefreddo. Che ora parla di libri in tribunale e di settecento dipendenti a rischio.

Perché dietro l'angolo della macelleria politica c'è sempre il rischio della macelleria sociale. Quella che hanno conosciuto in mesi tragici i lavoratori della formazione professionale. E che si è fin qui evitata in zona Cesarini e rifugiandosi in corner per altri eserciti di clientele storiche, dai forestali ai precari degli enti locali, sempre appesi a un filo, sempre salvati maldestramente e all'ultimo secondo utile con contorni di spregiudicate promesse che si sciolgono puntualmente come neve al sole.

C'è da chiedersi come il presidente della Regione non riesca a vedere ciò che è evidente. E cioè che la Sicilia non ha più governo, non ha più maggioranza, non ha più nei fatti un parlamento vista la desolante inattività della costosa Assemblea regionale, che legifera a ogni morte di papa. Non c'è un progetto, non c'è la politica, non c'è nemmeno il coraggio di mettere la faccia su questa avventura picaresca, basti guardare al balletto ormai comico di Ncd che pur di non ammettere alla luce del sole di andare a braccetto con Crocetta insiste sullo spartito farsesco del negare di essere in maggioranza.

Tutto si è tentato per rimettere in piedi una legislatura nata male. Tutto è miseramente fallito. Sarebbe ora, ma da un pezzo ormai anche questa speranza è frustrata, che Rosario Crocetta prendesse coscienza che solo una cosa gli resta da fare: andarsene. Chiudere questa sventurata parentesi di approssimazione, improvvisazione, fallimento. E' vero come rivendica il presidente che chi vince le elezioni, seppure in modo rocambolesco, ha il diritto di governare. Ma è altrettanto vero che se chi è chiamato a governare non riesce a farlo ha il dovere di togliersi dai piedi. Crocetta non riesce a farsene una ragione? Ci dovrà pur essere qualcuno nella ristretta cerchia degli eletti che lo consigliano, un Lumia, una Monterosso, qualcuno, che lo ponga di fronte alla verità: la musica è finita.

E la viltà che nella maggioranza serpeggia celata al riparo del voto segreto riserverà al governo altri capitomboli, altra macelleria. Senza mai sfociare nell'assunzione di responsabilità di una sfiducia. Può permettersi la Sicilia questo nauseabondo copione per altri due anni?
http://livesicilia.it/2015/12/30/la-sicilia-al-macello_700280/

REGIONE, LA MANOVRA FINANZIARIA 2016: LE ENTRATE FITTIZIE DELL’ASSESSORE BACCEI. L’IMPOSTAZIONE È LA SOLITA: VANNO TAGLIATI GLI ‘SPRECHI. A MENO CHE I PRECARI, GLI OPERAI DELLE FORESTALE ECC. NON VENGANO CONSIDERATI ‘SPRECHI’


Regione, la manovra finanziaria 2016: le entrate fittizie dell’assessore Baccei




Cominciamo oggi un ‘viaggio’ nella manovra finanziaria 2016 della Regione che è stata messa a punto dal’assessore Baccei (e, con molta probabilità, dai tecnici della Ragioneria generale dello Stato). Il miliardo e 200-miliardi e 300 milioni di Euro ‘scomparso’. I ‘magheggi’ sul miliardo e 400 milioni promesso dal governo Renzi che, di fatto, non c’è. L’attacco all’articolo 36 dello Statuto. E, ieri sera, a Sala d’Ercole, lo scivolone dello stesso Baccei…


Ebbene sì, dopo aver aspettato quasi quattro mesi, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, e i suoi collaboratori ci hanno finalmente messo nelle condizioni di leggere il ‘Bozzone’ della manovra economica e finanziaria della Regione siciliana 2016. Abbiamo dato una prima lettura al documento – che contiamo di approfondire nelle prossime settimane (a nostra avviso abbiamo da tre a quattro mesi di tempo, perché Sala d’Ercole esaminerà e approverà tale manovra non prima di Aprile del prossimo anno) – e, lo confessiamo, siamo rimasti un po’ colpiti. Perché lo scenario che si prospetta per la Sicilia, a giudicare da quello che abbiamo letto, è molto più grave di quanto ipotizzavamo.

