30 giugno 2013

GIORNATA DA INCUBO IN PROVINCIA DI RAGUSA. SULLE TRACCE DEL PIROMANE



Ad appiccare le fiamme nella riserva è stato un piromane

Giornata da incubo con roghi in tutta la provincia, il più grosso a Chiaramonte: minacciata una casa

Una lingua di fuoco si è sospinta in direzione d’abitazione privata. L’intera famiglia, si è prodigata con ogni mezzo per salvare la casa
 
Antonio Nicosia
CorrierediRagusa.it
E’ stato un sabato da incubo per gli uomini dell´antincendio e della locale protezione civile che hanno dovuto fronteggiare ben quattro incendi. Ormai è dato per scontato che ha mettere così a dura prova questi uomini è un piromane che conosce bene il territorio e le vie di fuga. Una sfida di una mente malata alla sua stessa comunità, che si trova di fronte ad un soggetto in grado di devastare intere aree boschive, spingendosi fin dentro la cittadina, con i ripetuti tentativi da bruciare i secoli pini del «boschetto» di Via Gulfi. Nella mattinata di sabato il primo incendio è stato segnalato nella valle di Chiaramonte Gulfi. Sul posto la Forestale e i volontari della Protezione Civile che dopo qualche ora sono riusciti a domare le fiamme. Poche ore dopo, nel primo pomeriggio, un altro incendio. Stavolta il fuoco è stato appiccato sul ciglio di una strada interpoderale fin dentro l’area forestale del Monte Arcibessi.

Le fiamme, sospinte dal vento, si sono propagate con gran velocità. Il tempestivo intervento di tutti gli uomini dell´antincendio ha evitato il peggio con la distruzione di tutto il bosco dell’Arcibessi. Una lingua di fuoco però si è sospinta in direzione d’abitazione privata (foto). L’intera famiglia, si è prodigata con ogni mezzo per salvare la casa. Ma se non fosse stato per il successivo intervento di ben tre squadre non sarebbe stato possibile evitare il peggio. Sono stati momenti drammatici, ma per fortuna tutto è andato al meglio. Poco dopo un altro incendio è stato segnalato sempre al «boschetto» e poi in C.da Orto Rabito, quasi subito domanti. Un vero assalto, insomma, al territorio. Anche nei giorni scorsi questa mano criminale ha provato a distruggere un altro pezzo di bosco di Contrada Santissimo, proprio dove, il 24 giugno, era andata in fumo una vasta area boschiva. Si disse allora che l’incendio era stato causato da un petardo sparato in occasione della festa di San Giovanni. Ipotesi questa che ora è scartata, visto come stanno andando le cose a Chiaramonte Gulfi.

L’azione di questo piromane sta mettendo a dura prova tutto l’apparato antincendio che sta reagendo con grande professionalità e ora, come non mai, è elevato agli allori per come fronteggia l’emergenza. Anche i Carabinieri e i Vigili Urbani stanno operando con dispiego d’uomini per identificare il folle autore di tutti questi incendi. Da un’indiscrezione pare proprio che stiano sulle loro tracce. Ma, ovviamente, mantengono il massimo riserbo. Anche il Sindaco di Chiaramonte Gulfi Vito Fornaro è in prima linea e che sta seguendo passo passo questa difficile situazione. Il primo cittadino ci diceva che Carabinieri e Vigili Urbani stanno monitorando tutto il territorio e che occorre anche la massima attenzione da parte dei cittadini che sono invitati a segnalare con tempestività ogni movimento sospetto. Intanto, ha poi aggiunto, Fornaro, sono stati intensificati i controlli per identificare questo soggetto malato.

VASTO INCENDIO AI CONFINI TRA ISPICA E PACHINO
Ha divorato decine di ettari di macchia mediterranea e alberi secolari di carrubi e ulivi il grosso incendio divampato ieri in tarda mattinata nelle campagne ispicesi, tra Pantano Secco e Bufali Marza. Per parecchie ore le fiamme hanno impegnato due squadre di vigili del fuoco del comando provinciale e del distaccamento di Modica e una squadra della Forestale. Il rogo si è poi incanalato in un’angusta cava che ha reso ancora più difficoltosa l’opera di spegnimento. I pompieri si sono quindi serviti pure di un elicottero che ha effettuato numerosi lanci d’acqua. Alla fine il rogo è stato circoscritto non senza difficoltà a causa del forte vento, anche se i vigili del fuoco restano sull’allerta per eventuali focolai. Ancora da accertare le cause dell’incendio. Le fiamme sono divampate anche venerdì nella zona Asi di Modica Pozzallo, lungo i campi che costeggiano la vecchia strada provinciale 43, un’arteria secondaria che collega i due centri iblei. In questo caso l’incendio ha pure lambito alcune serre, senza però provocare danni ingenti. L’acre e denso fumo ha ammorbato per ore la zona artigianale, dove insistono le sedi di numerose ed importanti aziende. Pare che le cause dell’incendio siano accidentali, forse dovute al mozzicone di una sigaretta gettato da un’auto in transito.

30 Giugno 2013







MENTRE IL PATRIMONIO BOSCHIVO RISCHIA SERIAMENTE DI BRUCIARE I LAVORATORI FORESTALI RIMANGONO A CASA



MENTRE IL PATRIMONIO BOSCHIVO RISCHIA SERIAMENTE DI BRUCIARE I LAVORATORI FORESTALI RIMANGONO A CASA.
GOVERNO CROCETTA E L’ARS SI ADOPERINO PER UNA VARIAZIONE DI BILANCIO IN GRADO DI REPERIRE 100 MILIONI DI EURO PER IL COMPARTO FORESTALE.


I dati forniti dal corpo forestale rispetto agli incendi al patrimonio boschivo siciliano  nel 2012  parlano chiaro: 45 mila ettari di bosco investiti dalle fiamme. E ancora. I dati prodotti da Legambiente rivelano che negli ultimi 3 anni il numero dei roghi è lievitato del 67%.
In queste settimane di inizio estate, in diversi territori, gli incendi si sono dati un gran da fare.
Non vi è dubbio che le risposte che il Governo Crocetta sta mettendo in campo contro questo bollettino di guerra dichiarato al patrimonio boschivo risultano essere inadeguate ed insufficienti.
1)Inadeguate in quanto, nel 2013, non esiste una seria programmazione relativa agli interventi di prevenzione degli incendi. Ancora oggi, in almeno il 70% dei boschi siciliani non sono stati realizzati i viali parafuoco. Ancora oggi, i lavoratori addetti allo spegnimento degli incendi non dispongono degli strumenti necessari per esercitare al meglio le loro funzioni. Mancano diverse autobotti, ci sono  furgoni senza revisioni, camion ancora in officina. Per non parlare dell’attrezzatura che ogni addetto allo spegnimento deve avere in dote per legge: sono vecchie e fatiscenti.
2)Insufficienti perché ai vergognosi ritardi nella programmazione degli interventi di prevenzione, si aggiunge la mancata serenità in cui versano i lavoratori, inseguiti come sono, dalla sensazione di non riuscire a lavorare nemmeno il numero di giornate di legge. Gli addetti alla manutenzione sono stati avviati al lavoro con almeno 2 mesi di ritardo (151isti e 101sti) e senza sapere per quante giornate lavorative. Si affidano ai prolungamenti. I 78isti invece, una parte stanno per essere avviati in questi giorni, altri sono stati avviati nelle settimane scorse per 10 giornate lavorative a Catania, per 27 giornate a Palermo, per 20 giornate a Trapani, ecc. Forse verranno licenziati il 31 luglio. Gran parte dei 78isti a Catania ed a Palermo ad esempio, non verranno avviati prima di settembre. Gli addetti allo spegnimento degli incendi sono stati avviati a metà giugno per sole 50 giornate ( mai successo). L’anno scorso  furono avviati in prima battuta per 87 giornate.
Per i lavoratori forestali e per il patrimonio boschivo dunque, l’incertezza regna sovrana.
Davanti un quadro cosi drammatico in cui per difendere il patrimonio boschivo siciliano bisognerebbe che tutti i forestali rimanessero nei boschi giorno e notte, il Governo Crocetta quale rivoluzionaria riforma si inventa? Quella di far svolgere ai forestali un imprecisato numero di giornate occupandosi di  lavori con altri  enti (scuole, CSA, province).
In realtà come si può pensare di fare prevenzione e difendere i boschi stanziando in finanziaria solo 205 milioni di euro, quando si sa perfettamente che per garantire una prevenzione minima e i livelli occupazionali previsti dalla LR 14/06  servono 260 milioni di euro?  Come si fa ad allargare le competenze quando si dimezzano i fondi per  la prevenzione degli incendi?
Il SIFUS invita Governo e ARS, se hanno a cuore il patrimonio boschivo a cominciare a ragionare su una variazione di bilancio di  100 milioni di euro a favore del comparto forestale. Contestualmente, ribadisce l’invito ad avviare al lavoro tutti gli addetti alla manutenzione.
Catania 29-6-2016                                                                            


 Il Segretario Generale SiFUS
                                                                                                                     Maurizio Grosso

SiFUS – Segreteria Generale- Via Ughetti, 75 – Catania Tel 0957158147

30 Giugno 2013







I LAVORATORI FORESTALI COSTANO ALLA REGIONE LA STESSA CIFRA PER PAGARE 13 MILA DIPENDENTI A TEMPO (IN?) DETERMINATO


 

IL CASO

Sono cinquantamila e costano più di un miliardo
Ecco l'esercito dei lavoratori "regionali"

Agli oltre ventimila dipendenti della Regione, vanno aggiunti i Forestali e gli assunti nelle società partecipate. Ecco nel dettaglio quanti sono e quanto costano ai siciliani.