Cominciamo dalla ‘filosofia’ della manovra messa a punto dall’assessore Baccei, che è recessiva, dal primo rigo fino all’ultimo. L’impostazione non si smuove di un millimetro dalle demenziali indicazioni che arrivano da Bruxelles, o meglio, dalla Banca Centrale Europea (BCE), la banca privata alla quale un’Unione Europea sempre più in crisi ha affidato il proprio futuro. E l’impostazione è la solita: vanno tagliati gli ‘sprechi’: solo tagliando gli ‘sprechi’ si possono reperire le risorse per potere investire nello sviluppo.

Tale impostazione, per ciò che riguarda la Regione siciliana, sconta alcuni problemi. In primo luogo, perché non è facile capire che cosa c’è da tagliare ancora dal Bilancio regionale. A meno che i precari, gli operai delle Forestale, i Comuni, le ex Province e la stessa sanità non vengano considerati ‘sprechi’. Anche il secondo passaggio di questa ‘filosofia’ (gli investimenti per lo sviluppo) è molto aleatorio, se è vero che da tre anni a questa parte tutti i tagli effettuati dal Bilancio della Regione non hanno mai finanziato lo ‘sviluppo’ della nostra Isola, ma hanno finanziato i governi nazionali che si sono avvicendati: governi (Monti, Letta e ora Renzi) che hanno trovato nella sistematica razzia delle entrate regionali incamerate dallo Stato una sorta di bancomat senza fine.

Per la cronaca, le entrate regionali che lo Stato trattiene unilateralmente sono previste dallo Statuto siciliano, che viene calpestato.

Fatta questa doverosa premessa, abbiamo appurato che la manovra economica e finanziaria messa a punto dall’assessore Baccei (secondo noi, più con il concorso della Ragioneria generale dello Stato che con dirigenti e funzionari regionali) prevede tagli a destra e a manca. Su questo punto è bene fare chiarezza. Chi scrive dà una ‘lettura’ dei documenti finanziari della Regione diversa da quella che si legge su altri blog e giornali. La prima ‘scorsa’ di questa manovra ha rafforzato in noi la differente interpretazione che diamo rispetto ad altri osservatori.

Da qualche mese leggiamo che il ‘buco’ della Regione sarebbe pari a un miliardo e 400 milioni di Euro. Leggiamo che lo Stato avrebbe già erogato (o starebbe per erogare) 900 milioni di Euro circa. E che il prossimo anno erogherà altri 500-550 milioni di Euro. A noi risultano altri ‘numeri’. Proviamo a riassumerli, anche alla luce di quello che abbiamo letto nella manovra (con riferimento alla parte che con la vecchia legge si chiamava finanziaria).

A noi risulta che il ‘buco’ sui conti regionali 2016 non sia di 1,4 miliardi di Euro, ma di 2,7-2,8 miliardi Euro. Per un motivo semplice: perché nel conto noi includiamo anche le risorse finanziarie che lo Stato ogni anno si trattiene dal Bilancio regionale per un ipotetico “risanamento della finanza pubblica” del nostro Paese (“risanamento” che, a quanto pare, non si concretizza mai, se è vero che, a chiusura di quest’anno, il debito pubblico italiano ha fatto segnare l’ennesimo aumento, ‘viaggiando’, ormai, sopra i 2 mila e 200 miliardi di Euro). Ebbene, se al disavanzo di un miliardo e 400 milioni aggiungiamo anche il miliardo e 400 milioni di Euro (che è diventato un po’ più di un miliardo e 200 milioni di Euro: soldi che lo Stato trattiene alla fonte, cioè dall’Agenzia delle Entrate), il ‘buco’ della Regione siciliana, nei conti del 2016, è pari a 2,6-2,7 miliardi di Euro e non un miliardo e 400 milioni di Euro. Attenzione: non ci stiamo inventando nulla: sono cifre rintracciabili nella manovra 2016.