PALERMO - Altro che ventimila. I lavoratori a carico di “mamma Regione” sono più del doppio. E costano oltre un miliardo di euro. I dati che emergono dal rendiconto della Corte dei conti offrono una fotografia oggettiva del “vero” numero degli stipendiati dalle casse dorate di Palazzo d'Orleans. Altro che ventimila, insomma. Era quello nell'immaginario collettivo, il numero già di per sé “eccezionale” riferito ai dipendenti della Regione. In realtà sono molti di più.

Quel numero, infatti, riguarda semplicemente i lavoratori che fanno capo alle strutture direttamente legate alla Presidenza o gli assessorati. Per la precisione, la Corte spiega che tra dirigenti, funzionari e istruttori, il numero dei “regionali” “è pari a 17.700 unità (-1,6 % rispetto al 2011), costituito quasi interamente (96,3%) da dipendenti a tempo indeterminato (-1% rispetto al 2011)”. Ma non finisce qui. “A questi – scrive infatti la Corte - si aggiunge un contingente di 2.513 unità che l’amministrazione indica quale personale 'ad altro titolo utilizzato' (nel 2011 erano 2.293)”. Per il personale in servizio, la Regione ha speso, nel 2012 la cifra ragguardevole (ma comunque in calo rispetto agli anni passati) di 755.932 euro.

Ma, come detto, non è tutto qua. Escluse infatti le uscite per il personale in quiescenza (cifre solo di poco più basse rispetto a quelle riguardanti il 'personale in servizio'), a quelle somme ne vanno aggiunte altre. “Ci si riferisce, in particolare, - scrive la Corte dei Conti - agli oneri per il pagamento delle retribuzioni in favore: del personale avviato all’impiego dal Corpo forestale regionale e dagli uffici periferici del dipartimento Azienda regionale foreste demaniali, del personale in servizio presso organismi societari partecipati dalla Regione, del personale non regionale che presta servizio nell’interesse della Regione siciliana, di quello comandato presso gli uffici giudiziari con oneri a carico della Regione, del personale delle scuole regionali”. Il “lato oscuro” della Regione siciliana, insomma. Quella fetta di lavoro pubblico quasi mai considerato “regionale a tutti gli effetti” perché appartenente a categorie “ibride”.

Intanto, come detto, ecco la compagine tanto discussa dei “Forestali”. Una etichetta con la quale si è spesso inglobato un po' di tutto. Per essere precisi, però, questi dipendenti (non di ruolo) impiegati – per la stragrande maggioranza - per 78, 101 o 151 giornate l'anno, vanno suddivisi in due categorie: quelle che fanno capo al Corpo forestale, e quelli dell'Azienda Foreste. I primi sono in tutto 7.148. Quasi tutti appunto a tempo determinato il cui costo annuo sfiora i 100 milioni. La seconda categoria di “forestali” invece è composta da 18.260 lavoratori (di questi poco più di 1100 a tempo indeterminato). Il loro costo supera i 223 milioni annui. Insomma, si tratta di quasi 25 mila lavoratori. Una cifra spesso rimbalzata sui media come simbolo dello spreco. In realtà, considerate le “turnazioni” il “peso” dal punto di vista retributivo è assai lontano da quello destinato a 25 mila lavoratori. La Corte dei conti ha compiuto allora un calcolo. Nonostante le turnazioni, quei lavoratori costano alla Regione la stessa cifra che verrebbe spesa per pagare 13 mila dipendenti a tempo determinato. La cifra complessiva è di 322 milioni annui. Che aggiunti a quelli spesi per i “regionali regionali” porta la spesa totale già vicina al miliardo di euro.

Ma non è finita qui, neanche stavolta. Se escludiamo infatti le categoria dei comandati e il personale delle scuole regionali (che incidono – in proporzione – assai di meno sulla spesa), resta l'enorme esercito dei dipendenti delle società partecipate. Molte delle quali a totale o quantomeno maggioritaria partecipazione pubblica. In questo caso, il numero dei lavoratori sfiora quota 7.300. Per un costo di 257 milioni annui. Già. Ventimila, alla Regione, non bastano. I siciliani che dipendono da Palazzo d'Orleans sono più del doppio. E costano agli altri siciliani più di un miliardo l'anno.

CROCETTA: PER I FORESTALI E' PREVISTA L'UTILIZZAZIONE IN ALTRI LAVORI


Po Fesr 2007-2013, spesa a rilento
ben 7 dipartimenti nella black list

Rosario Crocetta, Presidente della Regione
foto lasicilia.it


Palermo. Se una fioca luce si può intravedere in fondo al tunnel sul fronte del risanamento dei conti, per la magistratura contabile il quadro finanziario della Regione resta sempre preoccupante. I punti critici rilevati dalle Sezioni unite della Corte dei conti in sede di parificazione del rendiconto 2012, sono gli stessi censurati negli anni passati. A cominciare dalla scarsa spesa dei fondi del Po Fesr 2007-2013 che in alcuni dipartimenti segna il passo. Nella black list ci sono ben 7 dipartimenti: Acqua e rifiuti, Energia, Beni culturali, Istruzione, Famiglia, Finanze e Turismo. La migliore performance è stata del dipartimento Infrastrutture che, nel 2012, ha certificato una spesa pari al 36,1%. La Regione, per evitare il disimpegno automatico, dovrà spendere ben 600 milioni di euro entro l'anno. Una corsa contro il tempo.
Capitolo spinoso quello dei dipendenti regionali a tempo indeterminato e a tempo determinato: «Al 31 dicembre 2012 - si legge nella requisitoria della vice procuratore generale Maria Aronica - i dipendenti a tempo indeterminato erano 15.252 (compresi i 164 provenienti dalle ex Terme di Sciacca e Acireale e i 1.296 del ruolo del Corpo forestale); nel 2011 erano 15.383. Una differenza minima. I dirigenti regionali a tempo indeterminato erano 1.793 (1.835 nel 2011), ma il rapporto è rimasto pressoché invariato: 1 dirigente ogni 8,4 dipendenti».
Il personale esterno a tempo determinato, il 31 dicembre 2012, era di 655 unità a fronte delle 777 del 2011; tra il personale a tempo determinato vi sono 41 dirigenti, la metà rispetto al 2011. Il totale complessivo dei dipendenti regionali nel 2012 è stato pari a 17.700 unità. Sommando anche i dipendenti Esa e Reais si arriva a 20.213 stipendi che la Regione paga mensilmente. Lo scorso anno la spesa per il personale è stata di 982 milioni 441 mila euro, con una diminuizione di circa 102 milioni. Se a questa cifra si somma il costo di forestali, precari della Protezione civile, dell'Arpa e altri precari, si arriva a circa 1,6 miliardi.
Il totale dei dei pensionati regionali lo scorso 31 dicembre, era pari a 16.377. Nel corso del 2012 il fondo pensioni ha liquidato 215 nuove pensioni ordinarie, 218 di reversibilità e 365 pensioni con le agevolazioni della legge 104. La spesa per i trattamenti pensionistici nel 2012 si è attesta a 656 milioni di euro, con un aumento di 17 milioni rispetto al 2011.
La spesa sanitaria pesa più del 50% su un bilancio di 18 miliardi 536 milioni di euro. Una parte rilevante viene assorbita dal personale: 47.800 complessivamente.
La Regione è indebitata per 5,3 miliardi di euro, ma continua a sprecare risorse con le società partecipate il cui programma di ridimensionamento non si è ancora concluso, così come è stato censurato l'elevato numero di forestali impiegati in Sicilia. Criticità che il presidente della Regione, Crocetta, conosce bene: «Già nelle società partecipate abbiamo bloccato le assunzioni che continuavano a lievitare. Per quanto riguarda i precari e i forestali, è prevista la loro utilizzazione in altri lavori, come per esempio, la pulizia del parco archeologico Neapolis di Siracusa. Il problema è la massa di personale concentrata negli uffici decentrati, mentre mancano dipendenti nell'amministrazione centrale».
L. M.