Resta una domanda: con quale ‘magheggio’ Baccei e compagni si sono presentati (con 4 mesi di ritardo!) in Assemblea regionale siciliana con un ‘buco’ di un miliardo e 400 milioni di Euro? Semplicissimo: con una serie impressionante di tagli orizzontali sulla maggioranza dei capitoli di Bilancio della stessa Regione. Se andate a leggere attentamente le tabelle allegate alla manovra vi accorgerete che, nella maggioranza dei capitoli, nel passaggio dal 2015 al 2016, c’è una riduzione degli importi. La somma di tutte queste riduzioni nei capitoli è pressappoco uguale alla differenza tra 2,7-2,8 miliardi e il miliardo e 400 milioni di Euro di ‘buco’ ufficiale presentato dall’assessore Baccei.

Per essere ancora più chiari, il miliardo e 200 milioni di Euro-miliardo e 300 milioni di Euro è stato fatto ‘sparire’ appioppando riduzioni nella stragrande maggioranza dei capitoli di spesa.

In alcuni casi si tratta di tagli irragionevoli, che provocheranno proteste. E che dovranno essere rimpinguati, magari teoricamente. Detto in altre parole, il miliardo e e 200-miliardo e 300 milioni di Euro potrebbe ricomparire, il prossimo anno, almeno in parte, come aumento del disavanzo.

Chiarito il primo ‘magheggio’, andiamo all’altro ‘magheggio’. Anzi, agli altri due ‘magheggi’. Ricordate il dibattito che va avanti dallo scorsa estate? L’assessore Baccei propone: sbaracchiamo l’articolo 36 e l’articolo 37 dello Statuto e, in cambio, il governo Renzi dalla alla Regione un miliardo e 400 milioni di Euro.

Ora, basandoci sulla lettura della manovra messa a punto da Baccei, proveremo a dimostrare che tale accordo è un doppio raggiro politico e contabile nella forma e nella sostanza.

Baccei dice: il governo Renzi darà alla Sicilia un miliardo e 450 milioni di Euro circa. Come e quando? 900 milioni di Euro subito e 550 milioni nel 2016. Ebbene, più che risorse finanziarie si tratta di imbrogli contabili. Vediamo il perché.

Il primo imbroglio contabile è eclatante: parliamo dell’accantonamento negativo di 550 milioni di Euro circa. L’assessore Baccei dice che sono soldi che lo Stato erogherà nel 2016. A nostro modesto avviso, questa è una grande balla. Perché il governo Renzi non ha alcuna intenzione di erogare questi 550 milioni di Euro. Altrimenti li avrebbe già erogati, a fronte della crisi di liquidità della Regione.

Furbescamente, Baccei – che è stato inviato in Sicilia non per fare gli interessi di 5 milioni di siciliani, ma per fare gli interessi del governo Renzi – ha inserito questi 550 milioni di Euro come “accantonamenti negativi”: ovvero risorse che vanno a finanziare capitoli di Bilancio con l’impegno che tali soldi potranno essere spesi non appena Roma li erogherà. Ma Roma, come abbiamo sottolineato, a nostro modesto avviso, non erogherà mai a poi mai questi 550 milioni di Euro.

I nostri lettori chiederanno: allora dove sta l’inghippo? Eccolo: questi 550 milioni di Euro teorici, come già accennato, con l’impostazione che ha dato l’assessore Baccei – cioè come accantonamenti negativi – vengono piazzati nel Bilancio fra le entrate: con l’impegno, l’abbiamo già accennato, che tali somme saranno disponibili (e quindi spendibili) non appena il governo nazionale li erogherà. Che questi 550 milioni di Euro non si concretizzeranno mai i siciliani ne prenderanno atto a Settembre-Ottobre, quando ormai sarà troppo tardi…

Insomma: una cosa è scrivere in Bilancio la verità: cari siciliani, questi 550 milioni di Euro non ve li daremo mai; altra e ben diversa cosa è scrivere: ve li daremo nel 2016, non specificando quando: proprio quello che ha fatto Baccei. Nel primo caso scoppierebbe un ‘casino’ subito, perché il governo regionale dovrebbe indicare quali categorie sociali ed economiche della Sicilia non verrebbero pagate nel 2016; nel secondo caso, Baccei rinvierebbe al prossimo autunno il problema, da affrontare magari con qualche variazione di Bilancio che l’Ars approverebbe a Ottobre, riciclando soldi di capitoli che, magari, non risulterebbero spesi; provando ad accontentare la platea rimasta a bocca asciutta rubacchiando risorse da altri settori.

Signori, non vi stupite: è quello che l’assessore Baccei ha fatto quest’anno, quando, per pagare gli operai della Forestale, ha tagliato i soldi agli agricoltori e agli artigiani siciliani (leggere il fondo di rotazione della Crias scomparso).

Andiamo ora al secondo imbroglio contabile. Nella manovra 2016 di Baccei si danno tra le entrate certe i 900 milioni di Euro. Sulla base di che cosa? Di un impegno del governo nazionale. Ma un conto sono le risorse già erogate, altra e ben diversa cosa è inserire in Bilancio, fra le entrate, 900 milioni di Euro che lo Stato non ha ancora erogato. Il fatto che questi 900 milioni di Euro per la Sicilia siano nella legge di stabilità nazionale significa poco: fino a quando non si concretizzeranno saremo davanti a una previsione di entrate, non ad un’entrata certa: le due cose sono diverse.

Questa seconda entrata va vista alla luce del contesto economico italiano, che non è quello descritto da Renzi in Tv. Il capo del governo parla di “ripresa economica”, “aumento dell’occupazione” e altro ancora. Ma il dato vero è che sono fallite quattro banche e che oltre 30 mila persone sono state in buona parte truffate. Il fallimento di quattro banche nel Centro Italia è un segnale negativo. Che fa il paio con il ‘Bail In’, cioè con la legge, voluta dall’Unione Europea, in base alla quale, a partire dal 2016, i cittadini potranno essere chiamati a risanare gli eventuali problemi delle banche.

Che significa tutto questo? Che le condizioni economiche del nostro Paese non sono quelle che Renzi ci vorrebbe far credere. E che, di conseguenza, i 900 milioni di Euro che lo Stato dovrebbe versare alla Regione nel 2016 non è detto che si concretizzino. A rigore, sarebbe stato corretto inserire questi 900 milioni di Euro tra gli accantonamenti negativi, perché, al pari dei 550 milioni di Euro, non sono ancora entrati nel Bilancio regionale 2016.

L’assessore Baccei è furbo. Ieri sera ha provato a bloccare il ricorso all’esercizio provvisorio. Il suo obiettivo – non dichiarato, ma palese a chi ha occhi per vedere – è ottenere dal Parlamento siciliano il via allo sbaraccamento degli articoli 36 e 37 dello Statuto in cambio non di un miliardo e 400 milioni di Euro, ma forse di 200-300 milioni di Euro che il governo Renzi erogherebbe a valere sui 900 milioni (altro che un miliardo e 400 milioni di Euro!)

Baccei ha fretta. Renzi gli fa fretta. Le burocrazia ministeriali gli fanno fretta. Soprattutto per abolire l’articolo 36. Perché su tale articolo la Corte Costituzionale – che è l’ultimo baluardo contro il dilagare dell’europeismo truffaldino – ha dato ragione alla Regione siciliana. Certo, la sentenza sulla territorializzazione delle imposte, che avrebbe costretto lo Stato a sborsare alla Regione siciliana oltre 5 miliardi di Euro, è stata bloccata, per quattro anni, da quel ‘genio’ del presidente Rosario Crocetta, che nel giugno del 2014 ha firmato il “patto scellerato” con Renzi, bloccando, per l’appunto per quattro anni, gli effetti positivi della sentenza della Consulta. E’ per questo che Roma, adesso, vuole sbaraccare l’articolo 36: per bloccare per sempre questo articolo dello Statuto.