29 Giugno 2013






SICILIA, DIECI MILIARDI DI CHANCE



Sicilia, dieci miliardi di chance – Intervista a “La Sicilia”



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Le promesse non mantenute


On. La Via, ex Assessore Agricoltura, oggi deputato Europeo
On. La Via, ex Assessore Agricoltura, oggi deputato Europeo (2)
On. La Via, ex Assessore Agricoltura, oggi deputato Europeo (3)







ALLA SCOPERTA DEL VOLTO PIU' NASCOSTO DEL PARCO ARCHEOLOGICO


Alla scoperta del volto più nascosto del parco archeologico

Neapolis, non solo Teatro Greco per nuovi tour sorprendenti

Latomie dell'Intagliatella
foto lasicilia.it



Isabella Di Bartolo
Non solo Teatro Greco. Ci voleva l'intervento straordinario degli esperti della forestale per scoprire il volto più nascosto del Parco archeologico della Neapolis.
Percorsi, viottoli, scorci e pietre millenarie nascosti da oltre venti anni di erbacce e alberi mai curati. Ci sono voluti quasi due mesi di lavoro da parte di 24 operai specializzati dell'azienda Foreste demaniali (la maggiorparte del quale rigorosamente a mano, senza ausilio di macchinari per salvaguardare i resti archeologici) e 250mila euro per riportare alla luce il volto più sconosciuto dell'area archeologica cittadina che si estente per 183mila metri quadrati.
Basta guardare il nuovo scenario che si affaccia lungo via Agnello e viale Paolo Orsi: collinette inframezzate da resti lapidei, alberi e piante rare, percorsi alla scoperta di nuovi paesaggi. E, poi, nella zona a nord del colle Temenite, nuovo lustro per la grotta del Ninfeo.
«Abbiamo riscoperto percorsi antichi - dice il responsabile provinciale dell'Azienda demaniale, Carmelo Frittitta - che hanno lasciato piacevolmente sorpresi anche noi quando ci siamo ritrovati dinanzi a paesaggi sconosciuti fra i resti più antichi del parco della Neapolis». Fra questi, un percorso sarà scoperto stamattina quando i responsabili insieme con gli assessori regionali Cartabellotta e Sgarlata, illustreranno gli interventi svolti all'interno del parco archeologico.
Nuovo lustro anche per l'Orecchio di Dionisio e le latomie dell'Intagliatella e di Santa Venera, oltre che per l'Ara di Ierone e l'Anfiteatro romano.
Ma la sorpresa della manutenzione straordinaria avviata dalla Regione è stata quella di piante e fiori antichi. Specie pregiate che sono oggetto di studio da parte dell'Orto botanico di Catania e della stessa azienda forestale e che saranno protagoniste di nuovi percorsi fra resti antichi, origano ellenico e orchidee di eco greca.

29 Giugno 2013






INCENDI NEL RAGUSANO, INTERVIENE ANCHE UN ELICOTTERO


Incendi nel Ragusano, interviene anche un elicottero




RAGUSA. Vigili del fuoco, forestali e personale della Protezione Civile sono impegnati nel Ragusano a spegnere tre incendi che, alimentati dal vento, da diverse ore interessano alcune aree della provincia. A coordinare le operazioni la sala operative del Comando Vv.f., della Forestale e del Dipartimento di Protezione civile, in stretto raccordo con la Prefettura. Pompieri e squadre forestali sono intervenuti tra Marza e Pachino, al confine con la provincia di Siracusa, per circoscrivere un vasto fronte d'incendio che a causa del vento si propaga velocemente. Per spegnere le fiamme è stato richiesto l'intervento di un elicottero da Catania, che sta già operando alcuni lanci.
Un altro incendio, che alimentato dal vento si propaga velocemente, vede impegnate squadre Forestali e del Dipartimento di Protezione Civile lungo la Strada Provinciale Ragusa-Chiaramonte, in prossimità della vecchia stazione.
I vigili del fuoco inoltre stanno spegnendo un terzo incendio divampato vicino la discarica di Ragusa. Il Dipartimento di Protezione Civile ha anche allertato diversi gruppi di volontari che al bisogno potranno essere impiegati a supporto delle squadre operative dei vigili del fuoco e  della forestale.


29 Giugno 2013







29 giugno 2013

I FORESTALI AL LAVORO FRA I TESORI: COSI' E' NATA LA NEAPOLIS


Siracusa: oggi la presentazione dell'intervento

forestali al lavoro fra i tesori: «Così è rinata la Neapolis»


Nostro inviato
Siracusa.
Per comprendere l'essenza di queste meraviglie occorrebbe una macchina del tempo col timer spostato indietro di qualche millennio. Ma per capire - con senno del poi, dopo un prima di degrado e di abbandono - quant'è semplice rispettare i siti culturali siciliani, basta fare una passeggiata al Parco archeologico della Neapolis (500mila ingressi l'anno, c'è dentro il Teatro Greco) e scandagliare la memoria a breve termine: due mesi fa. Lo spread fra il prima e il dopo è dato da una norma (lungimirante, né più e né meno di tante altre inapplicate), dal buon senso di istituzioni che collaborano, da 250mila euro di investimenti della Regione. E soprattutto dal lavoro ecomiabile di 25 operai forestali.
E oggi è arrivato il giorno di presentare - con un po' di legittima autocelebrazione - il risultato dei lavori di manutenzione straordinaria dell'area a verde del parco della Neapolis di Siracusa, alla presenza degli assessori regionali Dario Cartabellotta (Risorse agricole) e Mariarita Sgarlata (Beni culturali), assieme ai vertici degli altri enti, tra cui Azienda foreste demaniali e Parco archeologico di Siracusa.
In tutto 183.500 metri quadrati ad altissima densità di valore culturale: il Teatro Greco, l'anfiteatro romano e l'altare monumentale di Ierone II, la Via Sacra, il teatro lineare e il Ninfeo, allargando l'intervento alla Latomia del Paradiso (dove c'è l'Orecchio di Dioniso) e ad altri due tesori, meno conosciuti dal grande pubblico eppure altrettanto suggestivi, come le Latomie dell'Intagliatella e di Santa Venera. «Queste aree - ricorda Carmelo Frittitta, dirigente dell'Ufficio Azienda regionale foreste demaniali di Siracusa - in buona parte boscati e d'indubbio interesse archeologico ma anche naturalistico e paesaggistico, giacevano da decenni in gravissimo stato di abbandono e per l'invasività della vegetazione infestante, in molti casi, non erano più nemmeno visibile il patrimonio archeologico. Inoltre, le piante arboree avevano urgenza di un restauro e di un intervento volto a preservare al contempo il loro particolare interesse vegetazionale, ma anche la condizione di sicurezza del sito». Un errore ab origine che risale a molto tempo addietro: «Purtroppo, molte piante vennero poste a dimora non tenendo conto della profondità del suolo e della relativa capacità di accrescimento, motivo per cui, soprattutto negli ultimi anni, si è registrata - certifica Frittitta - una preoccupante e diffusa caduta di interi alberi, soprattutto di conifere, con i rischi e gli effetti a ciò conseguenti». Ma la manutenzione straordinaria è stata selettiva anche su questi aspetti: «Gli interventi sono stati indirizzati alla ripulitura della superficie dalla flora spontanea, eseguita in maniera selettiva così da salvaguardare le specie endemiche».
E così questa mattina si potrà vedere ciò che abbiamo visto noi ieri e che anche i turisti hanno apprezzato - settimana dopo settimana, così come documentato dalla nostra redazione di Siracusa - e cioè un'area archeologica degna di questo nome. «La buona gestione del verde - ricorda l'assessore Cartabellotta - che certamente rappresenta una risorsa alla fruizione del parco archeologico, consentirà di migliorare l'accesso ad aree fino a ieri pressoché inaccessibili, stimolando l'ideazione di percorsi tematici all'interno della Neapolis al fine di indurre, almeno una parte del mezzo milione di visitatori ad approfondire la conoscenza di questo eccezionale patrimonio culturale e naturalistico». E il modello sarà esteso ad altri siti siciliani, come anticipa l'assessore Sgarlata: «Abbiamo dato concreta attuazione all'articolo 25 della Finanziaria regionale, che prevede l'impiego di risorse del settore forestale non solo nei siti archeologici, ma anche in aree verdi di siti pubblici, scuole, atenei, musei e ospedali. Il test di Siracusa dimostra che il modello funziona e già nel settore di mia competenza, grazie alla tempestiva disponibilità del collega Cartabellotta, ho già esteso il progetto ad altri siti archeologici, tra cui Morgantina, Selinunte, Segesta, Tindari ed Eloro».
Ma. B.
29 Giugno2013