Baccei vuole effettuare una doppia presa in giro ai danni dei siciliani. Primo: vorrebbe sbaraccare l’articolo 36 dello Statuto (e anche il 37: non si sa mai). E vorrebbe farlo non in cambio di un miliardo e 400 milioni di Euro (che in Bilancio non ci sono), ma in cambio di una manciata di ‘spiccioli’. Ma ieri sera gli è andata male. Perché il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, gli ha impartito una bella lezione di contabilità pubblica. Lasciando capire che l’assessore Baccei ha confuso la contabilità dei Comuni con quella della Regione siciliana. E’ ai Comuni che si può applicare la “gestione provvisoria” sollecitata da Baccei al posto dell’esercizio provvisorio. Alla Regione, no.

Insomma, tra Ars e Baccei si è aperta finalmente una partita. Non è detto che Baccei riesca a smantellare gli articolo 36 e 37 dello Statuto. E non è detto nemmeno che riesca a far passare nella manovra come entrate certe il miliardo e 400 milioni di Euro che ancora non c’è.

Fine prima puntata /continua

Foto del’assessore Alessandro Baccei tratta da Palermomania.it  

30 Dicembre 2015
http://www.inuovivespri.it/2015/12/30/regione-la-manovra-finanziaria-2016-le-entrate-fittizie-dellassessore-baccei/







REGIONE VERSO L'ESERCIZIO PROVVISORIO PER DUE MESI. A CONVINCERE L'ESECUTIVO, ANCHE ALCUNI TEMI CALDI E SEMPRE D'ATTUALITÀ COME PRECARI E FORESTALI


Regione verso l'esercizio provvisorio per due mesi
Crocetta: «Non sia scusa per rimandare finanziaria»





Politica – Domani l'Ars voterà sia la spesa in dodicesimi che il dpef. Per il governatore si tratta di un modo per approfondire e presentarsi al meglio al voto sulla legge di stabilità. A convincere l'esecutivo, anche alcuni temi caldi e sempre d'attualità come precari e forestali



Avanti, ma piano. Nonostante sia Crocetta che Baccei volessero evitare il ricorso all’esercizio provvisorio, la scelta alla fine è stata questa. Domani sia l’atto di giunta che prevede la spesa in dodicesimi per due mesi, sia il documento di programmazione economica finanziaria (dpef), passeranno all’esame in commissione Bilancio e poi al voto dell’Aula. L’assessore all’Economia Baccei commenta così: «Gli uffici stanno lavorando alle norme che dovranno regolare la spesa bloccata con un articolo specifico, per il resto agiremo in dodicesimi. L’importante è arrivare al risultato finale». 

La conferenza dei capigruppo è stata teatro di un confronto serrato tra Baccei e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, che ha definito il ricorso all’esercizio provvisorio «una strada obbligata». A fare pendere la bilancia verso questa direzione, anche lo spauracchio di alcuni temi caldi tra cui precari e forestali, che necessiterebbero di ulteriori camere di compensazione e di un clima d’aula più rasserenato. A tal proposito, Crocetta, incontrando i giornalisti, ha commentato: «Avremo in questi mesi modo di approfondire e presentarci al meglio al voto sulla finanziaria. Stiamo lavorando per l’approvazione dell’esercizio provvisorio. Ha prevalso - continua il governatore - la mediazione sul dubbio che una normativa di carattere nazionale potesse essere calata dall'alto in una regione a statuto speciale. Non vorrei però che l’esercizio provvisorio diventasse un pretesto per differire il voto della finanziaria».

Intanto, questo pomeriggio, la maggioranza è andata sotto sulla norma che prevedeva la ricapitalizzazione della società partecipata Riscossione Sicilia, con un intervento di due milioni e mezzo di euro. A richiedere il voto segreto il Movimento cinque stelle. Trentasei voti a trentatré, l'esito della votazione.