ADESSO I NODI VENGONO AL PETTINE




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ALLA REGIONE ANCORA TROPPI DIPENDENTI






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PIETRAPERZIA (EN). DI CALOGERO NUOVO ASSESSORE, FU IN PRIMA LINEA PER LA STABILIZZAZIONE DEI FORESTALI


Pietraperzia. Calì sostituita

Cambio nella Giunta Emma
Di Calogero nuovo assessore

Salvatore Di Calogero
foto lasicilia.it

Pietraperzia. Salvatore Di Calogero di 40 anni è il neo assessore della Giunta municipale presieduta da Vincenzo Emma e prende il posto dell'ing. Francesca Calì. La comunicazione è stata data dallo stesso sindaco Vincenzo Emma, in occasione dell'ultima seduta del Consiglio comunale. Un caloroso applauso ha accolto la notizia di nomina dato lo spessore sociale del personaggio che viene ora chiamato in Giunta. Congratulazione sono arrivati da tutte le parti.
La nuova giunta è ora così composta: sindaco Vincenzo Emma, vicesindaco Luigi Guarneri, assessori Salvatore Di Calogero, Paolo Giuseppe Di Marca e Giusy Rindone.
La maggioranza del sindaco Emma in Consiglio comunale resta monolitica essendo formata da 10 consiglieri su 15: Rosa Maria Giusa (che è anche la presidente del Consiglio), Veronica Bellomo, Filippo Bonanno, Germano Bonincontro, Francesca Calì, Salvatore Calì, Salvatore Di Calogero, Luigi Guarneri, Antonio Messina detto Totò, Filippo Spampinato.
Il sindaco ha dichiarato che per le deleghe darà spazio alle competenze del Di Calogero; il nuovo assessore prenderà quindi le deleghe per la viabilità urbana ed extraurbana, il verde pubblico, forestazione, manutenzione siti archeologici, lavori in economia, rapporti con l'Ato per la pulizia del paese, e interventi straordinari, feste di tradizioni popolari; rapporti con gli indigenti e i disoccupati.
Salvatore Di Calogero è sposato con Angela Calvino e ha te figlie, Maria, Alessandra e Federica. Svolge l'attività di bracciante agricolo con particolari competenze della forestazione e dell'edilizia.
È stato eletto tra i consiglieri della società operaia "Regina Margherita" e il suo apporto è stato incisivo per la schiacciante vittoria e è un valido pilastro per il neo presidente Fabio Calì. Si può affermare che è un punto di riferimento nel mondo del lavoro e specialmente tra gli operai e spende molto tempo per sostenere i deboli. La sua identità è molto vicina agli assistenti sociali e per la sua filantropia spesso interviene a spese proprie. Fu in prima linea per risolvere i problemi del reddito minimo e per il definitivo assestamento degli operai forestali a tempo pieno.
Giuseppe Carà

28 Giugno 2013






VIA AI LAVORI DI BONIFICA, AI QUALI SI SONO AFFIANCATI IL COMUNE E LA FORESTALE


Caltanissetta

Annuncio del Vescovo Garsia. Dalla prossima settimana via ai lavori di bonifica e sistemazione Torna la messa al Redentore

Il Vescovo Mons. Mario Russotto 
e il Vicario Don Pino la Placa
foto lasicilia.it



Domenica sarà la celebrazione della prima messa domenicale alle 19 da parte del rettore del santuario padre Giuseppe Anfuso nello spiazzo antistante il monumento, il primo simbolico passo per riappropriarsi e ridare dignità ad uno dei luoghi più significativi della città, il Redentore, per il quale sono state messe in campo negli ultimi mesi tante sinergie che hanno visto in prima fila la Diocesi, proprietaria dell'area su cui sorge il monumento, e i comitati di quartiere, ai quali si sono presto affiancati il Comune e la forestale.
La settimana prossima, invece, partiranno le operazioni di potatura di tutti gli alberi con lavori a carico della Diocesi, che ha ottenuto l'autorizzazione a procedere anche da parte della Provincia e dei privati nei cui terreni ricadono le piante; sono invece già in funzione le videocamere installate dalla Diocesi per scoraggiare gli atti di vandalismo. Tante le idee che sono state presentate durate la conferenza stampa di ieri mattina in Seminario, in cui è stato illustrato pure il progetto elaborato a moduli dall'architetto Giuseppe Cassetti, che può essere realizzato per sezioni e da soggetti diversi e che prevede, innanzitutto, la restituzione alla strada di accesso al Redentore della sua funzione nobile di ascesa al santuario, valorizzandola con una Via Crucis (ed anche una Via Lucis), e la realizzazione sul piazzale di monte San Giuliano di tutta una serie di altri interventi destinati a mettere finalmente fine al degrado e all'abbandono di cui l'area ha sofferto per decenni, restituendola alla piena fruizione dei nisseni.
«Il Redentore - ha detto il Vescovo Mons. Mario Russotto - sta a cuore ai cittadini oltre che alla chiesa, è un pezzo della nostra storia ma anche un luogo da valorizzare, rivalutare, salvaguardare. Devo ringraziare i comitati di quartiere, che si sono adoperati tantissimo: grazie a loro perché non si sono stancati né scoraggiati fino ad ora di far presente alle istituzioni l'urgenza di questo posto emblematico per Caltanissetta. Consegnerò adesso anche al sindaco i codici di accesso, già in possesso delle forze dell'ordine, delle quattro telecamere che abbiamo installato al Redentore, affinché anche la tutela del bene diventi patrimonio di tutti». Sono poi intervenuti l'architetto Giuseppe Di Vita, capo dell'ufficio tecnico della Diocesi, che ha ricordato tutti i sopralluoghi effettuati ed ha avuto parole di elogio per il progetto presentato dai comitati di quartiere ("interessante e non un libro dei sogni"), ed il portavoce del Coordinamento dei comitati di quartiere Carlo Campione. «Il nostro stesso logo - ha ricordato - è il Redentore perché è il simbolo di Caltanissetta: ma se è degradato significa che la città è in declino. Per questo dobbiamo fare rete, tutti insieme. Non ci rassegniamo all'indifferenza e dunque non possiamo fallire».
Ad illustrare il progetto di recupero è stato lo stesso autore architetto Giuseppe Cassetti; sono poi intervenuti anche Alessandro Giugno di Legambiente, che ha ribadito la necessità di razionalizzare anche la presenza invasiva dei tralicci metallici dei ripetitori tv proprio di fronte al monumento, e dei rappresentanti dei comitati di quartiere.
Ed infine il vescovo Russotto ha lanciato l'iniziativa che vedrà a fine luglio, in occasione del raduno dei giovani della Diocesi a Caltanissetta per la Giornata della gioventù, la marcia fino al Redentore e la veglia di preghiera.
Rosamaria Li Vecchi

28 Giugno 2013







28 giugno 2013

ESTATE, ARRIVA LO SPOT CONTRO GLI INCENDI SPORTIVI


Estate, arriva lo spot contro gli incendi boschivi


Al via la campagna contro gli incendi boschivi per l’estate 2013. Sulla Rai e sui network che vorranno aderire all’iniziativa, sarà trasmesso uno spot ad hoc nell’ambito degli spazi riservati alla comunicazione istituzionale con l’obiettivo di informare ed educare i cittadini al rispetto della natura e del patrimonio boschivo.
terence hillUn’operazione sempre più necessaria visto che, su questo fronte, il 2012 e’ stato un anno nero per l’Italia. Secondo il rapporto Ecomafia 2013, realizzato da Legambiente in collaborazione con le Forze dell’Ordine, sono stati ben 8.304 gli incendi dolosi, colposi e generici registrati nel nostro Paese (+4,6% rispetto al 2011).
E non solo. Il rapporto evidenzia che sono aumentate anche le persone denunciate (742) e gli arresti (21 contro i 14 del precedente rapporto).
Il 48,4% degli incendi si concentra in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Ma quest’anno, è la Sardegna a contare già i primi, consistenti danni.
La prevenzione è sempre più fondamentale, quindi. Così, anche quest’anno, in prima linea, ci sarà un forestale d’eccezione: l’attore Terence Hill.
Sarà lui il testimonial dello spot antincendio del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e Corpo forestale dello Stato, in accordo con il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Non resta che incrociare le dita e denunciare subito i segnali di fumo.