29 Dicembre 2015
http://meridionews.it/articolo/39366/regione-verso-lesercizio-provvisorio-per-due-mesi-crocetta-non-sia-scusa-per-rimandare-finanziaria/








LA FAI CISL DI CASTRONOVO COMUNICA CHE L'AZIENDA HA MESSO IN PAGAMENTO TUTTI GLI STIPENDI REGRESSI AD ECCEZIONE DI ALCUNE PERIZIE DI NOVEMBRE


Dalla pagina facebook
Cisl Castronovo di Sicilia












REGIONE, SCURE DELLA CORTE DEI CONTI. "SQUILIBRIO TRA ENTRATE E USCITE"


LA DELIBERA DEI GIUDICI CONTABILI

Regione, scure della Corte dei Conti
"Squilibrio tra entrate e uscite"


Manca "una chiara e congrua rideterminazione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione".





PALERMO - Per la Corte dei Conti nel bilancio della Regione c'è un "innegabile squilibrio strutturale tra le fonti di entrata e le spese obbligatorie, soprattutto in assenza di una chiara e congrua rideterminazione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione, rideterminazione, questa, che, come ripetutamente segnalato, si impone come necessaria al fine di garantire entrate strutturali e certe, nonché conseguentemente, solidità ai conti pubblici regionali". E ciò impone, scrivono i giudici, "la necessità di una costante attività di monitoraggio" dei conti.
I giudici contabili, nella delibera depositata l'antivigilia di Natale a seguito dell'adunanza pubblica del 2 dicembre con l'assessore all'Economia Alessandro Baccei e il ragioniere generale Salvatore Sammartano sul bilancio del 2015, prendono atto delle deduzioni dei rappresentanti dell'amministrazione "tese a escludere la sussistenza, nell'immediato, di situazioni tali da compromettere gravemente gli equilibri di bilancio" ma sottolineano che permangono "criticità in ordine alle tensioni di cassa, in quanto il prospetto depositato in adunanza, aggiornato al 27 novembre, restituisce un quadro fortemente problematico, con un saldo di circa 117 milioni a fronte di pagamenti previsti per 321 milioni".
http://livesicilia.it/2015/12/29/regione-la-corte-dei-conti-innegabile-squilibrio-entrate-uscite_700169/

SIRACUSA, RIPARTE IL SINDACATO UNITARIO. I SEGRETARI DI CGIL CISL E UIL: "LA PAROLA D'ORDINE PER IL 2016 È LAVORO". LA PESANTE EREDITÀ DELL'ANNO APPENA TRASCORSO LASCIA IRRISOLTE UN LUNGO ELENCO DI VERTENZE APERTE, TRA CUI QUELLA DEI FORESTALI


Siracusa, Riparte il sindacato unitario. I segretari di Cgil Cisl e Uil: "La parola d'ordine per il 2016 è lavoro"


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Cgil, Cisl e Uil serrano le fila ed aprono insieme una straordinaria, e per certi versi inedita, stagione di vertenzialità unitaria. È questo l'elemento dirompente per il 2016 che scuote il torpore e la stagnazione di un contesto territoriale profondamente aggredito da un anno appena trascorso segnato da una crisi occupazionale e sociale senza precedenti. Alla coesione ritrovata a livello nazionale sul rinnovo dei contratti nazionali e sulla modifica della Legge Fornero sulle pensioni, si è aggiunta forte condivisione a livello territoriale sancita dalla iniziativa unitaria del 31 ottobre scorso in largo XXV luglio.