28 Giugno 2013





Spot per la campagna 2013 di sensibilizzazione sugli incendi boschivi del Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente e il Ministero delle Politiche Agricole









LA REGIONE SICILIA HA OLTRE 5 MILIARDI DI DEBITO


Corte dei conti: debito di oltre 5 miliardi per la Regione



PALERMO. La Regione Sicilia ha un debito di 5 miliardi e 385 milioni: in pratica ogni siciliano è esposto nei conti regionali per 1.077 euro. Il dato, lievemente superiore a quello dell'anno scorso, emerge dalla relazione della Corte dei conti per il giudizio di parificazione del consuntivo della Regione  per il 2012. La Corte esprime critiche su alcune operazioni finanziarie in derivati e sulle condizioni dei rapporti con le banche destinate a peggiorare. Le agenzie internazionali hanno infatti declassato, a partire dal 2011, i rating assegnati alla Regione. Hanno pesato, dice la Corte, il "deterioramento della performance operativa della Regione" e le "previsioni negative sull'andamento economico nazionale e regionale". Con questo andamento alla Corte appare "indispensabile l'adozione di idonei strumenti di protezione sin qui non predisposti".

"La flessione della spesa per il personale della Regione siciliana nel 2012 è imputabile da una
parte al calo del dato occupazionale e dall'altro al contenimento della dinamica retributiva che risente della mancata definizione della contrattazione collettiva e delle relative misure legislative". Lo ha detto Il consigliere delle sezioni Riunite della Corte dei conti in sede di controllo per la Regione siciliana Anna Luisa Carra durante la relazione introduttiva dell'udienza sul giudizio di parificazione sul Rendiconto generale della Regione siciliana per l'esercizio 2012.

"Sono oltre 20 mila i dipendenti regionali - ha aggiunto - il numero di quelli in servizio presso i vari rami dell'amministazione si è attestato a quota 17.700 unità (-1,6% rispetto al 2011) ai quali si sommano 2.513 unità che la Regione indica come personale ad 'altro titolo utilizzato'". "Altri consistenti e ulteriori oneri che più o meno direttamente gravano sul bilancio regionale - ha sottolineato - sono quelli per il personale stagionale avviato dal Corpo forestale della Regione e dell'Azienda regionale foreste demaniali, che ammontano a 322 milioni di euro, nonché i costi del personale delle società partecipate regionali che superano la cifra di 257 milioni di euro, in gran parte afferenti a società totalitarie o maggioritarie (200 milioni)". Poi, ha aggiunto, "si consideri anche tra i costi indiretti più rilevanti la somma che la Regione trasferisce agli enti locali quale contributo per il pagamento delle retribuzioni del personale precario stabilizzato, che ammontano a 229 milioni di euro". "Nonostante la flessione degli ultimi anni il fattore occupazionale resta quello preponderante tra quelli che nel tempo hanno determinato - ha concluso- l'innalzamento e l'irrigidimento della spesa".

 "IL PERSONALE E' UN TERZO DELLE REGIONI ITALIANE" - Nel 2012 in Sicilia la consistenza  numerica del personale in senso stretto «regionale» è pari a  circa un terzo (il 29,5%) di quello di tutte le regioni italiane  sommate insieme. Il numero dei dirigenti è quasi il doppio  rispetto al dato aggregato delle altre regioni a Statuto  speciale e resta elevato anche il rapporto tra il numero di  dirigenti e quello del personale non dirigenziale (1 su 8,64 a  fronte di una media nazionale di 1 ogni 15,89). È quanto emerge  dalla relazione al giudizio di parificazione del Rendiconto  generale della Regione siciliana per l'esercizio 2012 emesso  dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti in sede di  controllo.     I giudici contabili sottolineano come «si tratta di valori  che solo in parte possono trovare giustificazione nelle  retribuzioni per via dell'autonomia differenziata di cui gode la  Regione siciliana, di funzioni altrimenti di competenza  statale». A tal proposito le sezioni riunite nel considerare i  fattori che hanno determinato un elevato livello occupazionale  hanno avuto modo di rilevare che «il settore pubblico è stato  utilizzato per arginare, attraverso politiche assunzionali di  portata superiore alle effettive esigenze, il disagio sociale  derivante dall'incapacità del tessuto produttivo di assorbire  la forza lavoro espressa dalla Regione». «La dimensione assunta dal fenomeno del precariato in Sicilia  - scrivono ancora i giudici - hanno condizionato le politiche  assunzionali in modo decisivo determinando l'assoluta chiusura  alle opportunità di reclutamento attraverso le ordinarie  procedure concorsuali sostituite da annosi percorsi di  stabilizzazione». 

28 Giugno 2013






LO SFOGO DI UN OPERAIO MOLISANO


La politica che non ci piace: cambiano le amministrazioni, i privilegi restano


TERMOLI. Una lettera aperta a cui vogliamo dare il massimo risalto, perché evidenzia e denuncia come la politica, a qualsiasi livello e di qualsivoglia colorazione sia non riesca a debellare i germi che ne insidiano quel primato con la P maiuscola che dovrebbe nobilitarla.
E’ lo sfogo, amarissimo, di un operaio forestale, che mette faccia e nome, pur di denunciare situazioni non più sostenibili.
“Ancora una volta dopo anni di lotte, incontri, discussioni, promesse e poi ancora smentite... denunce e ...finalmente...avviene la pubblicazione della ormai aberrata e aberrante graduatoria, osteggiata per anni, dai cosiddetti “sindacati confederali” che si ponevano di traverso per la pubblicazione, con tutte le forze esercitabili.
Loro hanno sempre visto nella stessa, non un diritto legittimo per lavoratori avventizi (è questo il termine che si usava e si usa ancora oggi nella nostra categoria per definire lavoratori precari)
ma,una cristallizzazione delle tessere sindacali e un blocco o ostacolo al potere non più esercitabile insieme ai palazzi della politica.
Finalmente diremo: le cose stanno cambiando? Niente affatto!
La delibera della giunta regionale n°882 del 29-07-2008 e successivamente modificata con DGR n° 64 del 15-02-2010, la giunta regionale, nella seduta del 25 maggio 2013, con deliberazione n°240 ha provveduto alla pubblicazione dell'elenco degli ammessi e dei non ammessi degli operai forestali qualificati per le attività di cantieristica forestale e di antincendio boschivo.
Bene...la graduatoria esiste, l'elenco è completo...quindi...quindi le premesse sono tali da far presagire che si continua a chiamare gli operai per lo svolgimento delle mansioni su dette seguendo l'agenda dei privilegi, in mano non solo ad alcuni politici di turno, ma a funzionari, ex funzionari e aiuto di ex funzionari. A questo punto io mi chiedo:
Chi gestisce questo elenco?
Quale criterio di scelta viene utilizzato nella richiesta degli operai dell'antincendio?
Vorrei capire a questo punto, perché nella nostra regione prima si stabiliscono le regole e poi... bisogna sperare che non vengano disattese?!
Signor Presidente della Regione Molise, vi invito ad attivare tutti i canali di controllo, perché... la politica cambia davvero, quando, anche i privilegi... sono solo un lontano ricordo”.
Per la cronaca lo sfogo è dell'operaio forestale autonomo Vittorio Granitto.

27 Giugno 2013







REGIONE A RISCHIO LA PARIFICA DEL BILANCIO?

 

Regione: a rischio la ‘parifica’ del Bilancio?