"La parola d'ordine unitaria per il 2016 - come ribadito, questa mattina in conferenza stampa, dai tre segretari generali di Cgil Cisl Uil, Paolo Zappulla, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, - è Lavoro, coniugato con la ripresa dei Diritti e il rilancio della dignità dei lavoratori e dei cittadini". Le emorragie occupazionali subite nel corso del 2015, la cifra stratosferica certificata di oltre 100.000 disoccupati in provincia a cui si aggiungono nel 2015 oltre 30.000 lavoratori che hanno vissuto di ammortizzatori sociali per i quali il 2016 segna un angosciante termine, l'impoverimento relativo ed assoluto di larghe fette di popolazione siracusana, la disperazione palpabile di chi ha perso il lavoro e la mattanza sociale di giovani siracusani, oltre il 58%, che il lavoro non lo hanno mai conosciuto e che abbandonano anche la speranza di costruirsi un futuro, rinnovano la capacità reattiva di un sindacato unitario capace di ritrovare le ragioni condivise per coagulare insieme le legittime proteste e avanzare le possibili soluzioni.

"Il nostro territorio – hanno aggiunto i tre segretari - precipita sempre più in basso con il 25% di disoccupazione, con il triste primato in Sicilia in termini di infortuni sul lavoro, certificato dall'INAIL, e con il novantesimo posto di Siracusa nella classifica stilata da “il sole 24 ore” sulla qualità della vita. Si allarga la fascia di povertà e si abbassa il livello di sicurezza nel lavoro e di vivibilità delle nostre comunità".

La pesante eredità dell'anno appena trascorso lascia irrisolte un lungo elenco di vertenze aperte: Formazione professionale, Forestali, Siteco, Siracusa Risorse, ex Provincia Regionale, Precari ATA, ex Sai 8, Garanzia Giovani, Lsu/Asu, lavoratori della grande e piccola distribuzione, dismissione dell'Eni; persiste e si aggrava la crisi del settore edilizio, metalmeccanico ed agroalimentare. E ancora, sono irrisolte le grandi questioni del risanamento ambientale e della bonifica dell'area industriale, del rilancio delle infrastrutturazione materiali e immateriali, del potenziamento di un sistema sanitario di qualità e di un welfare che guardi con attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

"Siamo, insomma, davanti ad uno slabbramento del nostro vivere civile che impone una serie di riflessioni alte sulle cause strutturali della crisi e sui rimedi profondi da perseguire. – hanno incalzato Zappulla, Sanzaro e Munafò - Tutta l'opinione pubblica è affamata di una politica alta, di prospettiva, impregnata di convinzioni profonde, di una politica di relazione e di confronto con le forze sociali e che esca da dissidi personalistici, da insofferenze caratteriali, da posizionamenti congressuali e che guardi con determinazione al riscatto di una comunità profondamente ferita nella dignità civile. In una parola, occorre arrestare l'attuale progressiva svalorizzazione del Lavoro, ridare significato etico, sociale e costituzionale al lavoro e ricollocare il lavoro al centro della narrazione collettiva del nostro territorio".

Oggi chi perde il lavoro non ha perso solo la dignità di cittadino ma è facile preda dell'abbrutimento ed è solo, accerchiato dal diffuso cinismo delle banche, dei direttori aziendali, delle borse che brindano ai licenziamenti. "Eppure la nostra provincia – hanno continuato i segretari di Cgil Cisl Uil - possiede tutte le condizioni per uscire fuori dal perdurare di una crisi socio-economica di tale proporzione: un'agricoltura d'eccellenza che tutto il mondo ci invidia, un insediamento industriale e metalmeccanico tra i più importanti d'Europa, un patrimonio culturale ed architettonico di grande attrazione turistica".

Di fronte a questo scenario Cgil, Cisl e Uil, in un'ottica di alleanze e condivisione con fette sempre più ampie di popolazione, faranno sentire con forza e determinazione sempre crescenti la loro voce, innalzando il livello della mobilitazione unitaria e del confronto con le istituzioni, le imprese e la politica fino ad ottenere risposte certe ed esigibili. "Occorre un sussulto di lucidità collettiva. Noi, con coraggio, abbiamo iniziato".

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29 Dicembre 2015
http://www.siracusanews.it/node/67765