La notizia, la vera notizia è che, per la prima volta nella storia dell’Autonomia siciliana, la Corte dei Conti si rifiuta di parificare il Bilancio della Regione. Nella conferenza stampa convocata in fretta e furia, oggi, dal Governo, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore all’Economia, Luca Bianchi, si sono messi a fare filosofia: dobbiamo istituire un fondo rischi di qua, incrementare un altro fondo di là…
115631423_Crocetta_350467cChiacchiere, insomma. La realtà è che, ormai, la Regione siciliana è tenuta sotto scacco dal Commissario dello Stato e, adesso, anche dalla Corte dei Conti. Domani i giudici contabili dovrebbero ‘parificare’ il Bilancio della Regione.
E’ probabile che, per concedere la ‘parifica’, abbiano chiesto al Governo siciliano – di fatto – di mettere da parte i soldi per quello che si annuncia come un fondo di riserva o di garanzia.
Le indiscrezioni raccontano di un dialogo burrascoso tra i rappresentanti del Governo e una magistratura contabile che non ne vuole più sapere di concedere proroghe, sulla base di entrate fantasiose e di promesse poi non mantenute.
Insomma, questa volta si fa sul serio. In conferenza stampa, ovviamente, Crocetta e Bianchi si sono presentati sorridenti, illustrando una manovra sul bilancio che dicono di aver pensato loro, ma che, nei fatti, è stata imposta dalla Corte dei Conti, pena la mancata parifica del Bilancio prevista per domani.
Da qui un disegno di legge presentato con una serie di paroloni e di tecnicismi tesi a non far capire ai siciliani quello che sta succedendo. Proviamo noi a illustrarlo.
La manovra approvata lo scorso aprile fa acqua da tutti i lati. Ed è stata, per giunta, in parte impugnata. In parte perché è stata fatta male e in parte perché la Regione siciliana non era in grado di sopportare un prelievo forzoso di 800 milioni di euro imposto dal Governo nazionale nel nome del rispetto del Fiscal Compact, un trattato internazionale, firmato lo scorso anno dal Governo Monti e approvato dal vecchio Parlamento nazionale, che vincola il nostro Paese a un esborso di statuto siciliano bis50 miliardi di euro all’anno per 20 anni.
Una follia che il nostro Paese non può reggere. E infatti la Regione siciliana sarà, con molta probabilità, la prima a cadere. A fronte di un prelievo così pesante, il Governo di Rosario Crocetta avrebbe dovuto chiedere una contropartita e attuare, contemporaneamente, una politica di risparmi.
La politica di risparmi c’è stata, con tagli selvaggi alla sanità pubblica (che ormai è un colabrodo). Quindi la pioggia di trasferimenti del personale e il blocco dei contratti della dirigenza che, al di là delle chiacchiere, hanno avuto e hanno un solo obiettivo: bloccare l’amministrazione regionale e, di conseguenza, limitare al minimo la spesa. Poi il sostanziale blocco dei trasferimenti ai Comuni, l’abolizione degli organi elettivi delle Province regionali per risparmiare circa 50 milioni di euro e la sceneggiata sulla Tabella H per recuperare altri 45 milioni di euro e, ancora, tagli qua e là in tutti gli altri settori dell’amministrazione.
Manovra pesantissima. Che, di fatto, ha bloccato l’economia siciliana già asfittica. Accanto al contenimento delle spese il Governo, come già accennato, avrebbe dovuto lavorare sul fronte delle entrate: non su quelle fittizie, come ha provato a fare, ma su quelle vere. Le entrate non possono arrivare dalle famiglie siciliane, già massacrate dalle tasse. E nemmeno dalle imprese siciliane, ormai boccheggianti (anche perché le Regione non ha pagato ancora i servizi forniti dalle stesse imprese).
Il Governo Crocetta avrebbe dovuto aprire un vero tavolo con il Governo nazionale per affrontare la questione fiscale. Di questo avrebbe dovuto occuparsi l’assessore all’Economia, il romano Luca Bianchi.
luca bianchiGià un romano che viene messo all’assessorato all’Economia, per giunta nei mesi in cui al Governo nazionale c’era ancora Mario Monti, sapeva (e sa ancora) tanto di commissariamento. Ma il presidente della Regione non ha fatto caso a questa ‘facezia’ e ha lasciato a Bianchi il compito di trattare con Roma.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Bianchi non ha nemmeno aperto il capitolo dell’articolo 38 dello Statuto, il Fondo di solidarietà nazionale che il Governo romano – complice un decennale ‘ascarismo’ della politica siciliana – ignora. L’assessore si è limitato ad avviare una trattativa-burla sull’articolo 37. E’ la parte dello Statuto che dovrebbe imporre alle imprese nazionali, con stabilimenti in Sicilia e sede sociale quasi sempre nel Nord Italia, di pagare alla Regione le imposte.
Qui abbiamo assistito a un’altra sceneggiata. Applicando questo articolo al ribasso, la Regione non dovrebbe incassare meno di 4 miliardi di euro. L’assessore ha invece portato conti tutti suoi, dicendo che alla Regione spetterebbero 50 milioni di euro appena!
I numeri, però, sono numeri: e difficilmente possono essere smentiti. Lo scorso anno Unicredit ha portato a Milano la sede sociale del Banco di Sicilia. E alla Regione – è il dato ufficiale del Bilancio regionale 2012 – sono venuti a mancare circa 300 milioni di euro (le imposte che il Banco di Sicilia pagava alla Regione). Ora, facendo pagare le imposte in Sicilia alle raffinerie, agli stabilimenti petrolchimici, alle assicurazioni, alle banche, insomma a tutte le imprese non siciliane che operano nell’Isola la Regione, secondo l’assessore Bianchi, dovrebbe incassare 50 milioni di euro: è o non è una presa in giro?
Di fatto, la Regione è a ‘secco’. Niente fondi articolo 37, niente fondi articolo 38, niente trattativa sulla sanità (tra un po’ pubblicheremo un articolo a parte sulla sanità: altra manchevolezza dell’assessore Bianchi).
Oggi è arrivata l’ennesima doccia fredda: la Corte dei Conti vuole che una Regione già senza soldi metta da parte altri soldi per coprire quella parte delle entrate che non ci sono. E vuole che la Regione ci metta soldi veri: quei soldi che Crocetta e Bianchi si sono fatti scippare da Roma per il Fiscal Compact (800 milioni di euro) e quei soldi che sarebbero dovuti entrare con gli articoli 37 e 38 dello Statuto che sono, di fatto, ‘per memoria’, cioè a zero euro.
Il Governo Crocetta, senza sapere né legge, né scrivere si è presentato oggi in conferenza stampa con un disegno di legge che Sala d’Ercole giovanni ardizzone bisdovrebbe approvare a tamburo battente. E qui sorge un altro problema: a che titolo il Governatore Crocetta ha garantito l’approvazione di una legge da parte del Parlamento dell’Isola? Forse il Governo è il ‘garante’ del Parlamento? A noi non ci risulta.
A nostro modesto avviso, il governatore Crocetta, davanti a un fatto così grave (di mezzo, lo ricordiamo, c’è la mancata parifica del Bilancio che potrebbe avere conseguenze devastanti) avrebbe dovuto coinvolgere la presidenza dell’Ars e presentarsi in conferenza stampa con il presidente del Parlamento, Giovanni Ardizzone, unica figura garante dello stesso Parlamento dell’Isola. Invece Crocetta e Bianchi hanno fatto tutto da soli. Di fatto, provando a mettere Sala d’Ercole davanti a un fatto compiuto. O forse il presidente Ardizzone sa tutto e ha avallato tutto?
E adesso? I parlamentari dell’Ars si aspettano un assestamento di bilancio per dare soldi ai Comuni, per le attività produttive, per le attività culturali. Non solo questi soldi non ci sono, ma bisognerà raschiare ancora il barile per costituire un fondo di garanzia. A chi verranno tolti questi soldi? Ai Comuni? Ai forestali? Alle attività culturali? Alla Spesa sociale?
Domani, intanto, parlerà la Corte dei Conti. Che, in questo momento, è l’unica istituzione che, difendendo la chiarezza dei conti, difende l’Autonomia siciliana.
Questa volta, dalla magistratura contabile, la ‘botta’ per la politica siciliana sarà pesantissima. Ce la vogliamo vedere tutta. 

27 Giugno 2013





27 giugno 2013

SERRADIFALCO (CL). IL LAGO E IL PARCO URBANO IMPREZIOSISCONO IL TERRITORIO


Serradifalco

«Il lago e il parco urbano
impreziosiscono il territorio»


Serradifalco. c. l.) «Bisogna avviare la riserva naturale del Lago Soprano in quanto, assieme al Parco urbano, può rappresentare un valore aggiunto di fondamentale importanza per la promozione e valorizzazione del nostro territorio; per questo credo che i ritardi nella perimetrazione della riserva e nel suo avviamento non siano più tollerabili». Ad affermarlo è stato il dirigente dell'Auser Totò Pelonero nel corso del convegno sul tema "Ambiente e Benessere" che s'è svolto presso la sala convegni di Palazzo Mifsud. All'ultimo momento, tanto l'assessore regionale Lo Bello, quanto il direttore della riserva del Lago Soprano, la dott. ssa Cortina, non sono potuti essere presenti all'incontro. Che comunque è stato interessante nella misura in cui ha fatto emergere l'esigenza di avviare la riserva naturale serradifalchese.
«Finalmente si parla tutti assieme del Lago Soprano! Ritengo che questa iniziativa vada elogiata perché consente di promuovere e valorizzare la nostra riserva come risorsa», ha sottolineato il sindaco Giuseppe Dacquì che ha ribadito che all'interno della riserva lacustre non c'è inquinamento, né presenza di radioattività. Totò Pelonero ha anche chiesto al sindaco che venga creato un tavolo di verifica e controllo degli impegni portati avanti da Provincia e Regione per l'avviamento della riserva. Interventi apprezzati sono stati quelli del sindaco di San Cataldo Francesco Raimondi, ma anche dell'ex vice presidente della Provincia Puccio Dolce che hanno evidenziato il valore di un sito come il Lago Soprano che, più che un problema, rappresenta una risorsa da valorizzare. E' intervenuto anche il direttore del Cefpas Angelo Lo Maglio che ha posto l'accento sul fatto che, con la prossima scomparsa delle Province, si porrà il problema di quale ente dovrà gestire queste riserve naturali; il direttore ha proposto la forestale. Interventi si sono registrati anche da parte di Gina Tortorici, della dott. ssa Glennie Bellanca (sul rapporto tra ambiente e benessere), di Pippo Di Natale dell'Auser regionale, di Ferdinando Siringo del Cesvop, del dott. Lo Cascio della segreteria dell'assessorato regionale al territorio e del vice sindaco Salvatore Aldo Venti secondo il quale, se si vuole veramente avviare la riserva, occorrerà indennizzare i proprietari dei terreni.

26 Giugno 2013







CONTRADA VALLELUNGA (CT): INCENDIO DOMATO DALLA SQUADRA DEL CORPO FORESTALE


Incendio in contrada Vallelunga (Ct)


n. l.) Ieri pomeriggio, una squadra del Corpo forestale è intervenuta in contrada Vallelunga, per spegnere un incendio che ha bruciato 5mila mq di vegetazione spontanea.
 26 Giugno 2013

MONGIUFFI MELIA (ME): ROGO DISTRUGGE UN CAMPO DI GRANO E LAMBISCE LA CASA DEL PROPRIETARIO


Rogo distrugge un campo di grano
e lambisce la casa del proprietario

Foto lasicilia.it

Mongiuffi Melia. Un campo di grano è andato parzialmente distrutto da un incendio, mentre l'attigua abitazione del proprietario, Giovanni D'Amore, un pensionato di 74 anni del luogo, si è salvata per puro miracolo.
Il fuoco, divampato verso le 11,30 in modo violento e improvviso, l'ha appena lambita e stava aggredendo lo spazio antistante il garage, colmo di attrezzature e materiale infiammabile, ma il pronto intervento, prima dell'autobotte del Comune e poi dei vigili del fuoco del distaccamento di Letojanni hanno evitato il peggio.
Tutto è maturato per cause poco chiare in località Olivarella, cogliendo di sorpresa l'anziano, in quel momento dall'altra parte della casa in compagnia della moglie e dei figli, ospiti questi ultimi a pranzo. Un fumo denso ha richiamato la loro attenzione, facendoli subito precipitare verso la zona di provenienza per constatare l'accaduto. Il vasto e minaccioso rogo, che si sono trovati davanti li ha per un momento disorientati, ma non tanto da evitare di chiedere aiuto telefonando al sindaco, Rosario D'Amore, il quale girava allertava immediatamente i pompieri e il corpo forestale.


26 Giugno 2013






26 giugno 2013

INCENDI. GABRIELI: CHE FINE HANNO FATTO LE REGIONI




'Da un anno sollevo da solo problema flotta aerea'

Incendi. Gabrielli: 'Che fine hanno fatto le Regioni?'



Un Canadair durante le fasi di spegnimento di un incendio
Un Canadair durante le fasi di spegnimento di un incendio


Roma, 26-06-2013
Le Regioni hanno fatto tutto quello che dovevano per la prevenzione antincendi? Lo chiede il capo della Protezione civile Franco Gabrielli dopo le polemiche per gli incendi divampati in Sardegna. E sull'utilizzo della flotta aerea dello Stato dice: "E' da un anno che, in completa solitudine, ho sollevato la questione" della scarsita' di risorse, che ha dimezzato di fatto la flotta a disposizione.
"Ritardi dei Canadair? Rispetto a che cosa?", chiede Gabrielli sottolineando che anche in questa vicenda, come in altre, si cerchi di spostare l'attenzione su questioni che tutto fanno fuorche' far capire le reali responsabilita"'. Gabrielli se la prende con chi in questi giorni ha fatto "solo critiche sulle presunte inefficienze" nell'intervento della flotta aerea dello Stato che, ricorda il capo della Protezione civile agisce "in concorso" con le Regioni "perche' l'antincendio boschivo e' una materia di competenza regionale".

E "a nessuno e' invece venuto in mente di stigmatizzare l'azione di chi appicca il fuoco ne' di chiedersi se sul fronte della prevenzione sia stato fatto tutto il dovuto per tempo". E allora, prosegue Gabrielli, "i terreni sono stati puliti? Sono state preparate le vie di fuoco? Le Regioni hanno adeguatamente supportato, nella fase preventiva, il volontariato organizzato di Protezione civile specializzato nell'antincendio boschivo? Faccio queste domande perche' leggo che le segnalazioni di inefficienze provengono proprio da cittadini e volontari".

Infine c'e' il tema del taglio delle risorse per i mezzi aerei. "Ricordo - conclude il numero uno della Protezione civile - che e' da un anno che, in completa solitudine, se si esclude qualche lettera di circostanza, sto sollevando la questione in ogni occasione utile, all'interno delle sedi parlamentari cosi' come in manifestazioni pubbliche. Se fossi stato supportato a tempo debito anche da chi oggi lancia accuse di inesistenti ritardi, forse a quest'ora avremmo qualche risorsa in piu' da destinare al territorio".
Letta: accordi tra regioni. Mancano risorse, serve sforzo comune 
Sorveglianza del territorio, bonifica dei terreni bruciati, "puntuale attività di prevenzione e pianificazione" ma, soprattutto, accordi tra le Regioni limitrofe per l'utilizzo della flotta aera dello Stato, "più che dimezzata a causa della mancanza di risorse finanziarie". Lo scrive il presidente del Consiglio Enrico Letta nelle "Raccomandazioni per un più efficace contrasto agli incendi boschivi" inviata a tutte le Regioni e le Province autonome nei giorni scorsi.

Le raccomandazioni del premier sono state inviate a tutte le Regioni il 20 giugno, dunque prima che scoppiasse la polemica per la gestione degli incendi in Sardegna. Nella circolare Letta ricorda che gli incendi sono "sicuramente prodotti, nella quasi totalità" dei casi, "dalla mano dell'uomo" e per questo le azioni di contrasto devono comprendere "in primis, campagne di sensibilizzazione ed educazione all'ambiente, nonchè‚ attività di prevenzione e di monitoraggio continuo del territorio che consentano di mettere in atto un tempestivo e più efficace primo intervento".

In questo quadro, le "squadre di terra rimangono indispensabili e determinanti nella lotta attiva" mentre i mezzi aerei "evidentemente, devono essere considerati una misura complementare, da utilizzare nelle situazioni più gravi, in termini di rischio residuo". Si tratta di indicazioni, scrive Letta ai presidenti di Regioni e Province autonome, che "assumono particolare rilevanza alla luce della forte riduzione del numero di velivoli che compongono la flotta dello Stato che, quest'anno", sarà "più che dimezzata rispetto allo scorso anno e che, allo stato attuale, potrà contare sostanzialmente sui Canadair".

Ecco perché è "necessario uno sforzo comune e sinergico per ottimizzare l'impiego delle flotte aeree antincendio regionali e quella di Stato". Come? Attraverso accordi e gemellaggi tra le Regioni limitrofe. "Risulta del tutto evidente l'opportunità che le Regioni - scrive il premier - nella propria programmazione delle attività di lotta attiva, provvedano ad implementare ed innovare le strategie d'impiego delle proprie risorse, anche mettendo a fattor comune, in particolare con le regioni limitrofe tramite intese e accordi, i mezzi disponibili e integrando la composizione delle flotte con velivoli che abbiano caratteristiche di impiego differenziate".

In sostanza, il "sistema Paese, a tutti i livelli di responsabilità, deve affrontare, con la dovuta attenzione, il fenomeno incendi che rappresenta un'emergenza di carattere ambientale ed economico". Dunque, conclude Letta, "auspico che siano messe in atto le azioni previste dal nostro ordinamento con una sinergica attività di sorveglianza del territorio e di avvistamento, che coinvolta efficacemente risorse regionali e statali, al fine di garantire un efficace e tempestivo intervento di spegnimento da terra e di bonifica, una puntuale attività di prevenzione e di pianificazione, nonch‚ un adeguato coordinamento del flusso di informazioni tra i diversi soggetti competenti".

26 Giugno 2013



Dite al Capo della Protezione Civile Gabrieli, e al Premier Letta, che ad oggi in Sicilia a l'antincendio chiuderà ai primi di agosto, quindi le squadre di terra rimangono indispensabili e determinanti nella lotta attiva solamente sulla carta.







STABILIZZAZIONE DEI LAVORATORI CHE NON HANNO UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO


Comitato per i diritti dei precari Barrafranca.

Obiettivo la stabilizzazione dei lavoratori che non hanno un contratto a tempo indeterminato

Il comitato per i diritti dei precari
foto lasicilia.it

Barrafranca. Il comitato dei diritti per i precari nato da pochi mesi dà il sostegno alle fasce deboli e ai disoccupati, premette la raccolta delle problematiche del territorio, in mancanza della provincia ed è capace di creare sinergia con enti preposti finalizzato alla creazione di posti di lavoro.
Sono tre i punti inseriti come "obiettivi" aggiunti nello statuto del comitato per i diritti dei precari formato da diversi ex consiglieri provinciali, comunali, sindaci, professionisti, personalità del volontariato e del sindacato.
Il comitato ha sede a Barrafranca e avrebbe studiato un piano per stabilizzare tutti i precari tanto che con il presidente Giuseppe Regalbuto avrebbe fatto una richiesta ai ministri e ai sottosegretari siciliani per accelerare un confronto per la stabilizzazione lavorativa tramite una legge unica che comprenda tutte le forme di precariato presenti nel territorio. «Il governo regionale dovrebbe dare respiro ai lavoratori dell' ex Rmi - afferma il presidente del comitato, Giuseppe Regalbuto - ai quali ha diminuito 2 milioni di euro per il 2013 con gravi ripercussioni nell'occupazione».
Tra i comuni del comprensorio di Enna e Caltanissetta sono presenti 1500 unità lavorative con gravissimi problemi sociali e a cui si aggiungono altre categorie come gli operai della forestale.
Il comitato conoscerebbe i problemi di diversi comparti lavorativi come gli oltre 8mila lavoratori della formazione mentre è un problema attuale quello delle migliaia di altri lavoratori di varie partecipate. «Non parliamo - continua Regalbuto - degli impiegati delle varie province regionali della Sicilia e vi è la reale possibilità che molti vadano in mobilità». La recente manovra finanziaria del governo regionale aveva rimarcato il taglio di 2 milioni di euro rispetto ai 10 previsti per i lavoratori dei cantieri di servizio regionali. «Il governo Crocetta che vanta di essere a sostegno dei più deboli - conclude il comitato con il presidente Regalbuto - e di conoscere bene i lavoratori dell'ex reddito minimo taglia le somme necessarie al posto di dare più ossigeno. Per questo nello statuto del comitato abbiamo integrato tre punti fondamentali al fine di tutelare i diritti dei precari».
Il comitato dei precari ha intenzione di adottare le linee programmatiche sintetizzare in tre punti: 1) i cantieri di servizio - ex reddito minimo di inserimento - per far riconoscere i contributi figurativi che valgono dal 1° giorno di servizio fino all'inserimento in pianta organica dell'ente; 2) riconoscimento dello status giuridico del lavoratore (contributi, malattia, professionale e pensione); 3) Stabilizzazione di tutti i precari mediante legge ad hoc come gli ex Lsu, ex articolisti, e forestali.
RENATO PINNISI

25 Giugno 2013






SAN CATALDO (CL): POMERIGGIO DI TERRORE, INCENDIO A PIZZO CARANO



Incendio a Pizzo Carano, pomeriggio di terrore a S. Cataldo


San Cataldo. Pomeriggio di terrore domenica pomeriggio a San Cataldo, per i residenti del quartiere Pizzo Carano. La paura ha preso la forma di un vasto e intenso incendio che ha distrutto diversi ettari di terreno incolto e di macchia mediterranea, minacciando palazzine e villette che ricadono nella popolata zona a nord della città.
Fumo e fiamme che per quasi due ore - a partire dalle 19 - hanno tenuto banco, mobilitando due squadre dei vigili del fuoco e altrettante della Forestale.
L'estensione del rogo ha costretto persino ad allertare i vigili del fuoco che erano in servizio con altre mansioni in caserma. Inizialmente s'era ipotizzato anche di far intervenire un elicottero del Corpo forestale, ma considerato che già stava il sole tramontando non è stato possibile perché nelle ore serali - secondo le disposizioni - i velivoli non possono alzarsi in cielo.
Sono stati momenti di apprensione per i residenti di Pizzo Carano, in particolare quelli che vivono nelle villette e negli edifici di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, molti dei quali impauriti si sono riversati sulla strada perché il fuoco si stava avvicinando alle abitazioni.
L'incendio s'è sviluppato su diversi terreni incolti e ha bruciato alberi e vegetazione. Ovviamente ad alimentare le fiamme è stata la fitta erbaccia che nessuno pensa a rimuovere, nonostante le ordinanze sindacali antincendio vengano emanate e mai rispettate soprattutto dagli enti promotori, come i Comuni. Negligenza che più volte è stata denunciata dai sindacati di categoria dei vigili del fuoco che su questo argomento hanno lamentato la mancata applicazione delle ordinanze.
L'allarme a Pizzo Carano è cessato soltanto intorno alle 20.30 quando le squadre antincendio di vigili del fuoco e forestali hanno ultimato le operazioni di spegnimento, avviando successivamente la bonifica dell'area per spegnere possibili focolai rimasti accesi che potessero ridare vigore alle fiamme e innescare un altro incendio.
Anche ieri pomeriggio un vasto rogo s'è verificato nella zona balneare di Desusino-Falconara.
Va. Ma.

25 Giugno 2013







CHIARAMONTE GULFI (RG). STERPAGLIE IN FIAMME DOMATI DUE INCENDI


Chiaramonte

Sterpaglie in fiamme
domati due incendi


Chiaramonte. r. r.) Ieri pomeriggio due incendi hanno colpito la città. Il primo è stato nel costone che collega via Ferriero con la Pineta, mentre l'altro è stato in contrada Muti bruciando sterpaglie. Sul posto sono intervenuti le squadre operative del Comando dei vigili del fuoco che hanno collaborato con il Corpo forestale e la Protezione civile del paese montano. Per domare l'incendio di vaste proporzione, che rischiava di estendersi verso l'abitato, è stato necessario l'intervento di un elicottero. Intanto i vigili del fuoco insieme agli altri corpi, stanno cercando di capire l'origine di questi due incendi.

25 Giugno 2013 






4 ANNI PER I PIROMANI DI MONTE ERICE


GIUDIZIARIA. Sentenza del Tribunale a tre anni dall'incendio. Condannati Castiglione e Asarisi

4 anni per piromani di Monte Erice
Le fiamme che avvolsero tre anni fa la montagna di Erice
foto lasicilia.it 

Quattro anni di reclusione per Vincenzo Castiglione, il piromane che nell'estate di tre anni fa incendiò la montagna di Erice. Due mesi in più, quattro anni e due mesi, per Michele Asarisi, l'ex comandante del distaccamento forestale locale chiamato a rispondere di truffa e concorso in incendio. È questa la sentenza emessa ieri pomeriggio dal Tribunale di Trapani, presieduto da Angelo Pellino, al termine del processo scaturito a seguito del rogo che devastò la vetta.
Le fiamme, divampate nel corso del pomeriggio del 17 luglio 2010, si propagarono rapidamente, provocando ingenti danni. Asarisi quel pomeriggio risultava in servizio. Secondo gli inquirenti l'ex dirigente non si trovava in realtà a Erice. Un'assenza che avrebbe rallentato l'avvio delle operazioni di spegnimento agevolando il propagarsi delle fiamme. Castiglione, assistito dall'avvocato Maria Grazia Todaro, aveva chiesto nel corso dell'udienza preliminare di definire la sua posizione con rito alternativo, ma le ripetute istanze, nonostante il parere favorevole del pubblico ministero, erano state rigettate.
Il sindaco di Erice Giacomo Tranchida si era fermamente opposto polemizzando, a distanza, anche con la pubblica accusa. «Chi ha attentato alla vita del nostro Monte Erice - aveva detto - deturpandolo in maniera atroce e gravemente minacciando anche la vita e i beni persone abitanti lungo i crinali della montagna, oltre che del centro storico miracolosamente scampato al criminale disegno di distruzione non può essere considerato un cittadino che ha diritto a camminare per le strade di Erice, né tantomeno continuare a lavorare nella pubblica amministrazione».
Il pubblico ministero Franco Belvisi aveva chiesto, al termine della sua requisitoria, la condanna di Castiglione e di Asarisi rispettivamente a tre anni e a quattro anni e due mesi. Il Tribunale ha deciso di andare oltre infliggendo al piromane un anno in più rispetto alla richiesta della pubblica accusa. Gli imputati sono stati anche condannati a risarcire il Comune e la società FuniErice costituitisi parte civile con gli avvocati Giuseppe Gandolfo e Giuseppina Montericcio.
Maurizio Macaluso

25 Giugno 2013